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DANIELE MACIS

di Nike Gagliardi
30 Luglio 2016
in People
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Una vita all’insegna dell’avventura. 

Dai reportage sulla pesca ai paesaggi temporaleschi.

 

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Se durante una peregrinazione attraverso quel variegato universo che è il World Wide Web vi capitasse d’imbattervi nel sito Internet danielemacis.com del fotografo e videomaker sassarese Daniele Macis, troverete ad accogliervi, sulla sua homepage, un’irriconoscibile e burrascosa Sassari, il cielo notturno graffiato dai fulmini a rendere il paesaggio urbano inquietante e suggestivo. In alto, fa bella mostra di sé il motto: “Do what you love and love what you do” (“Fai ciò che ami e ama ciò che fai”), una regola di vita che il protagonista della nostra cover story applica quotidianamente, svolgendo un lavoro che lo appassiona.

Appassionato di pesca e vita all’aria aperta, si avvicina in giovane età al mezzo fotografico e video. Le sue esplorazioni nelle regioni più selvagge della Sardegna per pescare da terra o a fini escursionistici lo portano a contemplare paesaggi poco noti in momenti inconsueti (ad esempio di notte o all’alba, oppure durante un temporale), ben distanti da quelli immortalati dalle cartoline che ritraggono l’isola secondo il gradevole ma banalizzante sintagma estetico “sole – mare trasparente – spiaggia”. Andando in giro tra coste rocciose, favolosi canyon e lidi incantati, rimane attonito di fronte alla bellezza di un temporale sul mare, all’immensità dell’arco della Via Lattea quando, nell’ora più alta della notte, riluce su un angolo di natura incontaminata. Cresce presto in lui il desiderio di poter condividere con altri gli spettacoli di cui è testimone e per farlo impara a fotografare e riprendere la realtà che lo circonda.

 

Stintino

 

Formatosi come autodidatta, è l’incontro con Antonio Varcasia, giornalista con cui ha in comune la passione per la pesca e la fotografia, a rivestire un ruolo chiave nel percorso professionale di Daniele. All’epoca del loro primo contatto, Varcasia sta definendo un format televisivo incentrato sulla pesca sportiva, con puntate da svolgersi tanto in Sardegna quanto nel resto del mondo: la trasmissione si chiama Reality Fishing e verrà trasmessa da Sky. Daniele si occuperà delle riprese e del videoediting, mentre Varcasia gestirà regia e fotografia: una collaborazione nata un po’ per gioco e che, grazie al riscontro positivo ottenuto dal programma, si trasforma presto in impegno professionale. Per Daniele e i suoi colleghi si tratta di una fantastica opportunità: potranno visitare luoghi che, ben lungi dai cliché turistici, restano impenetrabili allo sguardo dei più. Il format li porta in giro un po’ ovunque, dai misteriosi bacini tra le foreste guatemalteche al mare paradisiaco delle Seychelles, dal Senegal alla parte più selvaggia dell’Irlanda.

 

Tarpon. Guatemala

 

Nel frattempo il giovane approfondisce maggiormente lo studio del linguaggio fotografico e si appassiona alla fotografia temporalesca.

Le sue fotografie di fulmini, di cieli burrascosi o i suoi più quieti notturni suscitano un grande interesse. Definito dal The Post Internazionale – che regala ampio spazio alle sue immagini nel 2015 – come cacciatore di tempeste, i suoi set vengono pubblicati da numerose riviste: un suo scatto viene proposto come foto del mese dal Telegraph, Repubblica.it gli dedica una gallery di grande successo e il Daily Mirror pubblica alcune immagini. Anche quotidiani locali e riviste specializzate sono interessati alla sua storia e il National Geographic ha scelto, per il suo ultimo numero, una sua inusitata “cartolina” di Capo Caccia per corredare un reportage sulla Sardegna.

 

 

Stintino

 

Abbiamo chiesto a questo giovane talento della fotografia paesaggistica di raccontarci qualcosa sulla sua avventurosa professione.

Immagino che durante i numerosi viaggi compiuti per effettuare le riprese di Reality Fishing abbia avuto modo di sperimentare situazioni particolarmente emozionanti. Vuoi citarcene qualcuna?

La situazioni di cui ho un ricordo estremamente vivido sono tantissime. Per quanto riguarda “Reality Fishing”, una delle esperienze che mi ha colpito di più ha avuto luogo in Guatemala ed è stata la cattura di un pesce vela. Si tratta di un animale magnifico, che sin da bambino mi ha sempre affascinato: è simile a un marlin e possiede una grandissima pinna dorsale che spiega in tutta la sua ampiezza – come una vela, appunto – quando caccia. Vederlo dal vivo, catturarlo e poi tuffarmi con lui in mare per lasciarlo libero (il tipo di pesca che pratichiamo è infatti il catch & release, una disciplina sportiva che prevede il rilascio di tutti gli animali catturati) rappresenta qualcosa che mi resterà dentro per tutta la vita.

