Non sono necessariamente i luoghi più grandi e maestosi a racchiudere i tesori più preziosi. A volte, infatti, anche un piccolo scrigno può custodire un incredibile concentrato di storia, arte e tradizioni, capace di sorprendere e affascinare chiunque lo attraversi.
È proprio questo il caso di Tinnura, uno dei paesi più piccoli della Sardegna, con appena 250 abitanti e direttamente collegato al vicino comune di Flussio. Situato su un altopiano basaltico che guarda la fertile vallata di Modolo, il borgo si trova nella subregione della Planargia, nella Sardegna centro-occidentale, in provincia di Oristano, a pochi chilometri da Bosa, raggiungibile percorrendo la strada statale 292.
Questa splendida zona collinare era abitata già in età prenuragica, come dimostra la presenza di alcuni menhir. All’età nuragica risalgono invece il nuraghe Tres Bias o Trobias, un nuraghe monotorre, costruito in una posizione strategica dalla quale era possibile controllare gran parte del territorio circostante, e la vicina tomba dei giganti Su Crastu Covaccadu, “la pietra coperta”, una delle più grandi e importanti tombe dei giganti dell’Isola.
Il nome “Tinnura” deriva dal protosardo thinnías, termine che si riferiva alle piante di giunco spinoso presenti lungo i corsi d’acqua vicini. Il giunco viene ancora oggi utilizzato, insieme al salice e all’asfodelo, nei lavori di artigianato per produrre raffinati cestini attraverso l’abile arte dell’intreccio, una delle tradizioni più caratteristiche del paese.
Oltre all’artigianato, grazie alla fertilità dei terreni, l’economia di Tinnura si basa molto anche sull’attività agricola e sulla produzione vitivinicola, favorita dalla presenza dei vigneti della zona da cui si ricavano pregiati vini, in particolare la rinomata Malvasia di Bosa.
Il centro abitato colpisce immediatamente per la varietà dei suoi colori, che si ritrovano anche nella pavimentazione delle strade e delle piazzette, realizzate alternando la trachite rossa, il marmo bianco di Orosei e il grigio dei basalti. È proprio passeggiando tra questi spazi che si scopre il volto più caratteristico del paese, trasformato in un vero e proprio museo a cielo aperto dalla presenza di monumenti, statue e opere realizzate da alcuni importanti artisti sardi.
Tra queste si trovano il Monumento ai caduti, realizzato sopra un cippo granitico da Pinuccio Sciola, e la fontana con al centro il monumento de S’Iscrarionzu, che significa asfodelo, dedicato a una donna sarda intenta a intrecciare un cestino e realizzato da Carmine Piras in piazza del Sole. C’è poi la Fontana dello Zodiaco, opera di Simplicio De Rosas, da cui l’acqua sgorga in due vasconi attraverso 12 bocchette in basalto che rappresentano i segni zodiacali in forma stilizzata.
Ma a rendere particolarmente conosciuto Tinnura sono soprattutto i suoi pittoreschi murales, realizzati da artisti come Pina Monne, rinomata ceramista oltre che muralista. Queste opere trasformano le pareti delle abitazioni in grandi racconti per immagini, capaci di ripercorrere la storia del borgo attraverso la rappresentazione dei mestieri tradizionali, scene di vita contadina e feste locali.







Percorrendo le strade del paese, soprattutto in primavera, è possibile vedere esposte al sole le fibre vegetali che vengono lasciate essiccare per poter essere successivamente utilizzate nella realizzazione dei cestini. Fino a poco tempo fa, per la macerazione dell’asfodelo veniva invece utilizzata l’acqua della Funtana ‘e giosso, la “fontana di sotto”, situata lungo un vialetto che conduce alla stazione. Qui un tempo passava la storica linea ferroviaria Macomer-Bosa, oggi utilizzata a fini turistici dall’ARST: è infatti lungo questo percorso che transita il Trenino Verde, che con le sue corse, prevalentemente nel periodo estivo, permette di attraversare le colline e scoprire i piccoli centri della Planargia.
Se i murales, l’artigianato e le tradizioni rurali raccontano il volto più caratteristico di Tinnura, anche la dimensione religiosa occupa un posto importante nella storia e nella vita della comunità. A testimoniarlo è innanzitutto la chiesa di Sant’Anna, risalente al Seicento, caratterizzata da una struttura piuttosto semplice e impreziosita da un’elegante facciata e da un campanile con bande orizzontali di colore rosso mattone.
Proprio a Sant’Anna è dedicata la festa principale del paese, che si svolge alla fine del mese di luglio e richiama ogni anno numerosi visitatori. Alle celebrazioni religiose si affiancano infatti quelle civili, con canti e balli tradizionali che contribuiscono a rendere l’appuntamento un momento di festa e di condivisione. Durante i festeggiamenti è inoltre possibile gustare i tradizionali parafrittus.
Un’altra ricorrenza particolarmente sentita è quella per la Beata Vergine del Rimedio, che si svolge all’inizio del mese di settembre e che, come la celebrazione dedicata a Sant’Anna, è accompagnata da diverse iniziative culturali e di intrattenimento.



































