Nel cuore della Sardegna, a cavallo tra la Barbagia di Nuoro e quella di Ollolai, si innalza un massiccio montuoso che raggiunge i mille metri di altitudine e comprende tre cime dalla caratteristica forma conica: Gonareddu, Punta Lotzori e Gonare. Su quest’ultima vetta sorge il santuario di Nostra Signora di Gonare, uno dei luoghi di culto più antichi e suggestivi dell’Isola.
Sia il monte che il santuario prendono il nome da Gonario II, giudice di Torres nel XII secolo. Salito al trono ancora giovane, Gonario abbandonò gli impegni politici dopo l’incontro con San Bernardo di Chiaravalle, rinunciando al giudicato e raggiungendo l’abbazia di Chiaravalle, in Francia, dove prese i voti e si ritirò a vita monastica fino alla morte. Ancora oggi le sue spoglie sono custodite nell’abbazia.
Secondo la tradizione, proprio a Gonario si deve l’origine del santuario. Durante un viaggio di ritorno dalla Terrasanta, dove si era recato per partecipare alla Seconda crociata, la nave sulla quale viaggiava fu sorpresa da una violenta tempesta nel golfo di Orosei. Il giudice invocò allora la Vergine, promettendo di costruire un tempio in suo onore se fosse riuscito a raggiungere la terraferma. Quando la situazione sembrava ormai disperata, una luce comparve sulla cima di un monte indicando a Gonario la via verso la costa.
Una volta sbarcato, il giudice si diresse verso il monte illuminato da quella luce. Lungo il cammino incontrò una donna con un bambino in braccio, che si offrì di accompagnarlo. Durante la ripida salita, affaticata dal peso del piccolo, la donna si fermò a riposare su una pietra. Gonario proseguì per individuare il punto più adatto alla costruzione del tempio e, quando tornò, non la trovò più. Convinto che si trattasse della Madonna, interpretò quella sosta come un segno e decise di edificare proprio lì il santuario. Era il 1147.
La chiesa, in origine di dimensioni più contenute, venne ampliata nei primi anni del Seicento, assumendo le forme attuali, più imponenti rispetto a quelle della maggior parte delle chiese campestri sarde, da cui si differenzia anche per la ricchezza delle decorazioni. Attorno si trovano le cumbessias, gli antichi alloggi destinati ai pellegrini durante le festività religiose.




Anche il percorso che conduce al santuario è legato alla tradizione religiosa del luogo. Il sentiero, infatti, scavato nella roccia e caratterizzato da una salita scoscesa, attraversa i punti considerati sacri per i pellegrini perché la Madonna vi avrebbe sostato con il Bambino.
Tra questi c’è “s’imbaradorgiu”, la pietra sulla quale la Madonna si sarebbe fermata a riposare. Secondo la tradizione, i pellegrini vi appoggiano un oggetto legato al viaggio, mentre una foglia di leccio viene raccolta dall’albero che avrebbe offerto ombra alla Vergine.
Poco più in alto si trova una piccola cavità nella roccia, nella quale la tradizione vuole sia rimasta impressa l’impronta del gomito della Madonna. Alla polvere prodotta dalla roccia friabile vengono attribuite proprietà miracolose: portata a casa, secondo la credenza popolare, permetterebbe di estendere la grazia anche ai malati e a chi non ha potuto partecipare al pellegrinaggio.
Infine, “su bratzolu”, considerata la culla sulla quale la Madonna avrebbe adagiato il Bambino, è legata a un’antica tradizione sulla fertilità: le donne vi scivolavano sopra per invocare la possibilità di avere figli.
Il monte Gonare si trova al confine tra i comuni di Orani e Sarule, e questa particolare collocazione si riflette anche nell’organizzazione del santuario: una parte appartiene alla parrocchia di Sant’Andrea di Orani, l’altra a quella di San Michele Arcangelo di Sarule. La comproprietà riguarda anche le cumbessias. In passato, l’organizzazione delle celebrazioni in onore della Madonna veniva affidata alternativamente ai comitati dei due paesi. Con il tempo, la collaborazione tra le comunità, favorita dai rispettivi parroci, ha portato Orani e Sarule a organizzare insieme le festività.
Nel 1972 la Diocesi di Nuoro decise di incoronare la Madonna di Gonare come regina della Barbagia. Poiché il monte non disponeva delle strutture necessarie ad accogliere una celebrazione di tale portata, la cerimonia sarebbe stata programmata a Nuoro. Prima dell’incoronazione, il simulacro venne portato in visita nelle diverse comunità della diocesi. Quando arrivò a Sarule, però, gli oranesi e i sarulesi si opposero all’idea che la Madonna venisse incoronata lontano dal monte a cui era legata, così si unirono per riportare il simulacro a Gonare, dove si svolse infine l’incoronazione.
Ancora oggi, le principali ricorrenze dedicate a Nostra Signora di Gonare si celebrano al santuario il 25 marzo, il 15 agosto e l’8 settembre.



































