La trasformazione della materia, il paesaggio come territorio mobile, la memoria familiare e i confini incerti dell’identità sono al centro di “Metastasi – Cartografie del movimento”, la mostra d’arte contemporanea curata da Gloria Perra e Gavino Puggioni, in programma dal 2 al 9 ottobre 2026 negli spazi dell’Associazione +O, in Viale Sant’Antonio 14 a Osilo. L’esposizione è visitabile ogni giorno dalle 18 alle 19.30, con ingresso libero.
Il titolo richiama il significato originario del termine, formato dalle parole greche meta, “oltre”, e stasis, “stato” o “posizione”. Prima di essere associata esclusivamente all’ambito medico, la metastasi indica infatti uno spostamento, il passaggio da una condizione a un’altra e la trasformazione di una forma attraverso l’incontro con ciò che le è esterno. La mostra utilizza questo concetto per riflettere su corpo, memoria, materia e identità come processi aperti, lontani da una definizione stabile.
Le opere di Alessandra Catta, Giuseppe Cossu e Silvia Pazzola non seguono un percorso obbligato né compongono una narrazione unica. Il catalogo presenta tre ricerche differenti, accomunate dall’attenzione verso vulnerabilità, alterazione e cambiamento. In “Fuori trama”, Alessandra Catta trasferisce la forma di un telo quotidiano in ceramica, alluminio e cenere: la stoffa scompare durante la cottura, lasciando una traccia che continua a conservarne la memoria. La materia diventa così il luogo di una metamorfosi, dove la forma sopravvive alla propria origine.
Con l’installazione fotografica “Paesaggi senza fissa dimora”, Giuseppe Cossu osserva invece le specie vegetali alloctone come segni di migrazioni, adattamenti e contaminazioni. Il paesaggio emerge come una mappa di relazioni continuamente riscritta, mentre i concetti di appartenenza e origine perdono il loro carattere definitivo.
La serie fotografica “Chi è mia madre oggi?” di Silvia Pazzola affronta la trasformazione dell’identità all’interno della relazione familiare. Il corpo della madre diventa uno spazio in cui si sovrappongono memoria, affetti e malattia, mentre la domanda del titolo apre una riflessione sulla difficoltà di riconoscersi nell’altro quando la sua presenza cambia.
«La mostra assume la metastasi come dispositivo per osservare un presente nel quale identità, immagini, memorie e corpi sono continuamente attraversati da processi di trasformazione», dichiarano i curatori. L’Associazione +O prosegue così il proprio percorso di sostegno alle arti visive contemporanee e alla ricerca artistica del territorio, dopo il Progetto Illusà e il ciclo “Arte nello Spazio” realizzato nel 2025.



































