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Orune, l’antico borgo nuragico patria dei tappeti e del sughero

Alla scoperta di uno dei paesi più autentici della Sardegna: dai santuari nuragici di Su Tempiesu e Sant’Efis alle sugherete secolari, fino ai tappeti artigianali e al celebre canto a s’orunesa

di Raffaella Piras
15 Febbraio 2026
in Itinerari
🕓 6 MINUTI DI LETTURA
55 2
Veduta di Orune
22
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Nel cuore della Barbagia sorge un piccolo borgo, custode di tradizioni antichissime e di un patrimonio nuragico unico nel panorama sardo: Orune.

L’etimologia del nome non è chiara, ma secondo alcuni studiosi potrebbe derivare dal greco oros, che significa “montagna”. Orune, infatti, sorge a circa 750 metri sul livello del mare ed è incastonato in una cornice paesaggistica che spazia dalla Barbagia alla Baronia, dal Logudoro alla Gallura, tra formazioni rocciose e vallate ricche di boschi, attraversate da sorgenti.

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Il paese fa parte del Parco Letterario Grazia Deledda ed è citato anche nel suo romanzo “Colombi e sparvieri”, in cui la scrittrice lo chiama Oronou e lo descrive così: “Il villaggio di Oronou, con le sue casette rossastre, fabbricate sul cucuzzolo grigio di una vetta di granito, con le sue straduccole ripide e rocciose, parve emergere dalla nebbia come scampato dal diluvio…”

Oltre a ispirare opere letterarie, Orune nell’Ottocento fu uno dei centri del banditismo sardo, dando i natali a figure temute come Dionigi Mariani e Giovanni Moni Goddi. Il paese ha avuto, comunque, anche figure illustri, come Margherita Sanna, tra le prime donne elette sindaco in Italia, e Antonio Pigliaru, importante filosofo e giurista.

Questo borgo rappresenta un’importante meta turistica, grazie soprattutto alla ricchezza dei siti archeologici disseminati nel suo territorio, risalenti al Neolitico.

In località Sant’Efisio, immersa in un fitto bosco di querce e lecci, si estende l’area archeologica di Sant’Efis. Del complesso fa parte anche il nuraghe di Sant’Efis, attorno al quale si sviluppava un villaggio nuragico in cui sono stati ritrovati numerosi oggetti di uso quotidiano. All’interno dell’area si conservano, inoltre, i ruderi della chiesa campestre di Sant’Efisio.

Veduta di Orune. ©trolvag, CC BY-SA 3.0
Villaggio di Sant'Efis ad Orune. ©C.A., CC BY-NC-SA.
La fonte sacra Su Tempiesu di Orune. Foto Nurnet | Nuraviganne
Nuraghe Nunnale a Orune. ©Regione Autonoma della Sardegna
La fonte sacra Su Tempiesu di Orune. Foto Nurnet | Nicola Castangia

Un altro importante nuraghe è quello di Nunnale, costruito in prossimità di una singolare formazione rocciosa composta da grandi massi sovrapposti e in equilibrio tra loro, conosciuta come il Solitario di Nunnale, ma nota anche come Rupe di Nunnale o S’Impiccu. Attorno alla massa rocciosa sono ancora distinguibili le capanne di un piccolo insediamento nuragico.

Nelle campagne di Orune si trova una delle testimonianze più significative e meglio conservate della civiltà nuragica: la Fonte Sacra Su Tempiesu, un tempio a pozzo dell’età del Bronzo, appositamente dedicato al culto delle acque e scoperto solo nel 1953. Poco distante sorgono anche i resti del nuraghe di Santa Lulla e i ruderi dell’antica chiesa omonima.

Nel centro del paese risalta la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore. Costruita tra il 1847 e il 1855, è considerata uno straordinario gioiello architettonico, tanto da essere definita la “Cappella Sistina della Barbagia” e da richiamare ogni anno migliaia di visitatori. Gli interni della chiesa furono arricchiti, all’inizio del Novecento, dagli affreschi del pittore cagliaritano Antonio Caboni, ma dopo circa un secolo vennero tinteggiati di bianco. I dipinti sono stati riportati alla luce solo grazie a un intervento di restauro conclusosi nel 2011.

