Nel bicentenario della nascita di Giovanni Antonio Sanna – imprenditore, politico e mecenate sassarese dell’Ottocento – accendiamo i riflettori su una realtà importante della nostra città: la Pinacoteca Nazionale di Sassari. Sita in Piazza Santa Caterina nei locali del vecchio Canopoleno, la struttura raccoglie i quadri donati alla città da Sanna e ospita periodicamente incontri a carattere culturale e artistico di grande richiamo. Per l’occasione abbiamo incontrato la Dott.ssa Giannina Granara, che dirige la Pinacoteca ed è molto attiva sul fronte della ricerca e della valorizzazione del patrimonio pittorico e scultoreo ivi custodito.

«Ho sentito da subito la necessità di mettere in risalto la figura di Sanna», ci racconta mentre visitiamo l’accogliente sala che espone il dipinto e il busto del ricco sassarese, «quasi come se fosse lui a guidare la mia attività fra queste mura. Il suo lascito è stato così ingente che studiarlo e valorizzarlo è doveroso. Inoltre la mia prima esperienza lavorativa, quando avevo solo 21 anni, è stata proprio al Museo Sanna, a lui intitolato in via Roma.» Apprendiamo poi che la stanza racchiude anche opere dedicate o appartenute ad altri donatori. «Ad Antonio Canopolo, per esempio, che sappiamo essere stato il fondatore del Canopoleno dopo aver acquistato il convitto dai frati gesuiti. Ma non soltanto: nella sala, che si propone come una sorta di Wunderkammer, sono presenti diverse opere, oggetti da collezionismo come bronzi da tavolo o il dipinto a olio di Lionello Spada su carapace di tartaruga. Ci tengo a ricordare anche una bellissima ceroplastica di Gaetano Zumbo, che è un autore del Settecento il quale, nei momenti di delizia, si dedicava a creare scenette riferite al periodo della peste.»

Lionello Spada, “Anima dannata” (XVII secolo)

Una delle attività portate avanti dalla Pinacoteca consiste nello studio, nell’analisi e nel restauro delle opere che conserva ed espone. In questo senso non sono mancate le sorprese anche per gli addetti ai lavori. «Partendo dalle schede di catalogo a nostra disposizione, vediamo che di molti dipinti non si conoscono ancora né l’autore, né il significato di alcuni contenuti pur associandoli, in determinate situazioni, a precise scuole pittoriche. È stato il caso, per esempio, di un bellissimo dipinto, un’opera molto grande a olio: L’adorazione dei pastori, donato da una discendente dello stesso Sanna. Studiare il quadro ha portato a incredibili scoop: siamo risaliti all’identità dell’uomo rappresentato in un dettaglio; quindi abbiamo ricostruito tutta la storia, arrivando a scoprire il committente dell’opera e siamo arrivati ad appurare che esistono diverse copie di questo dipinto, tutte facenti capo all’originale, purtroppo andato perduto, che era addirittura di Raffaello. È stato importante, in questo senso, il ritrovamento recentissimo a un’asta di Monaco, da parte del nucleo Carabinieri di Venezia che si occupa della tutela del patrimonio culturale, di due dipinti, uno dei quali è l’esatta copia di quello che abbiamo noi.»

Quella di indagine è un’attività molto interessante sotto diversi aspetti. «Dopo l’analisi delle fonti d’archivio custodite dalla Soprintendenza iniziano, in parallelo tra loro, altri studi riferiti alla tipologia del dipinto, alle figure, al tema, al ductus pittorico (il tipo di pennellata). Ma al tutto devono accompagnarsi conoscenza e intuizione verso la scoperta di particolari, anche piccolissimi, che guidano nella ricerca. Dopo il lavoro di confronto tra i vari elementi si tirano le somme. L’arte è bella perché ci riserva delle sorprese continue e questo ci induce ancora di più a proseguire nella ricerca. Anche se non sempre ci troviamo di fronte a opere di alta scuola, scoprirne i segreti è importante, oltre che per il dipinto in sé anche per la storia di Sassari. Qui in Pinacoteca abbiamo lavori che ci portano indietro nei secoli e ci parlano di personaggi pilastro della cultura sarda. Posso citare il Conte Graneri, al quale abbiamo scoperto risalire la proprietà di un dipinto molto curioso, ma sono davvero tante le cose che si imparano facendo una passeggiata tra le stanze.»

“Adorazione dei pastori” (XVII secolo, collezione Zely Bertolio)

Non soltanto dipinti, però, ma anche iniziative collaterali che abbracciano svariati campi del sapere. «Faccio l’esempio de L’astronomo del Guercino, dal quale abbiamo preso spunto per una serie di conferenze bellissime con il professor Cabizza, dove si è parlato delle congiunzioni astrali al tempo della nascita di Gesù e di altre curiosità relative all’astronomia e alla pittura collegata. Ma non solo: abbiamo avuto bellissimi concerti e la didattica con le scuole, che ha portato ottimi risultati. Quest’anno, anche grazie al fatto di poter contare su qualche unità di personale in più, speriamo di poter ripetere l’esperimento attivando dei veri e propri laboratori. Per esempio per quanto riguarda l’incisione, quella del laboratorio è un’idea alla quale tengo molto, sviluppata su appuntamenti fissi e alla presenza di artisti che possano lavorare realmente e dare dimostrazioni su quest’arte che, con i pittori sardi del Novecento, ha prodotto risultati veramente notevoli.»

Da qui l’importanza di visitare la Pinacoteca: «Una bellissima frase di Seneca recita: “Si crede molto facilmente a ciò che si desidera”. A me è capitato più volte con il mio lavoro, e i risultati mi hanno ripagato. Il nostro scopo è quello di rendere la Pinacoteca un luogo bello, dove si possa fruire del bello e coltivare pensieri, scambi di idee, cultura e convivialità proprio come un appuntamento fisso con gli amici».