La città di Sassari dedica un ampio progetto espositivo a una delle figure centrali della pittura del secondo Novecento in Sardegna. Venerdì 10 luglio alle 18 apre al pubblico al Padiglione Eugenio Tavolara la mostra “Liliana Cano. Il fuoco dentro”, visitabile fino al 20 settembre. L’iniziativa è promossa dal Comune di Sassari con la collaborazione dell’Archivio Liliana Cano, mentre la curatela è affidata a Davide Mariani, direttore artistico dell’Archivio e del Museo Diffuso Liliana Cano di Oliena. Il progetto rientra nel programma “Un Ponte per la Cultura: Dialoghi fra Tradizione e Contemporaneità. L’eredità di Alois Ottiger per Sassari”, sostenuto dal lascito del filantropo svizzero destinato alla città.
Il percorso ricostruisce oltre settant’anni di attività attraverso più di cento opere tra dipinti, fotografie, documenti e materiali d’archivio, molti dei quali inediti. La mostra attraversa le diverse fasi della ricerca di Liliana Cano, dagli esordi nel secondo dopoguerra fino agli ultimi anni, restituendo una vicenda artistica sviluppata tra Sardegna, penisola italiana e sud della Francia. Al centro emergono i temi ricorrenti della sua produzione: la vita quotidiana e il mondo agropastorale, il mito e la poesia, la dimensione del sacro, la figura femminile e i riti collettivi. Tra le opere esposte figurano dipinti provenienti da collezioni private, tre piccoli candelieri degli anni Settanta presentati per la prima volta, un grande lavoro dedicato alla Discesa dei Candelieri, la documentazione fotografica del trittico monumentale “Les amants du soleil” realizzato nel 1988 a Tolone e “Primavera”, dipinto del 2020 che chiude il percorso.
Nata a Gorizia nel 1924, Liliana Cano si trasferisce a Sassari nel 1945, città con cui costruisce un legame duraturo. Dopo la prima personale nel 1960, nel 1969 apre la Galleria Sironi, spazio che per circa vent’anni diventa un punto di riferimento per la scena artistica locale. Dalla fine degli anni Settanta avvia una lunga esperienza in Francia, lavorando tra Saint-Mitre-les-Remparts, Istres e Tolone ed esponendo anche a Parigi, Amsterdam e in Germania. Nel 1996 rientra stabilmente a Sassari, dove prosegue la propria ricerca fino alla scomparsa nel 2021.
Il progetto espositivo si sviluppa in un articolato impianto narrativo costruito su un prologo, cinque sezioni tematiche e un epilogo, con un andamento che intreccia osservazione del reale, dimensione visionaria e riflessione sul sacro. “Il fuoco dentro è il risultato di oltre due anni di studio e ricerca sull’opera di Liliana Cano”, spiega il curatore Davide Mariani, sottolineando come la mostra restituisca un ritratto capace di far emergere temi, colori e forza narrativa dell’artista. Nel titolo è racchiusa la tensione che ha attraversato tutta la sua produzione, richiamata anche nelle parole dell’artista: “Sono nata, sono cresciuta e ho dipinto tutto il tempo”.






L’esposizione assume un valore particolare anche in relazione alla storia recente della città: cade infatti a vent’anni dal conferimento del Candeliere d’Oro Speciale assegnato a Liliana Cano nel 2006 per il contributo alle arti visive. Il legame con Sassari si riflette anche nelle opere dedicate alla Discesa dei Candelieri e nella scelta del Padiglione Tavolara come sede espositiva.
L’allestimento, curato da Eikon con Luigi Manca e Laura Melis, traduce il progetto scientifico in una sequenza di ambienti caratterizzati da campiture cromatiche ispirate alla tavolozza dell’artista, creando continuità tra opere, spazio e catalogo. Il lavoro è stato sviluppato in dialogo con l’Archivio Liliana Cano, che ha contribuito alla ricerca e alla selezione dei materiali. Il progetto prosegue anche sul piano editoriale con il volume “Liliana Cano. Il fuoco dentro” pubblicato da Silvana Editoriale, che raccoglie saggi, apparati critici e una ricostruzione documentaria del percorso dell’artista.


































