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Aritzo e la signorile Casa Devilla, custodi di una Sardegna d’altura che non dimentica

Nelle vie di un paese sospeso fra boschi e montagne, la dimora dei “Signori della neve” racconta secoli di ingegno, arte e vita comunitaria nel cuore più autentico della Sardegna

di Chiara Medinas
23 Marzo 2026
in Itinerari
🕓 4 MINUTI DI LETTURA
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Casa Devilla ad Aritzo. ©MIC

Casa Devilla ad Aritzo. ©MIC

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Paesaggi dal sapore quasi fiabesco, immersi in una vallata ricca di boschi e sita a un’altitudine che tocca ben 800 metri: il comune nuorese di Aritzo si presenta fin da subito come un luogo denso di fascino, che dall’ambiente circostante arriva a riflettersi anche nell’esistenza stessa della sua comunità. Dalle prigioni spagnole “Sa Bovida” al misterioso Castello Arangino, il paese vanta infatti una significativa memoria storica, all’interno della quale rientrano anche le origini legate a Casa Devilla.

Tra gli esempi architettonici più interessanti e rappresentativi, ad oggi Casa Devilla malgrado numerose modifiche e ampliamenti succedutisi nel corso del tempo si erge nel cuore del centro aritzese mostrando fieramente la fisionomia con la quale fu eretta. Andando ad osservare, la struttura attualmente conserva ancora infatti l’originario nucleo costruttivo, legato alla dominazione spagnola riconducibile al XVII secolo d.C.

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Un impianto architettonico divenuto punto di partenza per la presenza dei Devilla, esponenti della borghesia professionale e agraria che diedero un’impronta alla storia locale soprattutto a partire dal 1800, quando divennero appaltatori dell’industria della neve. Esauritasi agli inizi del XX secolo, tale attività prese piede nel 1500 grazie a gruppi di venditori detti niargios o montalgios, che nel periodo invernale cominciarono a conservare la neve nelle cosiddette neviere o “domus de su nie”, profondi pozzi circolari siti strategicamente in aree dove la neve andava ad accumularsi. Protetta da contenitori, paglia e felci adibite a mantenere il più possibile il freddo, in estate la neve conservata e trasformata in blocchi di ghiaccio veniva poi commercializzata in tutta l’isola, risultando utilissima per la preparazione de Sa Carapigna, antico sorbetto artigianale sardo.

All’interno di questo florido momento per l’economia locale, non solo i Devilla contribuirono così incisivamente da guadagnarsi il soprannome di “Signori della neve”, ma lasciarono ai posteri un gioiello architettonico simbolo del loro passaggio e unico fin dall’ingresso principale. Realizzato nel 1899, quest’ultimo conduce il visitatore a un cortile interno trapezoidale delimitato su 3 lati da un portico con arcate aperte e ancora oggi tristemente ricordato come luogo dell’omicidio di Bachis Sulis, poeta datosi alla latitanza a soli 23 anni a causa di un’ingiusta accusa di omicidio. Proprio tale condizione gli valse l’appellativo di “poeta bandito”, ma soprattutto lo portò ad entrare in contatto con figure anche poco raccomandabili del banditismo, fin quando nel 1838 la morte purtroppo lo raggiunse con un colpo di pistola.

Camera da letto di Casa Devilla ad Aritzo. ©Comune di Aritzo
Casa Devilla ad Aritzo. ©Comune di Aritzo
Casa Devilla ad Aritzo. ©Comune di Aritzo
Cassa nuziale aritzese, Casa Devilla ad Aritzo. ©Comune di Aritzo
La neviera di Casa Devilla ad Aritzo. ©Comune di Aritzo
Cortile interno di Casa Devilla ad Aritzo. ©Comune di Aritzo

Continuando il percorso, la vista si apre poi sull’edificio vero e proprio strutturato su 3 livelli, suddivisibile in un nucleo sulla destra databile al 1800 e un altro dalla parte opposta risalente invece al XVII secolo. Proprio a questa zona afferisce una suggestiva area con spazi e materiali evocanti tipiche dimore di montagna del Gennargentu, con mensole in legno intagliato che in origine sostenevano una balconata lignea aperta ed ora invece sostituita dal portico al piano terra e da un corridoio chiuso al livello superiore. L’evidente prestigio della famiglia emerge inoltre anche dalla presenza di una serie di cassettoni in stile veneziano, – ubicati perfino nelle cantine e atti a conservare derrate alimentari – ma soprattutto dalla neviera situata al piano più basso e munita di una grande botola.

