Sarà presentato giovedì 19 marzo alla Biblioteca Comunale di Ittiri, alle ore 18:00, il nuovo progetto discografico di Denise Gueye e Marco Carta, intitolato “Le storie di ieri”. Il disco, in uscita il 26 marzo per l’etichetta ClairedeLune su tutte le piattaforme digitali e in formato fisico, rappresenta il coronamento di un percorso artistico dedicato a Fabrizio De André, iniziato nel 2023 e già approdato in festival e rassegne nazionali.
Il duo racconta che la pubblicazione “è il compimento di un progetto nato da un lavoro corposo e in costante evoluzione”. Le prime tappe erano state la partecipazione al Faber Festival di Tempio Pausania e la data al Castello di Pergine, in Trentino, in collaborazione con l’associazione La Follia Nuova ODV. Da quelle esperienze è nato anche il recital “Le Anime di Spoon River”, incentrato su letture tratte dall’Antologia di Spoon River e testi originali di Gueye.
“Le storie di ieri” propone un viaggio tra i brani più significativi del primo periodo di De André, attingendo a album e singoli degli esordi come “La ballata del Miché”, “Fila la lana” e “Il fannullone”. Si affiancano canzoni tratte da dischi successivi, tra cui “Storia di un impiegato”, “Non al denaro, non all’amore né al cielo e Volume 8”. “È un repertorio che amiamo istintivamente – spiegano Denise Gueye e Marco Carta – e in alcuni brani abbiamo trovato una naturale corrispondenza con la nostra voce e il nostro modo di sentire la musica.”
La title-track “Le storie di ieri” riprende la versione incisa da De André nel 1975, quella che nel testo sostituiva nomi politici reali con il più neutro “gran capo”. Nello stesso album trovano spazio “Giugno ’73” e “Nancy”, traduzione del celebre brano di Leonard Cohen.
Nel disco trova spazio anche una selezione di brani da “Non al denaro, non all’amore né al cielo” – “Un malato di cuore”, “Il suonatore Jones”, “Un medico” – opere che esplorano la spiritualità laica e l’umanità fragile dei personaggi di De André. Il duo ne propone una rilettura intima e rispettosa, con arrangiamenti fedeli ma rinnovati da sfumature vocali e timbriche originali.
“Il suonatore di violino è uno che sceglie sempre il gioco, e per questo muore senza rimpianti,” ricordava De André. Una riflessione che sembra guidare anche l’impianto poetico di questo lavoro, dove il valore della libertà come scelta consapevole emerge come filo conduttore.
Come spiegano i due artisti, la fedeltà agli originali è stata totale: “Abbiamo registrato i brani in presa diretta, mantenendo l’impianto melodico e armonico dei dischi di De André. Le uniche libertà sono state alcune variazioni di tonalità e piccoli interventi di sovraincisione per valorizzare la resa sonora.”






































