Viaggio alla scoperta della Sardegna.

«Prendiamo il trenino delle Secondarie… ovunque esso vada». È il 1921, quando D.H. Lawrence sbarca a Cagliari con la moglie Frieda. È un viaggio improvvisato e lo scrittore non sa ancora che da qui nascerà Sea and Sardinia (“Mare e Sardegna”), il diario di viaggio pubblicato per la prima volta a New York nell’autunno dello stesso anno. Da Cagliari a Mandas, proseguendo per Sorgono, Nuoro e Terra Nova, il fascino del viaggio di Lawrence con la sua Q.B. (Queen Bee, Ape Regina) ispira ancora oggi chi sale su uno dei Trenini Verdi della Sardegna. La tratta percorsa dallo scrittore (ormai quasi cento anni fa) non è, infatti, la sola a immergersi tra le valli e a risalire i costoni dell’Isola.

La linea Mandas-Laconi è un punto di partenza quasi obbligato, perché su questa viaggiarono Lawrence e la moglie. In loro onore, a Mandas, il vecchio albergo Lunetta che li ospitò è stato trasformato nella Locanda Lawrence. La prima parte del viaggio attraversa le colline del Sarcidano, sfiora l’area archeologica di Is Paras, si immerge nella vallata del Rio Manno e prosegue in mezzo a una vegetazione sempre più fitta, tra costoni e vallate, sino a giungere a destinazione dopo aver attraversato il parco di Laconi.

La tratta Mandas-Seui è orfana (ormai da alcuni anni) del tratto che da Seui arrivava ad Arbatax; i ponti, realizzati nel 1890, sono in condizioni tali da non rispettare più i necessari standard di sicurezza. Il trenino oggi attraversa le colline e le valli del Sarcidano e del Flumendosa per poi inerpicarsi sui versanti della Barbagia di Seulo, passare di fronte alla casa cantoniera di Palarana (dove erano mandati i cantonieri più indisciplinati), attraversare l’altopiano di Sadali e arrivare a Seui, poco dopo aver costeggiato la vecchia miniera di antracite di San Sebastiano.

La linea Macomer-Bosa prevede (per chi vuole) un viaggio di andata e ritorno lungo una tratta panoramica che dall’altopiano di Campeda scende verso il mare di Bosa, attraversando la Valle della Malvasia. Lungo il tragitto, il trenino passa al lato dell’abbazia cistercense di Santa Maria di Corte (costruita nel xii sec., in età giudicale), corre parallelo agli affluenti del Temo e sbuca su un orizzonte aperto, delimitato da Capo Marrargiu e Capo Mannu, per fermarsi infine nella stazione di Bosa Marina.

La tratta Alghero-Sassari-Nulvi-Palau (probabilmente la meno conosciuta) attraversa le mesas (o colline) in un paesaggio quasi da Far West. È la volta poi di una verde piana e dei monti della Gallura, a cui si arriva dopo aver attraversato il viadotto sopra il fiume Coghinas. Il paesaggio granitico, le sugherete, i viadotti e le gallerie rendono questo tratto uno dei più suggestivi tra tutti i Trenini Verdi della Sardegna. Superata la stazione di Tempio (che ospita i quadri del pittore Biasi, uno dei più importanti del Novecento sardo, e il museo nell’antica officina), il viaggio è in discesa sino al mare di Palau.

 

Isili-Sorgono. Lago di Is Barroccus

Isili-Sorgono. Lago di Is Barroccus

Isili-Sorgono. Stazione di Belvì Aritzo

Isili-Sorgono. Stazione di Belvì Aritzo

Mandas-Arbatax. Ponte di San Girolamo

Mandas-Arbatax. Ponte di San Girolamo

 

Oggi tutte le linee sono gestite da Arst SpA e la prenotazione e l’acquisto dei biglietti può avvenire direttamente online, sul sito www.treninoverde.com (dove sono presenti anche tutti gli orari e le offerte, inclusa la possibilità di noleggiare un treno).

Queste reti, però, furono costruite alla fine del xix sec. dai Piemontesi, su un progetto del Conte di Cavour, per collegare le zone pastorali e minerarie dell’interno con i porti lungo la costa. Si tratta di oltre 600 chilometri a scartamento ridotto, in parte sempre attive, in parte riconvertite appunto in Trenini Verdi, andando a costituire la più lunga linea turistica d’Italia, che ancora oggi attraversa zone altrimenti irraggiungibili.

A bordo delle carrozze trainate dalla locomotiva si attraversa un’isola «persa tra l’Europa e l’Africa, e senza legami con nessuno di questi luoghi» (parole di Lawrence), per scoprire che il bello del viaggio è anche fermarsi e scendere dal treno per pernottare in un paese che, forse, non si sarebbe mai pensato di visitare.