Nel piccolo centro della Barbagia del Mandrolisai, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea Antonio Ortiz Echagüe di Atzara sta vivendo una stagione di rinnovata vitalità. Fino al 31 agosto 2026, le sue sale ospitano “Ar(e)tè. Antonio Corriga, Paolo Pillonca e la virtù dell’amicizia”, una mostra che interroga il presente attraverso la memoria e trasforma il concetto greco di aretè – l’eccellenza come virtù – in una domanda aperta rivolta a ogni visitatore.
A due mesi dall’inaugurazione, il percorso curato da Sabina Corriga, figlia dell’artista, e dal documentarista Antonello Carboni, continua ad attrarre un pubblico costante. Il Museo MAMA si conferma l’unico presidio d’arte contemporanea della Barbagia del Mandrolisai, un luogo di riferimento per la crescita culturale della comunità che ha saputo diventare uno dei motori culturali più riconosciuti del territorio.
Due vite, una Sardegna
Al centro della narrazione due figure: Antonio Corriga e Paolo Pillonca. Il primo, pittore nato ad Atzara nel 1923, ha costruito nel tempo uno sguardo riconoscibile sulla Sardegna contemporanea attraverso volti, riti, paesaggi e atmosfere dell’Isola. Il secondo, intellettuale e poeta, ha restituito attraverso la parola e la ricerca linguistica in limba la profondità culturale e umana delle comunità sarde.
Corriga e Pillonca hanno guardato alla Sardegna come a un organismo vivo, attraversato da tensioni e meraviglie, da lingue che resistono, da memorie che si trasformano. Non hanno mai pensato all’Isola come a un repertorio da conservare in teca, ma come a un territorio complesso, fatto di lavoro e poesia, di conflitti e bellezza. Per loro la Sardegna non era un’immagine da cartolina, ma un intreccio di paesi e di volti, di donne e uomini che spesso non trovavano spazio nei grandi discorsi ufficiali.
L’amicizia come forma alta di cultura
Il titolo della mostra richiama il concetto greco di aretè, suggerendo una visione dell’eccellenza come responsabilità condivisa. Il doppio significato di Ar(e)tè unisce arte e virtù, bellezza e valore, memoria e impegno, offrendo al visitatore un percorso che non si limita alla celebrazione del passato ma invita a riflettere sul rapporto tra talento, comunità e futuro.
“L’amicizia, quando è autentica, non è soltanto vicinanza affettiva. È riconoscimento, stima, confronto, fedeltà, capacità di vedere nell’altro una qualità superiore dell’esistenza”. In questo senso il legame tra Corriga e Pillonca diventa il punto di partenza per raccontare una costellazione più ampia di artisti e intellettuali che hanno espresso una forma di eccellenza.
Attorno alle due figure centrali si dispiega una trama di nomi che hanno segnato la cultura sarda: Pinuccio Sciola, che ha liberato la voce della pietra trasformando la materia in suono; Aligi Sassu, con la sua forza civile e visionaria; Antonio Atza, Giuseppe Carta, Meloniski da Villacidro, Salvatore Ligios, Domenico Ruiu. Non sono soltanto nomi da esporre, ma percorsi, vite, linguaggi. Ognuno ha portato il proprio talento fino a farlo diventare testimonianza, trasformando l’arte in relazione, la cultura in responsabilità, la memoria in futuro.

Una domanda per le nuove generazioni
La mostra non guarda soltanto indietro. Non si limita a custodire un’eredità, ma la rimette in movimento. “A loro questa mostra non consegna una memoria chiusa, ma una domanda: che cosa significa oggi eccellere? Che cosa significa avere talento?”. L’aretè greca può ancora parlare alle nuove generazioni se viene liberata dall’idea sterile del successo individuale.
Corriga, Pillonca e gli amici eccellenti raccontati in questo percorso indicano una possibilità ancora attuale: studiare senza perdere umiltà, creare senza perdere radici, innovare senza cancellare la memoria, amare la propria terra senza chiuderla al mondo. La Sardegna che emerge da questa mostra non è soltanto eredità, ma materia viva. I paesi non sono periferia, ma laboratori di identità. L’arte non è decorazione, ma conoscenza.
Un artista che ha fatto la storia
Antonio Corriga nasce ad Atzara il 21 marzo 1923. Nel 1936 Filippo Figari lo invita a frequentare l’Istituto D’Arte di Sassari. Fondamentale fu il carisma di Richard Scheurlen, pittore impressionista tedesco giunto nel Mandrolisai alla ricerca di colori e tradizioni. Nel 1942 prosegue gli studi a Firenze con Primo Conti. Il ritorno in Sardegna nel 1948 segna l’inizio di una lunga avventura artistica che spazia dalla pittura alla ceramica, all’incisione.
Tra i temi trattati emergono il folclore e il sacro delle processioni, ma Corriga è molto sensibile alle dinamiche e alle ingiustizie sociali, realizzando opere a tema politico come I funerali di un socialista e Il capraro di Ottana. Nel 1966 presiede l’ISOLA, creando i Centri Pilota, fucina di opere artistiche di altissimo livello. Realizza opere per il Consiglio Provinciale di Oristano, i Municipi di Oliena e Arborea, le sedi del Banco di Sardegna. Numerose le opere sacre: la Crocefissione a Fonni, la Via Crucis a Gavoi, la Pala di San Francesco a Nuoro, la grande Pala d’Altare per la Basilica di Bonaria a Cagliari.
Grazie al suo impegno viene creato ad Atzara il Museo Ortiz. Muore il 16 dicembre 2011 a Oristano.
Il percorso espositivo compone una trama di pensieri che attraversano il tempo e invitano a uno sguardo più attento su ciò che unisce memoria e futuro. Ogni lavoro diventa occasione per riconoscere la continuità di una cultura che si rinnova nel dialogo con chi la osserva, restituendo alla comunità un senso di appartenenza che si fa relazione viva.



































