Il disegno di legge approvato dalla Commissione Industria del Senato introduce una definizione più precisa di pane fresco e stabilisce nuove disposizioni per la vendita nei punti commerciali. Confartigianato Sardegna: «Una misura attesa per tutelare consumatori e panificatori artigiani».
Il pane ottenuto da impasti surgelati o precotti non potrà più essere venduto utilizzando la denominazione “pane fresco”. È quanto prevede il disegno di legge approvato dalla Commissione Industria del Senato sulla produzione e sulla vendita dei prodotti da forno, accolto con favore dai panificatori di Confartigianato Imprese Sardegna.
Il provvedimento riserva la dicitura “pane fresco” esclusivamente al prodotto realizzato attraverso un processo produttivo continuo, senza congelamento né altre tecniche di conservazione, e destinato alla vendita entro un periodo di tempo limitato. L’obiettivo è rendere più immediata la distinzione tra il pane preparato e cotto in panificio e quello prodotto a partire da impasti prelavorati, precotti e congelati.
Le nuove regole intervengono anche sulle modalità di esposizione. Nei punti vendita, il pane fresco dovrà essere collocato in spazi chiaramente distinti rispetto ai prodotti ottenuti da impasti surgelati o precotti. Le informazioni fornite ai consumatori dovranno essere trasparenti e non potranno utilizzare denominazioni in grado di creare confusione sull’origine o sul processo produttivo.
Il disegno di legge prevede inoltre sanzioni per l’uso improprio della dicitura “pane fresco”, che potrà essere equiparato a una frode. Nei casi più gravi, le conseguenze potranno arrivare fino alla sospensione dell’attività. La norma punta così a contrastare le pratiche commerciali scorrette e a ridurre le ambiguità che, negli anni, hanno reso meno riconoscibile il prodotto artigianale.
Il settore della panificazione in Sardegna
Secondo l’ultima analisi realizzata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna su dati Istat, nell’Isola sono presenti 930 attività di panificazione. Ogni giorno producono circa 3mila quintali di pane, per un totale stimato di 100mila tonnellate di prodotto fresco all’anno.
La produzione comprende oltre 800 tipologie, dagli infarinati agli insemolati, fino a specialità e formati come Civraxiu, Coccoi, Moddizzosu, rosette, schiacciatine, baguette, bananine e lingue. Non mancano inoltre il pane alla ricotta e quello con le olive, espressioni di una produzione che combina tradizione locale e varietà dell’offerta.
Sul fronte dei consumi, le famiglie sarde sono 730.510 e spendono mediamente circa 21 euro al mese per l’acquisto di pane. Partendo da questi dati, la spesa annua complessiva delle famiglie dell’Isola viene stimata in 186 milioni di euro.
Confartigianato Sardegna sottolinea il valore del lavoro svolto quotidianamente dai panificatori artigiani, impegnati durante la notte nella preparazione del pane e delle diverse specialità da forno. La produzione si basa sull’impiego di materie prime di qualità, sempre più ricercate, con l’obiettivo di proporre alimenti capaci di coniugare gusto e attenzione alla salute.
«Il profumo del pane fresco appena sfornato è inconfondibile e riempie l’animo di gioia e positività, così come è irresistibile l’assaggio di qualche prodotto da forno appena acquistato», affermano i panificatori di Confartigianato Sardegna. «Ma dietro questi gesti, c’è il lavoro degli artigiani che ogni notte panificano, preparando specialità sempre nuove e che utilizzano materie prime di qualità, sempre più ricercate, per offrire al consumatore un’esperienza gustosa per il palato, ma al contempo salutare».
Per l’associazione, l’introduzione di criteri chiari e rigorosi può contribuire a ristabilire condizioni di maggiore equità nel mercato, valorizzando il lavoro dei panificatori artigiani e assicurando ai cittadini informazioni corrette. La misura viene quindi considerata uno strumento per rafforzare il rapporto di fiducia tra produttori e consumatori e per tutelare la qualità delle produzioni locali.


































