Un amore per la Sardegna che lo ha portato a sviluppare a Olbia una linea di distillati legati in modo indissolubile all’isola. Lui è Emilio Rocchino, barman professionista con alle spalle un passato legato all’ospitalità negli hotel a 5 stelle, che coniugando tradizione, evoluzione e storicità ha dato i natali ai distillati Macchia.

“L’idea – racconta il bartender – mi è venuta percorrendo e vivendo la natura selvaggia della Sardegna. Una terra ricchissima di tante botaniche quasi sconosciute che mi hanno dato lo spunto per la creazione dei miei distillati”. Dall’osservare la natura allo studio e alla ricerca il passo è stato breve. “Ho cominciato a studiare la storia del territorio sardo – prosegue –, le sue piante e il loro uso. Come il tradizionale mirto che gioca un ruolo primario nel Vermouth (vino aromatizzato ingrediente primario di numerosi cocktail o distillati ndr). Non solo. Ippocrate, nel 400 a.C., impiegava già il mirto per aggiustare i vini rudimentali dell’epoca. Ho scoperto anche che il moscato sardo viene menzionato in alcuni testi del passato come base per alcune ricette”.

La tradizione e la storia si fondono e si mescolano di continuo tanto che la sorte ha voluto creare altri punti di contatto tra il vermouth e l’isola. “Studiando la storia – prosegue il bartender – ho notato che il vermouth, nato in Piemonte nel 1786, è stato creato quando la regione ai piedi delle Alpi era sotto il governo del Regno di Sardegna”.

Tra i distillati Macchia e l’isola il legame è ancora più forte perché i vini base sono il moscato di Sardegna, il vermentino di Gallura e la vernaccia che uniti ad altri vini piemontesi e a differenti botaniche creano il Macchia Rosso, il Macchia Bianco e il Macchia Dry. “Macchia Rosso è composto da 15 differenti botaniche e vede il mirto protagonista – prosegue Emilio Rocchino –, Macchia Bianco è composto da 18 botaniche ed è protagonista la pompía, Macchia Dry invece ha 12 botaniche e l’elicriso è protagonista”.

Uno dei suoi ultimi distillati è la vodka aromatizzata al pane carasau nata per gioco circa 5 anni fa. “Ho provato – prosegue – a mettere in infusione in alcool di grano del pane carasau. Dopo qualche settimana mi sono reso conto che il risultato era un prodotto dal gusto totalmente nuovo. Da lì sono partiti gli esperimenti e dopo 4 anni sono riuscito a perfezionare il prodotto. All’inizio volevo lasciare il pane macerare in alcool e lasciare il distillato leggermente “torbido” ma gli amidi del pane rendevano la vodka lattiginosa ed esteticamente non bella quindi ho deciso di distillare tutto per fare il prodotto limpido e cristallino. Gli stessi amidi però, che davano problemi di “estetica”, donano alla vodka un’estrema morbidezza: al naso si colgono le sfumature della crosta di pane appena sfornato e al gusto ha un’eleganza assoluta”.