Bentrovati amici lettori,

per il nostro appuntamento di #ioraccontoaSH vi propongo la terza parte del racconto “La casa con le persiane verdi”, la prima e la seconda parte sono già state pubblicate nelle settimane scorse.

La storia mi è stata ispirata da Monica un’amica che vive lontano e ha fatto riaffiorare dei ricordi e quindi la dedico a lei. Se alcune cose vi sembreranno strane pensate che sappiamo molto poco del nostro passato storico e a volte la realtà supera la fantasia.

Consiglio di leggere il racconto tutto d’un fiato usando come sottofondo musicale il nuovo singolo di Billie Eilish “No Time to Die”, scelto come colonna sonora del prossimo film di James Bond.

Buona lettura
Aurora Redville

La casa con le persiane verdi
3ª parte

di Aurora Redville

Un mese dopo.

Finalmente il grande giorno è arrivato, io e Ale oggi faremo il trasloco definitivo e da stanotte dormiremo nella nostra nuova casa. Paul ci ha aiutati tantissimo anche se dobbiamo ancora fare dei ritocchi e buttare giù alcune pareti; era impossibile fare tutto insieme, abbiamo deciso che non andremo in ferie e trascorreremo il mese di agosto qui a Londra per finire la ristrutturazione, è così eccitante il fatto di fare le cose come vogliamo noi… certo con un amico architetto è tutto più facile, comunque abbiamo scoperto un sacco di cose interessanti: ci sono altri passaggi segreti, dalla cucina alla lavanderia, sembra che il capitano fosse una persona molto particolare con gran senso dell’umorismo o forse solo per i misteri.

Abbiamo trovato un cofanetto di legno, è molto vecchio c’è incisa una data 1941, era nell’intercapedine di uno dei due caminetti della mia camera, infatti togliendo la carta da parati è saltato fuori un camino più piccolo con una fessura ma ancora non abbiamo trovato la chiave per aprire la serratura da nessuna parte. È come fare una caccia al tesoro in casa propria.

Ordiniamo una pizza, sono troppo stanca per cucinare, e Ale preferisce finire di imbiancare la cucina, finiamo di lavorare tardi e così propongo a Paul di fermarsi a dormire da me, il letto è a due piazze e ci stiamo anche in due. Inoltre è da un po’ che ho notato un certo interesse nei miei confronti, questa sua grande passione per la nostra casa, è sempre qui ad aiutare… il modo in cui mi guarda… stasera sarà l’occasione giusta per dichiararsi, altrimenti non succederà niente.

Certo è strano dormire con qualcuno, è da parecchio che non capita, accendo qualche candela perché devo ancora acquistare le abat-jour da comodino, c’è solo la luce del lampadario. Ci cambiamo in bagno, io nel mio in camera e lui in quello del corridoio, arrivo per prima e mi infilo sotto le lenzuola, non c’è freddo perché è estate ma sento dell’aria provenire dalle pareti, dovremo intonacare bene.

Quando arriva Paul sono un tantino emozionata, si dice che una donna certe cose le sente…

Lui sembra molto sicuro di sé, mi piace questo lato del suo carattere, mi raggiunge nel letto e mi osserva: “hai freddo?”

“No è solo che c’è dell’aria che filtra nella stanza…”

“Hai ragione, ma sappiamo che ci sono strani corridoi intorno alle mura quindi credo che dovrai farci l’abitudine.” Sorride.

“Sì, credo di sì.”

Mi rivolge uno sguardo carico di significato e si mette a sedere accanto a me con le gambe incrociate.

“Stella devo dirti una cosa…” ci siamo.

“Sì ti ascolto.”

“Ecco, non vorrei rovinare la nostra amicizia… ma tu…”

Un improvviso colpo di vento spegne le candele, io d’istinto mi avvicino a lui che tastando il comodino trova l’accendino, illuminando arriva all’interruttore e accende la luce. Restiamo in silenzio fissandoci negli occhi: la porta del passaggio segreto è aperta.

“Okay adesso inizio davvero a preoccuparmi!”

“Stella stai tranquilla, aveva detto Agatha che è difettosa, forse dovresti pensare di farla sigillare.”

“No, mi piace l’idea di avere un passaggio segreto. Pensa se entrassero i ladri potrei scappare da qui.”

“Sarà ma se ogni volta che si apre ti spaventi…”

“La chiuderò a chiave, promesso. Ma cosa volevi dirmi?”

“Mmh veramente si è persa la magia del momento… però, è il caso di dare una sferzata di ottimismo, almeno spero.”

“Paul?”

