Una singola performance, nel lontano 1826, che ha cambiato per sempre il panorama musicale americano con l’introduzione dell’opera italiana nel Nuovo Mondo. Si tratta dell’opera unica “Oratorio for the Benefit of the Orphan Asylum”, un concerto che andò in scena quasi 200 anni fa a Little Italy, il quartiere italiano di New York dove passò la sua infanzia il famosissimo Martin Scorsese, regista – tra le altre cose – di film ormai cult, come Taxi Driver e The Departed.

Ed è proprio grazie a Martin Scorsese e a quest’opera perduta che la Sardegna approda negli USA. Il regista americano, infatti, ha ideato ed è stato protagonista del documentario The Oratorio, girato da Jonathan Mann. Il docu-film racconta la storia dell’opera perduta che è stata riportata in scena nel 2018 proprio dal Teatro Lirico di Cagliari.

Partendo dallo spartito perduto e ritrovato a distanza di 200 anni, il film prova a ricostruire il contesto originario in cui avvenne quell’unica rappresentazione, attraverso gli interventi di musicisti e storici, fino ad arrivare alla prima e unica rappresentazione moderna del concerto storico “Oratorio for the Benefit of the Orphan Asylum”, eseguita, appunto, dal Teatro Lirico di Cagliari, sotto la direzione del Maestro Donato Renzetti.

L’opera è stata riportata in scena nel capoluogo sardo perché è stata riconosciuta la sua importanza come “ponte tra culture”: la sua prima e unica rappresentazione avvenuta nel 1826 segnò l’ingresso di una delle maggiori arti italiane – l’opera – in una cultura, quella nordamericana e in particolare newyorkese, che non la conosceva.

The Oratorio è anche un documentario che vuole fornire uno sguardo completo sulla società nella quale l’opera italiana si inserì come genere musicale “nuovo”. E questo sguardo non può prescindere dal luogo in cui tutto è cominciato, una chiesetta di Little Italy. Martin Scorsese frequentò proprio quella parrocchia durante la sua infanzia, partecipò persino al coro, e anni più tardi ne divenne il principale benefattore.

Per questo nel documentario c’è spazio sia per i ricordi del famoso regista, sia per la ricostruzione della realtà storica e sociale newyorkese del 1826. Particolare risalto è dato al ruolo degli immigrati (ricordiamo che Little Italy nacque come quartiere di immigrati italiani a New York), capaci di dare forma a un’intera comunità e di influenzare, attraverso la loro arte e la loro cultura, un’intera nazione. Il film include storie sulle incredibili personalità coinvolte nella performance originale del 1826 come quella dell’organizzatore Lorenzo Da Ponte, il librettista di Mozart, oppresso dal debito, quella della prima diva dell’opera, Maria Malibran, e quella di Pierre Toussaint, uno schiavo liberato che fu il principale benefattore nella costruzione della chiesa.

Nel documentario intervengono anche i membri del Teatro Lirico di Cagliari che raccontano dal loro punto di vista lo sforzo storico fatto per far rivivere un’opera rappresentata per l’ultima volta 200 anni fa.