Sempre nel centro storico, nei pressi del palazzo municipale, si trova Casa Murgia, un palazzotto signorile dei primi del Novecento fatto realizzare dal cavaliere del lavoro Battista Murgia. Nel giardino retrostante si conservano ancora un pozzo e un mulino artigianale in legno, un tempo utilizzato per alimentare la centrale elettrica che forniva energia all’intero paese.

Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore ad Orune. ©ales&ales, CC BY-NC-SA
Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore ad Orune
Sa Burra Puddichittada di Orune

Orune deve gran parte della sua fama all’arte manifatturiera, in particolare alla tessitura dei tappeti. Tipica è la produzione di un tappeto in lana di pecora chiamato “Sa Burra Puddichittada” – in riferimento a uno dei motivi che lo decorano, quello romboidale -, e realizzato con un particolare telaio verticale. La trama di questi arazzi presenta figure geometriche e motivi naturalistici, generalmente declinati nelle tonalità del giallo, del marrone, del bordeaux e talvolta del blu. Proprio per la complessità della lavorazione, sono ormai poche le artigiane che continuano a custodire e tramandare questa preziosa arte.

Un’altra risorsa fondamentale del paese, non solo dal punto di vista paesaggistico ma anche economico, è rappresentata dalle sugherete: maestosi alberi secolari che, oltre a essere meta di appassionati e studiosi, costituiscono la base di un’attività ancora viva, quella dell’estrazione del sughero, da cui derivano tappi, pannelli isolanti e manufatti artigianali.

Il legame profondo con la terra e con la cultura agro-pastorale si riflette nelle tradizioni di Orune, che trovano espressione nel canto a s’orunesa, tra i più apprezzati nel panorama del canto a tenore sardo, e nei piatti della cucina locale. Tra le eccellenze enogastronomiche spiccano i maccarrones de ordascia, un primo piatto povero della cucina sarda, a base di orzo, lavorato prevalentemente a mano e modellato in forme simili alla busa o ai cavatelli, da gustare con sughi di carne, in particolare con la salsiccia sarda. Tipici sono poi sas montecadas, dolci fritti simili alle origliettas, con la caratteristica forma di una cella di alveare, preparati in occasione di matrimoni, ricorrenze religiose e per deliziare il Carnevale, su Carrasecare Orunessu.

Tags: archeologiaartigianatobanditismoBarbagiaGrazia DeleddanuraghiOrune
Raffaella Piras

Raffaella Piras

“Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce”. (Joseph Pulitzer)

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  • 🙏🏻 C’è una storia che a Cagliari continua a tornare.
È quella di Sant’Efisio.

Una vicenda di martirio, fede e memoria collettiva.
Una promessa nata nel tempo della peste.
Un voto che, secolo dopo secolo, continua a rinnovarsi.

Ogni 1° maggio, quella devozione riprende il cammino.
Attraversa strade, volti, abiti, silenzi e preghiere.
E racconta ancora oggi un legame profondo con la città e con la sua identità. ⛪🌺🐂

🔗 Chiara Medinas ricostruisce le origini e il significato di questa devozione: l’articolo completo è su SHmag.it.

📸 ©️Chiara Medinas e ©️Depositphotos
  • 👹 Sos Colonganos, il respiro antico del Carnevale di Austis

Nel cuore della Sardegna, ad Austis, ogni anno il Carnevale si trasforma in qualcosa di ancestrale. Non ci sono coriandoli né allegria sfrenata: qui il tempo rallenta, e dalle vie del borgo emergono figure avvolte nel mistero. Sono Sos Colonganos, maschere silenziose vestite di pelli di pecora, pellami di volpe e martora, con ossa d’animale legate sulla schiena e volti coperti da maschere di sughero intrecciate a rami di corbezzolo. 🌿

⚫ Il loro nome deriva dal greco “kolos” — colui che veste di pelli — e la loro presenza comunica penitenza, sacrificio e legame profondo con la terra. A differenza di altre maschere sarde, Sos Colonganos non portano campanacci, ma ossa: simbolo potente di morte e resurrezione che attraversa i secoli. 

🐗 Il rito si arricchisce con l’apparizione di s’Urtzu, figura dal volto nero di carbone e una testa di cinghiale completa di zanne, che cerca disperatamente di sfuggire a Sos Bardianos, guardiani avvolti in cappotti neri di orbace che lo percuotono con bastoni fino a “ucciderlo”. È un dramma collettivo che racconta la ciclicità della vita, il sacrificio rituale, la rinascita comunitaria. 

