Comico, attore, regista. Jacopo Cullin, classe 1984, è nato a Cagliari ed è un artista poliedrico. Nel 2004 si fa conoscere dal pubblico sardo grazie alla trasmissione in onda su Videolina Come il calcio sui maccheroni, alla quale partecipano altri comici diventati famosissimi, come Massimiliano Medda e gli altri membri de Lapola.

Tra teatro, cinema e tv, Jacopo Cullin ha occasione di lavorare con alcuni tra i più importanti attori italiani come Sergio Castellitto, Sergio Rubini e Rocco Papaleo. Il regista Paolo Zucca lo dirige nel 2008 nel film L’Arbitro, dove Jacopo interpreta il calciatore Matzutzi, al fianco di Stefano Accorsi. Il suo ultimo progetto? Uno spettacolo dal titolo È inutile a dire, dove i suoi personaggi storici, Signor Tonino, Salvatore Pilloni e Angioletto Biddi ‘e Proccu, affrontano i problemi legati alla società moderna, tra social network e infinite possibilità, tutto condito dalla giusta dose di ironia.

Foto Francesca Ardau

Chi è Jacopo Cullin?   
Jacopo è un ragazzo di 38 anni (compiuti da poco per la verità!) che ha studiato recitazione per 20 anni. Come è strano parlare di me in terza persona…

Passiamo alla prima persona allora. Qual è il tuo rapporto con la notorietà?
Non mi piace risultare troppo distaccato agli occhi delle persone. Quando si avvicinano o mi chiedono una foto cerco di metterle a proprio agio… Voglio godermele ancora. D’altronde è proprio dalla gente “normale” che traggo l’ispirazione per i miei personaggi. Certo, prima era più facile entrare in un bar da sconosciuto, ascoltare e prendere spunti.

Ti ricordi il tuo esordio in tv?     
Si, certo. È stato nella trasmissione Cento su Videolina. Era una sorta di Amici di Maria de Filippi però in salsa sarda. C’erano cantanti, attori e ballerini… Io ero tra gli attori che si esibivano. Sono arrivato secondo!

Sei diventato popolare grazie alla trasmissione Come il calcio sui maccheroni, in onda su Videolina. Che ricordo hai di questa esperienza?                 
Sembrava di stare a casa. Mi ricordo l’emozione dietro le quinte prima di entrare. Sentivo le risate delle persone e sapevo di dover andare in diretta. Avevo solo 22 anni quindi mi tremavano un po’ le gambe all’inizio. Ora mi fa tenerezza ripensare a quell’esperienza. Ne ho un bellissimo ricordo.

Foto Francesca Ardau

Descrivici i tuoi personaggi storici Signor Tonino, Salvatore Pilloni e Angioletto Biddi ‘e Proccu. A quale sei più affezionato?
Salvatore Pilloni
si ispira a un mio vecchio compagno di scuola. È quello che a Cagliari chiamiamo il “gaggio”, ma è fondamentalmente un buono. Continua a vestirsi come si vestivano i gaggi 20 anni fa, con questo giubbotto Dainese, smanicato, che (ahimé) oggi non si usa più: ormai i gaggi si mimetizzano, siamo tutti uguali!
Poi c’è Signor Tonino che è il padre del mio amico Roberto. All’inizio il vero Tonino non l’ha presa benissimo, ma poi gli è passata. Angioletto Biddi ‘e Proccu è forse quello a cui sono più affezionato perché si ispira a mio nonno.

Sei un attore, un comico, ma anche un regista. Qual è il ruolo in cui ti senti più a tuo agio?           
Tutti e tre. Sicuramente c’è un ruolo dove hai meno responsabilità, che è quello dell’attore. Mentre invece il regista è quello ha tutto il carico sulle sue spalle. Quando sono io il regista voglio che la troupe stia bene, non mi interessa solo il risultato finale. Mi rende felice che tutti passino dei bei momenti.

Come è stato lavorare con grandi attori come Castellitto, Papaleo e Accorsi?
Bello. Sei abituato a vederli al cinema, quindi quando li incontri per la prima volta dal vivo ci sono quei 5/10 minuti di imbarazzo. Poi tutto fila liscio. Sono dei professionisti, sono molto generosi ed è più semplice lavorare con loro. Sanno che una scena si porta avanti in due, non è una gara a chi recita meglio.

“È inutile a dire!”, Jacopo Cullin e Gabriele Cossu

Dicci qualcosa sul tuo ultimo spettacolo È inutile a dire                 
È un’analisi di questi tempi. Social network, relazioni liquide, un mare di infinite opportunità in cui, a volte, ci si perde un po’… Ho pensato: ok, vediamo cosa ne pensano Signor Tonino, Angioletto e Salvatore Pilloni. Lascio a loro il compito di raccontare in chiave comica l’epoca in cui tutti noi stiamo vivendo. Ovviamente c’è un messaggio che voglio trasmettere (anche se non ve lo posso dire) e penso che il miglior modo di far arrivare un messaggio sia far ridere. L’ironia, d’altronde, può arrivare dappertutto.

Siamo in un periodo critico a causa dell’emergenza Coronavirus… Come hai vissuto e sfruttato la quarantena e quali sono i progetti che vorresti riprendere quando si tornerà alla normalità?
Sono abituato alle quarantene. A volte mi ci metto da solo perché sento la necessità di staccarmi da tutto e da tutti. Inizialmente mi ha fatto piacere, perché solo rallentando riesco a trovare una vera connessione con la natura. Ho riscoperto il piacere di cucinare, ho creato un piccolo orto sul terrazzino per avere qualcosa di vivo intorno a me… I miei progetti sono solo stati posticipati. Spero di riuscire a riprendere presto i miei spettacoli, magari nelle arene estive. Nel frattempo sto continuando a lavorare al format Il Passeggero che andrà in onda sul mio sito in 6 puntate, ognuna con un ospite diverso. Molte cose, ovviamente, sono rimaste in stand-by, come la serie tv che avrei dovuto iniziare a girare poco prima del lockdown. Non vedo l’ora di poter ripartire con una nuova normalità!