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Alle origini di un rito: significato e simbologia dell’Albero di Natale

di Nike Gagliardi
24 Dicembre 2021
in Storia
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©Darkmoon_Art | Pixabay

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Sin dai primi giorni di dicembre è un’immancabile presenza tanto nei salotti delle case che nelle piazze delle città, decorato con le classiche palline in vetro colorato, con ghirlande dalle tinte sgargianti o con complessi giochi di luci a illuminarne la chioma. Stiamo ovviamente parlando dell’Albero di Natale, un simbolo le cui origini si perdono nel tempo.

È comune credenza che addobbare i rami dell’abete natalizio (rito che normalmente si svolge l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata Concezione) faccia da sempre parte di un cerimoniale d’origine cristiano-cattolica. In realtà, si tratta di un uso molto più antico che il credo cristiano ha fatto proprio “prendendolo in prestito” da culti a esso precedenti.

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In molti si saranno chiesti per quale ragione sia proprio l’abete l’albero deputato a divenire simbolo delle festività natalizie: per rispondere esaurientemente a questa domanda dobbiamo esaminare il significato sacro che veniva attribuito all’albero in epoca precristiana.

Un primo legame tra l’abete e la Natività lo si riscontra già nell’antico Egitto: sotto una simile pianta era infatti venuto alla luce il dio di Biblos, prototipo dell’Osiride predinastico egiziano. In Grecia, invece, l’abete bianco era sacro alla dea Artemide, divinità lunare e protettrice delle nascite, in onore della quale si sventolava durante le feste dionisiache un ramo della conifera intrecciato con edera e coronato sulla punta da una pigna.

Non è tutto: sempreverde e resistente a temperature glaciali, spesso altissimo e dalla particolare forma conica, quest’albero deve aver solleticato non poco la fantasia dei nostri antenati: l’abete, così come la betulla, veniva considerato fra le popolazioni dell’Asia settentrionale un Albero Cosmico che si erge al centro dell’universo. Secondo gli Altaici, dall’ombelico della Terra spunta l’albero più alto, un gigantesco abete i cui rami s’innalzano fino alla dimora di Bai-Ulgän, la divinità protettrice, collegando le tre zone del cosmo: cielo, terra e inferi.

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    ? Pixabay

Queste sono solo alcune delle cosmogonie in cui l’abete fa la propria apparizione: probabilmente a causa del suo aspetto slanciato e delle colossali dimensioni (l’abete bianco può giungere fino a 60 metri d’altezza, mentre quello rosso, dalla corteccia grigio-rossastra, può arrivare sino a 68 metri), ben figurava in quegli antichissimi miti in cui un enorme albero cosmico collega gli inferi al cielo.

Il riscontro più evidente tra il nostro moderno rituale cristiano e uno pagano di precedente memoria, l’abbiamo con le popolazioni che abitavano il Nord Europa. Nel calendario celtico, l’abete era infatti consacrato alla nascita del Fanciullo divino, festa che si collocava tra i rituali del solstizio invernale. Il legame fra l’albero e il solstizio è documentato anche nei paesi scandinavi e germanici, dove nel Medioevo ci si recava poco prima delle feste solstiziali nel bosco a tagliare un abete che, portato a casa, veniva decorato con ghirlande, uova dipinte e dolciumi. La tradizione voleva che la notte trascorresse in allegra compagnia attorno all’albero, in maniera non differente da quello che avviene oggi durante la sera della Vigilia.

Nei paesi latini l’usanza di tagliare una conifera e addobbarla durante i giorni del solstizio d’inverno penetrò molto tardi. É probabile che fosse presente in epoca barbarica, limitatamente ai territori invasi dalle popolazioni germaniche. Fu solo nel 1840 che la principessa Elena di Mecklenburg, consorte del duca d’Orléans, figlio di Luigi Filippo, introdusse l’Albero di Natale alle Tuileries, suscitando la sorpresa generale della Corte.

Fu così che l’uso di decorare per Natale l’abete bianco e quello rosso si diffuse a poco a poco anche nell’Occidente cristiano, divenendo il simbolo della nascita del Cristo in una curiosa analogia con le tradizioni nordiche.

Anche gli addobbi dell’albero vennero interpretati cristianamente: i lumini simboleggiano la luce che Dio dispensa all’umanità, i regali e i dolciumi appesi ai suoi rami o raccolti ai suoi piedi sono rispettivamente il simbolo della vita spirituale e dell’amore offerto ai credenti. Radunarsi, la notte di Natale, intorno all’albero significa dunque essere illuminati dalla luce del Creatore ed essere pervasi dal suo amore.

Che venga inteso come simbolo del risveglio ciclico della natura dopo il “sonno” invernale oppure metafora dell’amore divino in senso cristiano, una cosa è certa: l’abete decorato a festa è entrato a far parte, ormai da tempo, dell’immaginario collettivo come sinonimo di Natale.

Tags: abetealbero di NataleNatale
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📷 Su Tempiesu: ©️Nurnet | Nicola Castangia e Nuraviganne
📷 Santa Maria Maggiore: ©️ales&ales
📷 Veduta di Orune: ©️trolvag
  • 🕯️ Nel cuore del quartiere Castello di Cagliari si cela un passaggio che da secoli sussurra segreti. Via Alberto Lamarmora, antica ruga Mercatorum dei mercanti pisani, dimora di nobili e argentieri, nasconde tra i suoi vicoli stretti il Portico delle Anime.  🌙 Un tunnel angusto illuminato solo da una lampada fioca, dove l’effige della Madonna delle Grazie veglia su un mistero inquietante. Gli abitanti raccontano di aver udito lamenti di anime in pena davanti al quadro sacro. Ombre che si muovono, voci indistinte che emergono dal buio.  ⚔️ Si narra che durante un Giovedì Santo, Sant’Efisio apparve minaccioso nel portico a un sabotatore intenzionato ad avvelenare le acquasantiere delle chiese cagliaritane. Il santo lo fermò sul nascere. Da allora, ogni anno, il suo simulacro sosta davanti alla Vergine in processione. Una tradizione che unisce fede e leggenda, viva ancora oggi.  🏛️ Tra palazzi segnati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e archi gotico-catalani, il Portico conserva un fascino che sfida il tempo. Cagliari di giorno è luce, ma di notte Castello rivela il suo volto enigmatico.  👉 La storia completa di Raffaella Piras, con tutti i dettagli delle leggende e della storia del luogo, ti aspetta su SHmag.it 📰
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  • ✨ Cenerentola in Sardegna 🔥
Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola.  🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
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