Ciò che è difficile, in situazioni del genere, è imparare a pensare prima come cameraman e fotografo che come persona direttamente coinvolta nell’azione: tenere a bada l’adrenalina, smettere per un attimo di vivere ciò che si svolge di fronte a te e ritrovare il controllo e la lucidità per comporre l’immagine, analizzarla dal punto di vista tecnico e riuscire a ottenere uno scatto soddisfacente.

Ci sono poi molte altre esperienze altrettanto eccitanti, vissute anche durante i momenti di pausa dalle riprese: ad esempio l’emozione provata nel farmi zampettare addosso una grande tarantola, incontrata in Guatemala in prossimità di un sito archeologico Maya, oppure l’incredibile racconto del capitano dell’imbarcazione che ci portava in giro per le Seychelles, quando ci narrò di essere stato rapito dai pirati…

 

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The Post Internazionale ti ha definito un “cacciatore di tempeste”. Vuoi parlarci della tua passione per i paesaggi temporaleschi?

Ho sempre amato esplorare il territorio sardo: la Sardegna presenta una tale varietà da fare invidia alla maggior parte delle località europee e noi sardi dovremmo esserne maggiormente consapevoli. Quando subisco il fascino di un luogo tendo a tornarci, a cercare di riprenderlo in condizioni di luce diverse, a studiarne i mutamenti a seconda dei momenti della giornata o della condizioni meteorologiche. In particolare, negli ultimi anni la mia attenzione si è concentrata sulle foto temporalesche: fulmini, tempeste, bombe d’acqua.

Mi ha influenzato una fortunata circostanza: abito in un punto della città molto panoramico, da cui la vista spazia su tutta la costa Nord. Quando, da casa, riesco a cogliere delle perturbazioni in lontananza, preparo la strumentazione. A volte effettuo lo shooting direttamente da lì, altre volte “inseguo” la perturbazione per realizzare l’immagine che ho in mente. Un esempio di “inseguimento” è lo scatto che ritrae l’isola Foradada e in cui il cielo è come diviso in due: da una parte vediamo la tempesta incipiente coi suoi fulmini, dall’altra il tranquillo baluginio delle stelle. Studiando e cercando di anticipare il movimento della perturbazione sono riuscito a realizzare esattamente l’immagine a cui ambivo, un risultato emozionante.

Dal punto di vista tecnico, per la fotografia temporalesca occorrono tempi di esposizione piuttosto lunghi ma i valori possono variare notevolmente a seconda dell’intensità della luce, della frequenza, della vicinanza dei fenomeni. Dopo aver adeguatamente protetto l’attrezzatura e posizionato la macchina su un cavalletto per “costruire” l’inquadratura desiderata, utilizzo un comando a distanza per scattare (non è infatti sicuro restare vicini a un conduttore durante una tempesta elettrica).

Ciò che amo in questo genere di soggetti è l’irripetibilità di ognuno di essi. Ogni scatto che ritrae un fulmine è unico come un Van Gogh: quella particolare ramificazione, forma, luminosità, posizione non si ripeteranno mai più. È questa consapevolezza che mi spinge a uscire anche d’inverno, sotto la pioggia, quando tutti si rintanano a casa e restare a scattare anche per molte ore.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il mio principale obiettivo riguarda la Sardegna: vorrei riuscire a dare il mio contributo per valorizzarla come merita, regalarle una visibilità che si estenda oltre i confini nazionali, e focalizzare sempre più i miei sforzi verso la produzione di servizi mirati che ne facciano conoscere le bellezze naturalistiche, anche quelle meno note. Tra i miei intenti vi è sicuramente quello di proseguire col lavoro video sulla pesca e, per quanto riguarda il resto, so per certo che da cosa nasce cosa: dalla passione per la pesca è nato l’amore per la fotografia, dalle riprese paesaggistiche ho sviluppato la curiosità per la fotografia temporalesca e i fenomeni meteorologici. Ogni giorno nascono nuove idee, nuove imprese da mettere in atto e nuove immagini a cui dar vita.

 

Nuraghe Orolo - Bortigali

Tags: Daniele MacisfotografiaReality Fishingreportagetempestetemporalivideomaker
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#Sardegna #StoriaSarda #Bardana #Barbagia #Gallura
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