“Sì, Stella tu mi piaci. Mi piaci da tanto tempo e questo periodo trascorso insieme con la scusa della casa ci ha fatto avvicinare molto, ci siamo conosciuti di più. Io sto bene con te, e voglio stare con te.”

Mi fissa con quei suoi grandi occhi blu, mi ha lasciato senza parole. Io so sempre cosa dire ma non adesso, anche se avevo pensato a questa eventualità sentire questa dichiarazione è stato emozionante e bellissimo.

Prima che pensi che ho perso la lingua gli sfilo gli occhiali e mi avvicino, con un filo di voce rispondo “anche tu mi piaci” e lo bacio sulle labbra, quei baci che lasciano senza respiro perché tanto desiderati e inaspettati.

Sentiamo bussare alla porta e sussultiamo, ma poi ci scappa da ridere.

“Ragazzi posso entrare?”

“Vieni Ale.”

Quando entra ha un’aria un po’ strana. Ci guarda perché siamo ancora uno di fronte all’altra così mi sposto.

“Scusate se vi disturbo ma è appena successa una cosa…”

“Anche qui.” Ribatte Paul.

“Ah ok, bene. Cioè no. cosa è successo?”

“Prima tu.”

“Mi sono assopito sul letto mentre stavo guardando la tv e sono stato svegliato da un movimento sul cuscino… come se qualcuno fosse appoggiato accanto a me, è stato strano. Poi ho sentito un profumo di cannella, mi sono alzato e ho seguito la scia fino al piano di sotto davanti alla porta sul giardino. Poi è svanito.”

“Siamo tutti d’accordo che in questa casa succedono cose strane, dite che dovremmo chiamare una sensitiva?” suggerisce Paul preoccupato.

“No, secondo me dobbiamo aspettare a vedere cosa succede. Siamo in un nuovo ambiente e dobbiamo adattarci…”

“Sì ho capito Stella ma c’era qualcosa sul cuscino accanto a me, non me lo sono immaginato, era reale.”

“Ale aspettiamo, diamoci del tempo e poi decideremo cosa fare.”

“Ok.”

Il venerdì sera Paul si ferma a dormire da me con la scusa di tenermi compagnia perché per tutta la settimana durante la notte c’era sempre qualche rumore che mi svegliava. Abbiamo deciso di perlustrare la casa alla ricerca di altri passaggi.

Dopo circa un’ora non abbiamo trovato niente di strano così andiamo al piano di sopra per fare la doccia, mentre Paul è chiuso nel bagno mi sdraio sul letto e chiudo gli occhi, sono davvero stanca.

Sento il torpore pervadere il mio corpo e senza accorgermene mi assopisco.

Faccio uno strano sogno, sento come una voce che sussurra qualcosa al mio orecchio e poi mi sveglio quando Paul apre la porta.

“Tutto bene? Ti ho svegliata?”

“Sì stavo sognando qualcosa… non ricordo, ho sentito una voce che mi parlava mentre dormivo.”

“Forse ero io che cantavo sotto la doccia! Ah ah!”

“No era più come un sussurro.”

Andiamo a dormire e la notte trascorre calma e senza imprevisti, nessun rumore ci sveglia. La mattina c’è un bel sole così usciamo nel giardino per bere il caffè, abbiamo sistemato un vecchio tavolino e quattro sedie proprio fuori dalla porta della cucina. Osservo le piante, Ale sta facendo un ottimo lavoro da quando ha iniziato a ripulire, ha anche piantato delle violette in un punto, sono proprio belle.

Arriva anche lui dopo qualche minuto col suo cappuccino e si siede a berlo con noi.

“Ale che belle violette, quando le hai piantate?”

“Non sono stato io, pensavo che lo avessi fatto tu. Ho tagliato tutte le piante la settimana scorsa e due giorni dopo quando sono tornato a casa le ho viste…”

“Bè se né tu né io le abbiamo messe allora sono cresciute spontanee.”

“Stella sono cresciute in due giorni.”

“Ok, forse c’è un terreno particolarmente nutriente.”

“Mmh sì, diciamo di sì. Uno dei tanti misteri di questa casa!” aggiunge Paul.

“Oggi ho deciso di lucidare il parquet dello studio del capitano, voi che farete?”

“Ho chiesto a Paul di aiutarmi a demolire una paretina tra le due camere se non hai bisogno di lui cuginetta.”

“Certo, va bene. Stamattina mi dedicherò al parquet.”

Dopo aver passato l’aspirapolvere decido di lavarlo con uno speciale detergente per legno antico, prendo lo straccio e lentamente lo passo sulla rosa dei venti, poi mi sposto vicino al grande camino e ripercorro tutta la stanza fino alla libreria. Mentre vado a ritroso inciampo all’altezza della scrivania, come se ci fosse qualcosa per terra. Guardo bene ma è tutto liscio, non capisco.

