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Il toro in Sardegna. Dal dio sole al bue maledetto

di Alba Marini
11 Luglio 2018
in Folklore & Tradizioni, Storia
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Forza impetuosa, possente figura, virilità e imprevedibilità: ecco il toro. Animale sacro in molte culture, simbolo assoluto della potenza del maschio, ha influenzato tutta la storia sarda, dal Neolitico, ai primordi della civiltà nuragica fino alle più moderne tradizioni che ancora oggi sopravvivono nei ricordi delle nostre nonne e nel nostro “background genetico” fatto di miti e leggende di Sardegna.

Gli studi sul Neolitico e i vari scavi fatti sull’isola hanno portato gli archeologi a rilevare l’estrema importanza della figura del toro per l’uomo preistorico sardo. Il toro fu l’animale preminente della cultura e dell’arte neolitica dell’isola, se non addirittura l’esclusivo protagonista. Nei vasi, nei piatti e negli amuleti del periodo pre-nuragico frequentissime sono le pitture decorative raffiguranti la testa e le corna del toro. Le incisioni di protomi taurine sono state rinvenute anche all’interno di alcune domus de janas, le tombe scavate nella roccia tipiche della Sardegna preistorica. In questi casi il toro, con la sua potenza innata, rappresentava una protezione, il simbolo magico di una figura a metà strada tra il divino e l’umano. Per la civiltà protosarda si trattava del signore degli animali, dell’unico mortale terrestre degno di sedere accanto alla prosperosa Dea Madre.

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L’assenza della rappresentazione intera del corpo dell’animale nei ritrovamenti dell’era neolitica dipende probabilmente dalla stessa importanza del toro nelle comunità: il fatto che l’animale fosse rappresentato con un simbolo (testa + corna) ne favoriva la memorizzazione e ne testimonia ad oggi la sacralità. È probabile che nella cultura di Ozieri, una cultura pre-nuragica che si sviluppò in tutta la Sardegna a partire dal 2800 a.C., il culto del bue si associasse al culto del sole, opposto a quello della luna rappresentato dalla Dea Madre. Sole e luna, infatti, erano capaci di determinare l’abbondanza dei frutti della terra. In questo senso il Dio Toro-Sole incarnava la fecondità maschile, legata anche a quella agraria.

Con l’avvento della civiltà nuragica il toro non mutò di molto la sua simbologia e il suo significato magico. Secondo alcuni studi, i nuragici veneravano il toro a tal punto da costruire le famose Tombe dei giganti con una pianta a forma di protome taurina. I tori avevano una valenza sacra e alcuni bronzetti sardi raffiguranti i guerrieri presentano elmi muniti di corna e, addirittura – forse su influenza cretese – un corpo diviso a metà tra uomo e bue.

Con l’evolversi della storia sarda il virile toro, segno di abbondanza e forza, ha mutato i suoi connotati, diventando il peggiore incubo delle leggende di Sardegna. A spaventare i bambini e ad adombrare i sogni dei sardi non era (e non è!) il comune licantropo ma il Boe Muliache. Il mostro non è altro che un uomo che, con il calare della notte, assume le sembianze e il comportamento di un toro. Simile al Boe Muliache è lo “sfortunato” Erkitu o Boe Ferrainu (secondo alcune varianti), un uomo che si trasforma in un grosso toro con corna d’acciaio per espiare un peccato gravissimo – generalmente un omicidio – per il quale non ha ancora pagato. Vittima di una vera e propria maledizione che può essere spezzata solo da un “uomo balente”, il mostro è destinato a vagare incessantemente per le terre di Sardegna in compagnia di orribili demoni. Il muggito di S’Erekitu annuncia la morte: questo bue maledetto, infatti, si ferma davanti alle case di chi sta per morire per poi allontanarsi con i suoi seguaci. Son sufficienti tre gemiti del mostro affinché la fine dell’uomo morente sia segnata.

La figura del toro ha segnato la storia della Sardegna. Come Dio del Sole e simbolo di forza e coraggio, il bue ha vinto lo scettro di animale più stimato dell’isola. Da amico della fertilità la sua immagine ha preso presto le vesti di un incubo: la sua potenza animale non è più il segno di une benevola natura ma di un brutto scherzo magico del destino. Avete colpe da espiare? Attenzione, stanotte potreste trasformarvi in un pericolosissimo toro maledetto.

Tags: folkloreSardegnatoro
Alba Marini

Alba Marini

Copywriter e giornalista pubblicista, ama viaggiare con qualunque mezzo: gli aerei, le navi, la penna e la fantasia. Per lei la scrittura è una finestra sul mondo, capace di raccontare ogni cosa, anche ciò che non esiste.

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