📜 Le radici di questa tradizione affondano almeno nel 1700, come testimonia la poesia del neonelese Bonaventura Licheri. Grazie all’Associazione culturale Sos Colonganos e a testimonianze orali preziose — come quella di Franziscangela Meloni, classe 1907 — oggi il rito continua a vivere, custodendo memorie che parlano di identità, memoria e appartenenza. 

La storia completa, tra simboli antichi e voci del passato, la trovi nell’articolo di Chiara Medinas su SHmag.it 🔗

📸 ©Associazione Culturale Sos Colonganos
  • 🏔️ Nel cuore della Sardegna più autentica, a 750 metri di altitudine, Orune si erge come un libro di pietra aperto sul passato. Il suo nome potrebbe derivare dal greco oros, “montagna”, e già questo racconta molto: un paese che domina vallate, boschi e formazioni rocciose tra Barbagia, Baronia, Logudoro e Gallura. 🌿

📜 Ma Orune non è solo paesaggio. È memoria viva di un’epoca in cui il banditismo sardo segnava la cronaca: qui nacquero figure leggendarie come Dionigi Mariani e Giovanni Moni Goddi. Eppure, accanto a loro, il borgo ha dato i natali anche a Margherita Sanna, tra le prime donne sindaco d’Italia, e ad Antonio Pigliaru, filosofo e giurista di grande rilievo. 

⚡Oggi Orune custodisce tesori che vanno oltre i nuraghi: Casa Murgia, palazzotto signorile dei primi del Novecento con un antico mulino ancora visibile nel giardino, racconta la storia dell’energia che illuminò per prima il paese. 

🌳 E poi ci sono le sugherete secolari, maestose e silenziose, fonte di vita economica e meta di studiosi da tutta Europa. Il sughero estratto qui diventa tappi, pannelli isolanti, arte artigianale. 

In tavola, Orune regala sapori intensi: i maccarones de ordascia, pasta d’orzo lavorata a mano, e sas montecadas, dolci fritti a forma di alveare che accompagnano il Carnevale barbaricino di metà febbraio. 🍯🎭

Un borgo che non dimentica, che resiste, che continua a vivere.

👉 Un viaggio tra archeologia, tradizioni e identità, l’articolo di Raffaella Piras continua su SHmag.it

📷 Nuraghe Nunnale: ©️Regione Autonoma della Sardegna
📷 Su Tempiesu: ©️Nurnet | Nicola Castangia e Nuraviganne
📷 Santa Maria Maggiore: ©️ales&ales
📷 Veduta di Orune: ©️trolvag
  • 🕯️ Nel cuore del quartiere Castello di Cagliari si cela un passaggio che da secoli sussurra segreti. Via Alberto Lamarmora, antica ruga Mercatorum dei mercanti pisani, dimora di nobili e argentieri, nasconde tra i suoi vicoli stretti il Portico delle Anime.

🌙 Un tunnel angusto illuminato solo da una lampada fioca, dove l’effige della Madonna delle Grazie veglia su un mistero inquietante. Gli abitanti raccontano di aver udito lamenti di anime in pena davanti al quadro sacro. Ombre che si muovono, voci indistinte che emergono dal buio.

⚔️ Si narra che durante un Giovedì Santo, Sant’Efisio apparve minaccioso nel portico a un sabotatore intenzionato ad avvelenare le acquasantiere delle chiese cagliaritane. Il santo lo fermò sul nascere. Da allora, ogni anno, il suo simulacro sosta davanti alla Vergine in processione. Una tradizione che unisce fede e leggenda, viva ancora oggi.

🏛️ Tra palazzi segnati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e archi gotico-catalani, il Portico conserva un fascino che sfida il tempo. Cagliari di giorno è luce, ma di notte Castello rivela il suo volto enigmatico.

👉 La storia completa di Raffaella Piras, con tutti i dettagli delle leggende e della storia del luogo, ti aspetta su SHmag.it 📰
  • 👹 Maschere nere, corna di cervo, pelli di montone e campanacci: a Lula, il Carnevale rivive ogni anno nel rito arcaico di Su Battileddu, la vittima sacrificale che incarna il ciclo eterno di morte e rinascita. Una tradizione intensa, misteriosa e profondamente legata alla terra e alla comunità.

