La storia della Chiesa cattolica in Sardegna è attraversata da figure di frati e missionari che hanno lasciato un segno profondo. Tra queste spicca, per la particolarità del suo percorso, padre Madau.
Ennio Giuseppe Madau, frate francescano, nacque ad Albagiara, in provincia di Oristano, nel 1930. Grande studioso e profondo conoscitore delle lingue antiche, padroneggiava ebraico, fenicio, greco e latino, oltre a diverse lingue moderne come inglese, francese e spagnolo, e idiomi africani del gruppo Bantu, tra cui il bemba e il kaonde, appresi durante i venticinque anni trascorsi in Zambia come missionario.
Oltre ad aver contribuito a diffondere il cattolicesimo in Africa – dove contrasse tra l’altro la malaria -, uno dei principali interessi di padre Madau è sempre stata l’archeologia e i misteri che essa racchiude. A lui si deve una delle interpretazioni più attendibili del disco di Festo (Phàistos), un reperto archeologico rinvenuto nel 1908 tra le rovine del palazzo minoico dell’omonima città, sull’isola di Creta, da una spedizione archeologica italiana. Il disco, risalente al 1700 a.C., è caratterizzato, su entrambi i lati, da simboli e figure identificate in uomini, animali, piante, utensili e altri oggetti impressi con stampini sull’argilla fresca.
Attualmente conservato in Grecia, nel Museo archeologico di Heraklion a Candia, per secoli è stato considerato un vero e proprio rompicapo, dando origine a innumerevoli interpretazioni; tra queste, una delle più convincenti è stata proprio quella del francescano sardo.
Applicando il “metodo rebus”, che consiste nel cercare somiglianze tra i nomi delle cose, padre Madau iniziò a osservare il disco con uno sguardo nuovo. Cominciando a leggere ciascuno dei due lati dal centro verso l’esterno e seguendo il movimento delle figure da sinistra a destra, riuscì a decifrare il reperto.
Secondo la sua lettura, il disco narrerebbe una storia d’amore, ambientata tra le sponde del Mar Nero e il fiume Istros – l’odierno Danubio -, tra un giovane principe del popolo dei Traci e una principessa lontana, la nobile Pellicana, figlia del re dei Pelagi.
Con l’aiuto del padre e delle tribù dei Daci, rappresentati nel disco dal simbolo dei lupi, e degli Apuli, raffigurati col simbolo delle api, il principe, dopo numerose peripezie, riuscì a sposare l’amata. Dalla loro unione nacque anche un figlio, portando gioia all’intero popolo.


Trattato con una certa indifferenza dalla Chiesa, nonostante le sue intuizioni, padre Madau passò alla storia soprattutto per aver svelato, a distanza di decenni, di aver avuto due incontri con presunte entità extraterrestri. Lo fece in una lettera inviata nel dicembre del 1990 al Centro Ufologico Nazionale (CUN).
Il religioso, allora sessantenne, raccontava di essere stato protagonista, quando era un novizio di appena diciotto anni, di un clamoroso incontro ravvicinato del quarto tipo.
L’episodio sarebbe avvenuto in pieno giorno, nel settembre del 1948, a Oristano. Mentre passeggiava nell’orto del convento, accompagnato dal cane del custode, sostenne di aver visto scendere sopra di lui un punto misterioso, che avrebbe poi assunto la forma di un disco sormontato da una cupola trasparente. All’interno vi erano due figure dall’aspetto umano, vestite con tute argentate, che salutò agitando il braccio e che, a suo dire, ricambiarono il gesto. Le entità sarebbero poi uscite all’esterno, invitandolo con cenni ad avvicinarsi. Di fronte alla sua esitazione, tuttavia, rientrarono a bordo e l’oggetto iniziò a emettere fasci di luce colorati, scomparendo improvvisamente dalla sua vista.
Subito dopo, il frate affermò di essersi sentito sollevare da terra insieme al cane, avvertendo in quegli istanti una dolorosa stimolazione elettrica al cervello, come se qualcosa lo stesse scandagliando. Preso dal terrore, iniziò a pregare la Madonna, sentendo poco dopo una voce femminile nella sua mente che ordinava di lasciarlo libero. All’improvviso tutto cessò e, secondo il suo racconto, lui e l’animale vennero lentamente riadagiati al suolo. Dell’oggetto non rimase alcuna traccia.
Tornato in convento, tentò di raccontare quanto accaduto ai compagni, ma venne subito zittito e per anni preferì non parlare più dell’episodio.
A quel primo incontro ne sarebbe seguito un secondo. Molti anni più tardi, nel 1974, durante la missione in Zambia, riferì di aver notato un’enorme piattaforma che si muoveva a zig-zag tra le nuvole, accanto all’aereo su cui viaggiava.
I numerosi avvistamenti UFO riportati nel tempo dalla stampa contribuirono a rafforzare in lui la convinzione di aver vissuto esperienze reali, sebbene le sue dichiarazioni avessero ricevuto raramente attenzione e credibilità. Solo la lettera inviata al CUN suscitò finalmente interesse, poiché si trattava di uno dei primi casi, in Italia e non solo, che vedevano coinvolto direttamente un religioso.
Padre Ennio Giuseppe Madau è deceduto nell’agosto del 2013. Dietro di sé ha lasciato un’aura di enigma e curiosità che ancora oggi accompagna il suo ricordo, rendendolo una personalità sospesa tra fede e mistero.


