Continuo a passarlo e la porta che va sulla veranda si spalanca per un improvviso colpo di vento, la richiudo a chiave e mi guardo attorno, tutto normale, poi sento uno strano rumore vicino alla scrivania, vado a controllare potrebbe essere un topo. Invece sento un dolce profumo di cannella, mi siedo sulla sedia del capitano. Quanto mi piace questo intarsio, chissà perché gli eredi l’hanno lasciata sempre qui… osservo le finestre, gli allestimenti tutti in legno, in effetti dovremmo sbiancare qua e là è troppo scuro qui dentro. Quando sto per alzarmi sento un respiro alla mia destra, mi volto per vedere se ci sono i ragazzi ma sono sola, sento uno scricchiolio all’interno della scrivania così apro tutti i cassetti. Niente, non posso essermelo immaginata.

Mi alzo per andare a chiamare i ragazzi e la penna sul tavolo cade sul pavimento, è come se ci fosse uno strano magnetismo. Corro dai ragazzi e racconto cosa è accaduto.

“C’è davvero qualcosa di strano, troppe cose tutte insieme creano un puzzle ma ci manca ancora qualche pezzo.” Dice Ale.

“Andiamo di sotto e controlliamo bene.” Suggerisce Paul.

Insieme osserviamo tutto anche se non sappiamo cosa cercare.

“Dov’eri quando hai sentito il respiro?”

“Ero sulla sedia.”

“Bene siediti di nuovo.” Ordina Ale.

“Ragazzi ma avete visto bene questa scrivania?”

“Paul che vuoi dire?”

“Che è l’originale del capitano, ma avete notato a quale somiglia?”

“No.” rispondiamo in coro.

“È molto simile alla Resolute della regina Vittoria. Con i legnami della HMS Resolute il veliero della Royal Navy fece costruire alcuni mobili pregiati tra cui una scrivania che donò al Presidente degli Stati Uniti ancora oggi è nello studio ovale, e ne fece costruire altre per le sue residenze e alcune che regalò. È possibile che questa sia stata regalata al Capitano?”

“Non so niente di più di quello che ci ha detto Agatha.”

“Forse dovremo cercare qualche cassetto segreto, so che ne hanno fatto almeno uno e solo il proprietario sa dov’è. Magari scopriamo qualcosa di interessante…”

“Ok vediamo se lo troviamo.”

Ci mettiamo in ginocchio e con pazienza tocchiamo, sfioriamo, schiacciamo le varie parti della scrivania, è davvero enorme, ci sono diversi cassettini di facile accesso, in uno trovo delle biglie, in un altro dei francobolli antichi e dei bottoni. Quando stiamo per lasciare perdere Paul trova un pezzo di legno che sembra far parte di qualcos’altro, prova e riprova riesce ad aprire un cassettino nascosto che girato viene fuori e mostra il suo contenuto: una vecchia chiave.

“E questa che cosa aprirà?” dico senza pensare.

Un colpo di vento fa sbattere le finestre e poi di nuovo il profumo di cannella.

“Sentite io inizio a innervosirmi.” Ammette Ale.

“Che ne dite di uscire a pranzo?”

“Ottima idea.”

Ci incontriamo con Kate e George nel ristorante Thai all’angolo, mentre mangiamo raccontiamo l’accaduto e aspettiamo che le informazioni vengano elaborate. George è un tipo molto acuto e razionale perciò cerca subito una spiegazione, ma Kate lo interrompe.

“Mi sembra abbastanza chiaro che non è frutto della vostra fantasia e neanche di strane suggestioni, invece penso che forse qualcuno o qualcosa stia cercando di comunicare con voi. Perché non torniamo insieme a dare un’occhiata?”

Io, Ale e Paul non abbiamo nulla in contrario anzi.

Andiamo diretti nello studio, io mi siedo davanti alla scrivania del Capitano, Kate e Paul sul divano mentre George e Ale restano in piedi. Esponiamo i fatti dalla prima volta che siamo entrati in questa casa, tutto torna, strane coincidenze, porte che si chiudono, sedie spostate, serrature che improvvisamente non si aprono, passaggi segreti… non è una casa come tutte le altre.

“Dobbiamo convivere con la realtà Ale, abbiamo acquistato una casa con strane presenze. Però se è sempre stata abitata forse c’è una qualche spiegazione. Dovremmo far venire la signora Agatha, secondo me lei sa qualcosa…”

Mentre lo dico cade qualcosa al piano di sopra, saliamo le scale e controlliamo tutte le camere; quando entriamo nella mia troviamo per terra il famoso cofanetto di legno che avevo riposto sulla mensola sopra al camino e a cui non avevo più pensato.