Un luogo di fascino attualmente divenuto pure sede del Museo del Castagno e della Cassa intagliata, dedicato proprio alla tradizione artigianale legata alla produzione e commercio delle casse nuziali in castagno, attività centrale per l’economia storica del territorio quasi quanto quella relativa alla neve. Molto richiesto in diverse zone della Sardegna e utilizzato per conservare biancheria, pane, abiti, gioielli o cereali, tale oggetto d’arredo veniva tinteggiato con ocra rossa o sangue caprino o ovino e tendeva col tempo a scurirsi non solo per effetto di fumi di focolari circolanti nelle cucine, ma anche a causa dell’ossidazione del legno.

Casa Devilla si trova in via Caserma 1 ad Aritzo, in provincia di Nuoro. Per informazioni è possibile consultare il sito aritzomusei.it, chiamare il 389.8731853 o scrivere ad [email protected].

Tags: AritzoBarbagianevestoria
Chiara Medinas

Chiara Medinas

Assidua frequentatrice di musei e grande amante delle pardule, la curiosità è la mia musa ispiratrice. Se è vero che la bellezza sta negli occhi di chi guarda, credo non ci sia sensazione migliore che provare stupore per le piccole cose.

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  • 🏔️ Nel cuore della Sardegna più autentica, a 750 metri di altitudine, Orune si erge come un libro di pietra aperto sul passato. Il suo nome potrebbe derivare dal greco oros, “montagna”, e già questo racconta molto: un paese che domina vallate, boschi e formazioni rocciose tra Barbagia, Baronia, Logudoro e Gallura. 🌿  📜 Ma Orune non è solo paesaggio. È memoria viva di un’epoca in cui il banditismo sardo segnava la cronaca: qui nacquero figure leggendarie come Dionigi Mariani e Giovanni Moni Goddi. Eppure, accanto a loro, il borgo ha dato i natali anche a Margherita Sanna, tra le prime donne sindaco d’Italia, e ad Antonio Pigliaru, filosofo e giurista di grande rilievo.  ⚡Oggi Orune custodisce tesori che vanno oltre i nuraghi: Casa Murgia, palazzotto signorile dei primi del Novecento con un antico mulino ancora visibile nel giardino, racconta la storia dell’energia che illuminò per prima il paese.  🌳 E poi ci sono le sugherete secolari, maestose e silenziose, fonte di vita economica e meta di studiosi da tutta Europa. Il sughero estratto qui diventa tappi, pannelli isolanti, arte artigianale.  In tavola, Orune regala sapori intensi: i maccarones de ordascia, pasta d’orzo lavorata a mano, e sas montecadas, dolci fritti a forma di alveare che accompagnano il Carnevale barbaricino di metà febbraio. 🍯🎭  Un borgo che non dimentica, che resiste, che continua a vivere.  👉 Un viaggio tra archeologia, tradizioni e identità, l’articolo di Raffaella Piras continua su SHmag.it  📷 Nuraghe Nunnale: ©️Regione Autonoma della Sardegna
📷 Su Tempiesu: ©️Nurnet | Nicola Castangia e Nuraviganne
📷 Santa Maria Maggiore: ©️ales&ales
📷 Veduta di Orune: ©️trolvag
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  • ✨ Cenerentola in Sardegna 🔥
Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola.  🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️  🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
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Una vicenda fatta di scoperte, scomparse e domande ancora aperte, che ridisegna le origini più remote di Cagliari.  La storia continua nell’articolo di @medinolasss su SHmag.it: leggila per entrare nel cuore nascosto di San Bartolomeo 🔍📖
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  • ✨ La cattedrale di “Notre Dame de Paris” si prepara a illuminare anche il cielo della Sardegna. 
La celebre opera popolare moderna con musiche di Riccardo Cocciante, tratta dal romanzo di Victor Hugo, torna in Italia dal 26 febbraio 2026 con una nuova grande tournée che attraverserà il Paese fino al 6 gennaio 2027. 🇮🇹  🎭 Dopo oltre vent’anni di repliche e milioni di spettatori, lo spettacolo si conferma un classico contemporaneo capace di raccontare emarginazione, paura del diverso, desiderio d’amore e ricerca di giustizia attraverso musica, danza e teatro. 
Una combinazione di linguaggi che ha trasformato “Notre Dame de Paris” in un punto di riferimento della scena live internazionale. 🌍  🌊 Tra le tappe annunciate spicca una data che interessa da vicino il pubblico sardo: dal 6 all’8 agosto 2026 lo show arriverà all’Olbia Arena, portando sull’isola uno degli eventi più attesi della prossima stagione estiva. 
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