La Sardegna, con le sue spiagge da sogno, è una delle mete turistiche estive per eccellenza. Non tutti però sanno che anche l’interno dell’Isola può offrire luoghi da visitare altrettanto meravigliosi e suggestivi, soprattutto durante la stagione autunnale.

Nel cuore della Barbagia, a circa 70 km da Nuoro e vicinissimo a Belvì, in una vallata ai piedi delle montagne del Gennargentu, si trova un borgo incantato, con scenari da fiaba, il paese di Aritzo.

Con soli 1300 abitanti, Aritzo rappresenta un centro turistico molto gettonato e rinomato grazie ai suoi paesaggi naturali, alla sua storia e alle sue tradizioni.

Situato a 800 metri di altitudine, il paese è caratterizzato da una natura incontaminata, un’aria salubre, fresche sorgenti, in particolare la fonte di Is Alinos, che ha proprietà diuretiche, e la Funtana de Sant’Antoni, a cui è dedicata anche una chiesetta di campagna che risale al 1400, chiamata Sant’Antonio da Padova, e una miriade di foreste con boschi di noccioli e di castagni. Aritzo è infatti famosa soprattutto come la capitale delle castagne.

Qui ogni anno, l’ultimo fine settimana del mese di ottobre, si svolge una delle tappe più importanti della manifestazione “Autunno in Barbagia”: la “Sagra delle castagne e delle nocciole”, capace di attirare in due giorni fino a 50.000 visitatori che possono degustare castagne calde, dolci e altre specialità tipiche del posto. In questo difficile 2020 tuttavia, a causa dell’emergenza scatenata dal Covid-19, la manifestazione di Autunno in Barbagia non si sta svolgendo nel modo classico che tutti conosciamo. Si è infatti deciso di realizzare un’edizione interamente digitale per evitare il rischio di doverla improvvisamente sospendere o bloccare a causa di un ulteriore aumento dei casi di positività al coronavirus. Ma Aritzo resta comunque un bellissimo luogo dove recarsi per assaporare i profumi e i colori dell’autunno.

Mufloni maschi al pascolo. Credits: Provincia di Nuoro

Percorrendo i suggestivi sentieri del borgo è possibile ammirare le tracce ancora presenti di epoca preistorica, romana e medievale. Facendo un’escursione a piedi o a cavallo si può infatti andare alla scoperta delle domus de Janas di is Forros a Mont’e Susu, delle Tombe dei Giganti di epoca nuragica, in località Su Carragione, e del tacco di Su Texile, un monumento naturale costituito da una roccia con pareti ripide e altissime che ebbe origine in era preistorica.

Giungendo poi nel grazioso centro abitato salta subito agli occhi come esso conservi, indelebili, i segni del Medioevo. Appartenente, infatti, al Giudicato di Arborea, il borgo è composto da stradine lastricate con case che presentano la tipica facciata in pietra, con balconi in legno o in ferro battuto. Al centro del paese c’è la parrocchia di San Michele Arcangelo che al suo interno custodisce tantissime opere d’arte, in particolare statue e dipinti. All’esterno si trova invece Su Bastione che si affaccia proprio sui boschi di castagni e noccioli. Di fronte alla chiesa di San Michele, passando da una scalinata, è possibile raggiungere un edificio in pietra risalente al 1600 e che ospitava le vecchie carceri spagnole, dove furono detenuti anche alcuni ufficiali francesi di Napoleone, rimaste di massima sicurezza fino alla metà del XX secolo, e caratterizzate da un sottopassaggio detto “sa bovida”, ossia la volta, da cui deriva il nome delle prigioni. All’interno, le antiche celle sono oggi utilizzate come spazio di esposizione per una mostra permanente chiamata “Bruxas”, dedicata alla magia, alla stregoneria, agli strumenti di tortura e alla Sacra Inquisizione praticata in Sardegna tra il XV e il XVII secolo. Sempre in centro è possibile visitare la Casa Devilla, risalente al XVII secolo e appartenente a una famiglia di possidenti della zona, e il particolare Castello Arangino costruito nel 1917 ma con caratteristiche architettoniche tipiche del periodo medievale, così come volle il cavalier Vincenzo Arangino, da cui il castello prese il nome, e la cui famiglia si estinse nel 1954 durante un tragico fatto di sangue.

Preparazione della carapigna. Credits: Archivio RAS. License CC BY-NC-SA

Di grande interesse è sicuramente il “Museo etnografico della montagna sarda o del Gennargentu”, che offre una ricostruzione della vita e della cultura contadina e pastorale, ma anche delle attività artigianali, grazie alla collezione di antiche cassapanche in legno intagliato, conosciute in tutta la Sardegna come “casse di Aritzo” o “barbaricine”, e l’esposizione degli antichi strumenti che venivano utilizzati per la preparazione di sa carapigna. Su quei monti infatti è stata praticata per cinque secoli l’industria della neve,un’attività che ha segnato la storia e l’economia di questo paese.

A partire dal 1600 gli abili abitanti di Aritzo iniziarono a costruire pozzi, profondi diversi metri, chiamati le “domos de su nie”, le case della neve o neviere, in cui appunto veniva conservata la neve che poi veniva raccolta nei mesi estivi dai “niargios” e venduta per la preparazione della carapigna, una sorta di sorbetto al limone, ottenuto con limone, zucchero e acqua posti nelle apposite sorbettiere e poi refrigerate con la neve raccolta nelle case della neve. Ancora oggi questo è il dolce tipico di Aritzo, venduto nelle sagre e nelle feste più importanti della Sardegna.

Un paese tutto da scoprire insomma, che certamente non deluderà le aspettative di quanti sono intenzionati ad andare alla scoperta dei costumi, delle leggende e dei misteri che la Sardegna racchiude al suo interno.