“Cosa contiene quella scatola?” domanda Kate.

“Non lo sappiamo non siamo riusciti ad aprirla… ma certo! La chiave che abbiamo trovato nel cassetto segreto della scrivania…”

“Presto andiamo nello studio.” Dicono in coro Ale e Paul.

Poso la scatola sulla scrivania e poi apro la serratura con la chiave, improvvisamente la stanza si oscura, Kate guarda fuori dalla finestra, grandi nuvoloni neri sopra di noi, comincia a piovere. La luce non funziona così prendiamo delle candele dalla cucina, le mettiamo intorno alla stanza e ci sediamo sul divano, finalmente scopriremo cosa contiene la scatola.

Con un po’ di timore sollevo il coperchio, all’interno dei fogli di carta arrotolati e ingialliti, sembrano molto vecchi. Li apro, sembra una lettera, la grafia è molto piccola, rotonda e elegante.

“Ok leggila” dice con enfasi Ale.

Un improvviso spostamento d’aria mi fa sussultare.

“Avanti leggila” mi incoraggia Kate.

Londra 22 dicembre 1952

Mi chiamo Sarah e se stai leggendo questa lettera vuol dire che hai trovato il cassetto segreto della scrivania. Questa è una confessione, sto per morire e so che solo in questo modo potrò trovare la pace per quello che ho fatto.

Mi è stato diagnosticata una malattia incurabile così ho preso la decisione di condividere con qualcuno le mie parole, spero che verranno trovate dai miei figli quando me ne sarò andata ma se così non fosse vorrei che faceste un’ultima cosa per me.

Ma prima devo raccontare la mia storia per spiegare i tragici fatti di quella notte.

Era il 3 agosto del 1940, quella notte i bombardamenti arrivarono inaspettati pensavamo di avere una notte di pace invece… le sirene suonavano per far mettere in salvo la popolazione, mio marito era in missione così mi occupavo io dei vicini, li facevo venire tutti nella nostra cantina, era il posto più sicuro qui intorno.

Feci scendere per primi i miei bambini e poi uscii all’esterno per accertarmi che arrivassero tutti, il cielo era illuminato dalle bombe, ero come rapita da quel tragico spettacolo, guardavo in alto e pregavo, mentre aspettavo la signora Carter vidi un uomo su una moto che accendeva e spegneva il faro, sapevo cosa stava facendo: avvertiva i tedeschi dove bombardare. Senza pensare presi la vanga in giardino e mi diressi verso di lui, si accorse di me quando ero vicina e mi puntò contro una pistola, ma vidi la signora Carter che lo prese alle spalle facendolo cadere dalla sella, ci fu una colluttazione e prima che potesse farle del male lo colpii, lei era distesa per terra ma si alzò quasi subito invece l’uomo ma non si muoveva, mi avvicinai e lo toccai ma non c’era più battito, era morto.

Mi prese il panico e iniziai a piangere, la signora Carter mi scosse e disse che avremo dovuto trascinarlo in giardino, io non risposi ma annuii, lo trascinammo sulla strada fino a casa mia, mentre i bombardamenti proseguivano noi prendemmo le pale e scavammo una buca accanto al cancello di legno senza dire una parola, lo abbiamo seppellito lì. Ci siamo lavate le mani e poi abbiamo raggiunto gli altri in cantina, raccontai che la signora Carter era caduta e non riusciva a camminare così ero rimasta con lei in strada.

Dopo quella notte ne abbiamo parlato solo una volta, eravamo d’accordo di non raccontare a nessuno cosa era successo ma poi lei è morta in un tragico incidente e io mi sono ammalata, forse è la sorte che ci è toccata per quello che abbiamo fatto, ma tutti questi anni mi sono detta che abbiamo salvato delle vite perché se fosse caduta una bomba qui vicino in molti sarebbero morti.

Un mese dopo quella notte ho piantato delle violette, una sorta di omaggio a quell’uomo di cui non conosco neanche il nome, la cosa strana è che ogni anno ricrescono sempre d’estate, sempre nello stesso periodo.

Il mio ultimo desiderio è che diate degna sepoltura a quell’uomo. Da qualche parte potrebbe avere una moglie o dei figli.

Adesso che ho raccontato questa storia spero di trovare un po’ di serenità nel viaggio che mi aspetta.

Restiamo in silenzio qualche istante e poi sentiamo la porta sul giardino richiudersi e il profumo di cannella svanire.

Aurora Redville