👩🏻‍🍼👶🏻 Accanto a lui, le lugubri Sos Battileddos Gattias intonano canti funebri e mettono in scena gesti rituali che mantengono viva una memoria collettiva radicata nel mito e nell’identità della Baronia.

🔗 Nell’articolo su SHmag.it, Chiara Medinas ci guida alla scoperta della storia, del simbolismo e del fascino di uno dei Carnevali più enigmatici della Sardegna.

📷 Silvia Dengo
  • ✨ Cenerentola in Sardegna 🔥
Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola. 

🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.

🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.

👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.

Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟

Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.

🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️

🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
  • 🪨 Scolpita nella roccia di Capo Sant’Elia, la Grotta di San Bartolomeo racconta una pagina poco nota della preistoria cagliaritana.
 

Tra frane, scavi ottocenteschi e indizi sparsi nel terreno, qui sono emersi frammenti di vasi, punte di lancia, resti animali e tracce di antiche capanne: tasselli di una storia che va dal Neolitico all’età nuragica, passando per la misteriosa cultura di Monte Claro.

🌊 Accanto alla grotta, la Domus de Janas ancora visibile custodisce il silenzio di un passato in parte perduto, mentre gli archeologi cercano di ricostruire l’abitato che un tempo dialogava con il mare di Marina Piccola e il colle di Sant’Elia.
 
Una vicenda fatta di scoperte, scomparse e domande ancora aperte, che ridisegna le origini più remote di Cagliari.

La storia continua nell’articolo di @medinolasss su SHmag.it: leggila per entrare nel cuore nascosto di San Bartolomeo 🔍📖
  • 🎨 A Oliena nasce il Museo Diffuso Liliana Cano, un percorso che intreccia arte, memoria e comunità. Un progetto che trasforma il paese in un museo a cielo aperto, dove i murales, le sculture e i cicli pittorici dell’artista dialogano con le strade, le chiese e le piazze. 🏛️✨

Promosso dal Comune di Oliena, in collaborazione con l’Archivio Liliana Cano, il Presidio Turistico Oliena Galaveras e la Parrocchia di Oliena, il Museo Diffuso propone otto tappe e oltre cinquanta opere che raccontano quarant’anni di ricerca artistica e di dialogo con il territorio.

📍 Dal “Monumento alla donna” del 1985, una delle prime sculture pubbliche in Sardegna dedicate alla figura femminile, fino ai murales religiosi e civili che costellano il centro storico, ogni tappa rivela un frammento del rapporto profondo tra Liliana Cano e la comunità che l’ha accolta.

👣 Un itinerario da percorrere lentamente, tra arte, tecnologia e memoria collettiva.

Scopri tutti i dettagli e la storia completa del Museo Diffuso Liliana Cano su 👉 SHmag.it
  • ✨ La cattedrale di “Notre Dame de Paris” si prepara a illuminare anche il cielo della Sardegna. 
La celebre opera popolare moderna con musiche di Riccardo Cocciante, tratta dal romanzo di Victor Hugo, torna in Italia dal 26 febbraio 2026 con una nuova grande tournée che attraverserà il Paese fino al 6 gennaio 2027. 🇮🇹

🎭 Dopo oltre vent’anni di repliche e milioni di spettatori, lo spettacolo si conferma un classico contemporaneo capace di raccontare emarginazione, paura del diverso, desiderio d’amore e ricerca di giustizia attraverso musica, danza e teatro. 
Una combinazione di linguaggi che ha trasformato “Notre Dame de Paris” in un punto di riferimento della scena live internazionale. 🌍

🌊 Tra le tappe annunciate spicca una data che interessa da vicino il pubblico sardo: dal 6 all’8 agosto 2026 lo show arriverà all’Olbia Arena, portando sull’isola uno degli eventi più attesi della prossima stagione estiva. 
Dietro le quinte, la produzione firmata Clemente Zard e Vivo Concerti conferma l’ambizione di una tournée che ripercorre la storia di un titolo diventato simbolo del teatro musicale.

👉 L’approfondimento completo, con tutte le città della tournée e i dettagli sulla tappa di Olbia, continua su SHmag.it

📸 Attilio Cusani
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