Esistono luoghi che sembrano sospesi nel tempo, silenziosi custodi delle vite e delle storie di chi li ha abitati.
Nel cuore del nord Sardegna, lungo la strada che da Ozieri porta verso Pattada, di fronte alla vecchia stazione ferroviaria di Vigne, sulla tratta dismessa Chilivani-Tirso, sorge una maestosa villa che versa in stato di abbandono: Villa Pietri.
Questa storica dimora, nascosta all’interno di un’ampia tenuta immersa nella campagna, tanto da risultare quasi invisibile a chi percorre la strada, venne costruita intorno alla metà degli anni Venti per volontà della famiglia Pietri, un’illustre casata ozierese composta da professionisti di rilievo, tra cui medici, avvocati e politici.
Disabitata da oltre cinquant’anni, conserva ancora parte del suo antico splendore. L’accesso alla proprietà avviene attraverso un caratteristico cancello che si affaccia direttamente sulla carreggiata, realizzato dall’artista del ferro ozierese Giacomo Antonino, mentre nel giardino sono ancora presenti elementi come una vasca ornamentale situata quasi ai piedi della casa e un piccolo abbeveratoio poco distante.
La residenza, articolata su due piani, presenta uno stile neoclassico. La facciata principale, dominata da un portico sorretto da colonne e arricchito da fregi e decorazioni, culmina in un piccolo terrazzo e ricorda nelle forme un piccolo tempio greco. Gli interni risultano oggi solo parzialmente accessibili, anche a causa del crollo di parte del soffitto in legno e dell’avanzare della vegetazione che ha invaso stanze e corridoi. Tuttavia, sopravvivono ancora alcune tracce del passato: una vecchia cucina, una cantina con diverse bottiglie conservate al suo interno, una sedia e persino una cassa di vini appartenente alla Cantina Sociale del Mandrolisai.
Si racconta che Villa Pietri nacque come residenza estiva della famiglia, ma sul suo utilizzo successivo esistono versioni differenti. Secondo alcune testimonianze, la villa mantenne sempre e soltanto una funzione abitativa fino al suo definitivo abbandono. Altre fonti, invece, raccontano che la dimora sia stata successivamente utilizzata come sede amministrativa della vicina miniera di Su Elzu, situata a poche centinaia di metri.
La miniera, inaugurata nel 1891, fu tra le più attive dell’area di Ozieri e rappresentò uno dei principali poli dell’industria estrattiva locale, da cui si ricavavano soprattutto piombo, argento e zinco. Gestita inizialmente da piccoli imprenditori del posto, passò successivamente sotto la direzione di tecnici e ingegneri operanti a livello regionale, tra cui Giorgio Asproni, raggiungendo il suo massimo sviluppo nel secondo dopoguerra anche grazie alla vicinanza con la ferrovia Chilivani-Tirso.
L’impianto venne definitivamente chiuso nel 1957. Ancora oggi sono visibili i ruderi del sito, tra cui una singolare torre a forma di trapezio. Nonostante ciò, tra le numerose miniere del nord Sardegna, quella di Su Elzu resta una delle meglio conservate.




Poco distante dalla villa, sul lato ovest della tenuta, si trova un ceppo commemorativo dedicato a un membro della famiglia, l’avvocato Stefano Pietri Carossini, realizzato nel 1934 in occasione del decennale della sua scomparsa. Il monumento sorge nel piazzale antistante la chiesetta campestre di Santo Stefano.
L’edificio religioso, costruito nel 1931 in stile neogotico su un terreno donato dalla famiglia Pietri alla Diocesi di Ozieri, fu dedicato a Santo Stefano proprio in memoria del figlio prematuramente scomparso.
Per molti anni la chiesetta rappresentò un punto di riferimento spirituale per la comunità locale, prima di essere abbandonata nel 1975. Solo dopo circa mezzo secolo, nel dicembre del 2024, a seguito di un importante intervento di restauro, è stata benedetta dal vescovo e riaperta al culto.
Proprio come la Chiesa, anche per la villa resta viva la speranza di un possibile recupero e di un suo futuro riutilizzo che possa restituirle centralità e dignità. Ciò che è certo è che il suo oblio, nel tempo, ha contribuito ad alimentarne il fascino, trasformandola in un luogo sospeso tra memoria e mito. Attorno alla dimora, infatti, si sono sviluppati numerosi aneddoti e leggende popolari, come spesso accade ai luoghi abbandonati, che finiscono per essere avvolti da un’aura di mistero. Tra i racconti si parla di presunti avvistamenti di fantasmi, di presenze inquietanti e di fenomeni difficili da spiegare, evocati dal silenzio e dal trascorrere degli anni.
In realtà ciò che Villa Pietri trasmette oggi è soprattutto un senso di profonda e inarrestabile decadenza, pur continuando a rappresentare una testimonianza architettonica di grande valore, tanto da essere considerata, da molti cittadini di Ozieri, uno dei simboli più significativi del territorio.



































