È sufficiente guardarsi un po’ intorno per rendersi conto di tutte le meraviglie che la natura ci offre. Passeggiando sulla spiaggia, oltre alla sabbia, al mare e alle conchiglie, in diverse parti d’Italia è possibile scorgere anche candidi fiori bianchi,dall’aspetto simile a quello di un giglio, il cui profumo delicatissimo si diffonde nell’aria, mescolandosi a quello della brezza marina.
Si tratta del giglio di mare, conosciuto anche come giglio stella, narciso marino, pancrazio marino, giglio pancrazio, tuberosa di mare, giglio marino di Sardegna o su lillu de mari. Scientificamente noto come Pancratium maritimum, il suo nome deriva dal greco pan – “tutto” – e kratos – “forza” o “potere” -, probabilmente in riferimento alla sua capacità di resistere alle difficili condizioni del suo ambiente naturale. Il termine maritimum, invece, deriva dal latino “mare” e fa riferimento al suo habitat costiero.
Appartenente alla famiglia delle Amaryllidaceae, questa pianta erbacea, perenne e bulbosa, vegeta sulle dune e sui suoli sabbiosi in prossimità delle coste della Sardegna, della Corsica e di Capraia, in Toscana, dove cresce spesso in aree riparate e poco visibili, formando anche gruppi molto numerosi. Il periodo di fioritura è compreso tra giugno e ottobre. La sua disseminazione avviene sia attraverso il vento sia sfruttando le correnti marine, grazie alla presenza di semi molto leggeri e capaci di galleggiare. Può comunque essere coltivato anche come pianta ornamentale.
La parte sotterranea del giglio di mare è costituita da un bulbo, dotato di un fitto insieme di radici, che negli esemplari adulti può raggiungere un diametro di circa otto centimetri.
Le foglie, che nascono direttamente dalla base della pianta, sono abbastanza numerose, fino a sette. Sono lineari, lisce e di colore verde tendente al grigio. Il loro portamento è generalmente eretto, anche se possono piegarsi verso il terreno. Una delle loro caratteristiche più particolari è quella di rigirarsi a spirale, contribuendo a dare maggiore stabilità alla pianta. Durante il periodo della fioritura, le foglie sono generalmente secche.
Lo stelo fiorifero è eretto al momento della fioritura, liscio e dello stesso colore delle foglie. All’estremità presenta un gruppo formato da quattro-otto fiori, che in alcuni casi possono arrivare fino a dodici.
I singoli fiori sono composti da sei tepali di colore bianco, con una striatura verde sul lato esterno, e da una corona bianca a forma di tubo, che si allarga verso l’estremità e presenta un bordo caratterizzato da piccole punte. I tepali e la corona possono raggiungere dimensioni piuttosto ampie, arrivando fino a 7-8 centimetri.



Ad accrescere il fascino del Pancratium maritimum contribuiscono anche due leggende legate alla sua origine.
La prima affonda le radici nella mitologia greca e coinvolge Zeus, il padre degli dèi, noto anche per le numerose vicende amorose che lo videro protagonista. Secondo il racconto, il dio si innamorò di una bellissima donna di nome Alcmena, dalla quale nacque Eracle – conosciuto come Ercole nella mitologia romana e celebre per le sue dodici fatiche -. Il bambino sarebbe stato portato dal messaggero divino Ermes alla dea Era, moglie di Zeus, affinché lo allattasse. Durante l’allattamento, però, il piccolo Eracle le avrebbe dato un morso, provocando la fuoriuscita di parte del latte. Una goccia sarebbe arrivata fino al cielo, dando origine alla Via Lattea, mentre un’altra sarebbe caduta sulla terra, facendo nascere il giglio di mare.
La seconda leggenda è invece legata proprio alla Sardegna. Protagonista è una giovane pastorella dai capelli biondi, caratteristica considerata particolarmente rara nell’Isola. Proprio per questo, secondo il racconto, la ragazza avrebbe attirato l’attenzione dei pirati saraceni, che l’avrebbero catturata, torturata e infine uccisa, gettandone il corpo in mare. Quando il cadavere della giovane raggiunse la costa, i suoi capelli erano ancora pieni di vita e dalla loro linfa, riversatasi sulla sabbia, sarebbe nato su lillu de mari.
Proprio per la sua bellezza, che risalta tra la sabbia degli arenili, il giglio di mare è stato a lungo oggetto di raccolta da parte dei bagnanti. Durante i mesi estivi, infatti, la sottrazione dei fiori ha rappresentato una minaccia per la sopravvivenza della pianta. Per questo motivo, la specie è protetta in molte regioni italiane e in diverse aree naturali, con l’obiettivo di garantirne la conservazione.
Oltre alle norme, però, è soprattutto il rispetto per la natura a poter contribuire alla sua tutela. Un fiore raccolto sulla spiaggia è destinato ad appassire in breve tempo, mentre lasciarlo crescere nel suo ambiente permette di contemplarne la bellezza, conservarne il ricordo e fare in modo che questo spettacolo possa continuare a essere ammirato dalle future generazioni.


































