Dal 16 al 18 gennaio 2026, Mamoiada si prepara a vivere la festa del fuoco dedicata a Sant’Antonio Abate, un appuntamento che intreccia devozione religiosa e ritualità arcaica. Tra cerimonie sacre, antichi simboli e momenti di intensa partecipazione collettiva, il paese rinnova un rito che segna l’inizio del calendario festivo tradizionale barbaricino.
La leggenda di Sant’Antonio, che secondo la tradizione popolare rubò il fuoco dagli inferi per donarlo agli uomini, è al centro di una celebrazione che unisce mito e fede. Nei rioni del paese vengono accesi decine di falò, ognuno dei quali diventa luogo d’incontro e condivisione, dove si beve vino, si degustano dolci tipici e si rinnova lo spirito comunitario che caratterizza questo evento ormai radicato nella vita di Mamoiada.
La festa di Sant’Antoni de su o’u prende avvio il 16 gennaio con “sa die de su Pesperu”, momento di apertura della celebrazione. Nel tardo pomeriggio, intorno alle 16:30, il parroco guida una processione solenne attorno al grande falò acceso davanti alla chiesa della Beata Vergine Assunta. Insieme ai fedeli, compie tre giri recitando il “Credo”, in un gesto che simboleggia la purificazione e la benedizione del fuoco. Da un tizzone del fuoco principale vengono poi accesi gli altri falò sparsi per i vari rioni, dove la popolazione si riunisce fino a notte fonda in un clima di convivialità e partecipazione collettiva.
Il 17 gennaio, giorno di Santu Antoni e de sa prima issida, segna il momento più atteso: la prima uscita annuale dei Mamuthones e degli Issohadores, le celebri maschere che incarnano l’identità culturale del paese. La vestizione avviene alle 14:30 nelle sedi delle associazioni Atzeni e Pro Loco – la prima riservata ai membri, la seconda aperta anche ai visitatori – e rappresenta un passaggio rituale di grande valore simbolico.
Subito dopo, le maschere entrano in scena dando vita a una processione danzata che attraversa tutti i rioni. Attorno ai fuochi, i Mamuthones, con le loro pelli nere e le campane sul dorso, avanzano in un passo cadenzato, mentre gli Issohadores li precedono lanciando le loro funi in segno di protezione. L’intera comunità partecipa al rito, che si conclude tra danze e canti in un’atmosfera sospesa tra il sacro e il profano.
Durante le giornate della festa, le case e le piazze profumano dei dolci tipici preparati dalle massaie di Mamoiada: sas caschettas, su popassinu nigheddu e biancu, e su coccone ‘in mele. Realizzati con sa sapa, miele, zafferano, noci e mandorle, questi dolci rappresentano un patrimonio di antiche conoscenze culinarie tramandate di generazione in generazione.
Il 18 gennaio, giorno di Sant’Antoneddu, la festa si chiude in un clima più raccolto. Nei rioni si bruciano gli ultimi tizzoni, mentre le famiglie si ritrovano per condividere dolci e racconti attorno ai fuochi ormai affievoliti, chiudendo così un rito che continua a rappresentare il legame profondo di Mamoiada con le proprie origini e il proprio patrimonio culturale.






































