Si è svolta nel cuore del quartiere Marina di Cagliari un’intensa “due giorni” dedicata al regista Luchino Visconti: in occasione dei 50 anni dalla morte, l’associazione culturale L’Alambicco ha dedicato a questo protagonista del cinema mondiale un omaggio speciale, che ha posto l’accento sulla contemporaneità della visione artistica viscontiana rispetto al linguaggio cinematografico e al ruolo del regista, come portatore di uno sguardo profondo, rivoluzionario e sferzante, sulla realtà. All’avvio dei lavori, il direttore artistico Alessandro Macis ha infatti sottolineato la volontà di tratteggiare con sguardo trasversale le diverse anime di questo artista e l’impatto ancora attualissimo della sua opera sulla settima arte -e non solo- a livello internazionale.
La “due giorni” si è aperta lo scorso 11 settembre negli spazi dell’Hostel Marina, con la presentazione del libro “Tutto Visconti” (Gremese), curato dagli storici e critici cinematografici Jean A. Gili e Piero Spila, che per l’occasione hanno dialogato con Roberto Chiesi, critico cinematografico e responsabile del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Bologna; organizzato come un dizionario, il volume racconta la produzione artistica di Visconti, attraversando i momenti più significativi della sua vita. Agevole nella consultazione, il testo rappresenta uno strumento prezioso per chi voglia approfondire criticamente l’opera viscontiana: dalla “A” di Anna Magnani alla “C” di Claudia Cardinale, dalla “M” di Morte a Venezia, alla “S” di “Senso”, il volume tratteggia il genio multiforme di un artista la cui originalità brilla ancora oggi.
Nella serata del 12 settembre si è invece svolto il convegno internazionale “Luchino Visconti oggi”, coordinato da Piero Spila: i numerosi interventi in programma verranno ulteriormente sviluppati negli Atti di prossima pubblicazione. Roberto Chiesi ha trattato il tema della solitudine, attraverso una suggestiva comparazione tra il personaggio del Principe di Salina (Burt Lancaster) ne “Il Gattopardo” e “Ludovico II di Baviera” (Helmut Berger) in Ludwig; due storie, e due uomini, molto diversi, ma entrambi segnati da un senso di disillusione e, infine, morte. Il Principe di Salina, animato da un sentimento di paternità ideale nei confronti del nipote Tancredi (Alain Delon), lo rinnega quando ne comprende lo spudorato opportunismo; d’altra parte, la dimensione giocosa della sessualità vissuta da Ludovico II di Baviera, difesa come un baluardo dell’infanzia, si contrappone a un totale rifiuto del presente e della realtà.
Jean A. Gili ha dedicato il suo intervento al film La terra trema, evidenziandone i tratti rivoluzionari: un film senza sceneggiatura, ispirato a “I Malavoglia” di Giovanni Verga, e senza un vero teatro di posa e dei veri attori, ma con un suono “carpito” in diretta, così come il siciliano strettissimo dei dialoghi, sottotitolati in italiano. Gili si è soffermato in particolare sul montaggio “impossibile” -anche per la natura del materiale di partenza- del film, presentato dapprima in una versione di tre ore e successivamente rimaneggiato.
René de Ceccatty, scrittore, critico e traduttore, ha tratteggiato Luchino Visconti come interprete della cultura italiana attraverso la mediazione di altre culture europee -francese, tedesca e inglese in particolare-, sottolineandone la capacità di approfondire temi universali quali la perdita di ideali collettivi che ha attraversato il continente in epoche diverse. De Ceccatty ha inoltre approfondito il rapporto di Visconti con Shakespeare, evidenziando come il regista abbia offerto una trasfigurazione di Macbeth al cinema ne “La caduta degli dèi”, e ha delineato un excursus dei suoi adattamenti teatrali tratti da Jean Cocteau, Arthur Miller e Harold Pinter.
Nel suo intervento, la critica cinematografica Elisabetta Randaccio ha offerto un vivido ritratto di Luchino Visconti come regista teatrale, soffermandosi sulla messa in scena de “I parenti terribili” di Jean Cocteau svoltasi al Teatro Eliseo di Roma nel 1945: nonostante le ultime propaggini della Seconda Guerra Mondiale, i cambiamenti rivoluzionari apportati da Visconti -tra i tanti, un maggiore coinvolgimento, anche fisico, del pubblico nella pièce- rendono lo spettacolo un successo clamoroso. Ancora, Randaccio ha sottolineato l’importanza degli oggetti di scena, la cui cura risulta fondamentale per la modulazione della performance degli interpreti.
Giuseppe Mattia, docente di Discipline audiovisive e multimediali, ha sviluppato il suo intervento sul tema della rappresentazione del processo nell’opera viscontiana, evidenziando la natura teatrale del rito giudiziario, particolarmente evidente nel docufilm “Giorni di gloria” del 1945. In 4 blocchi di riprese si racconta il processo ai gerarchi fascisti Pietro Koch, Pietro Caruso e Donato Carretta; Mattia ha sottolineato come nel docufilm si mescolino lo sguardo del cronista e il calcolo strutturale del regista: 8 cineprese seguono PM e imputati e si sceglie la presa diretta del suono, con i bisbigli della folla che reagisce ai momenti cruciali in aula, in un montaggio sincronico particolarmente efficace.
Il compito di chiudere il convegno è spettato a Anton Giulio Mancino, docente dell’Università di Macerata, e al coordinatore Piero Spila;Mancino ha evidenziato come l’opera di Visconti sia attraversata da una serie di “misteriose” circostanze, a ben vedere strettamente connesse alla realtà del tempo in cui sono maturate, come ha dimostrato l’approfondimento sulle vicissitudini politiche della produzione de “La terra trema”, “un film comunista finanziato dal Vaticano prima delle elezioni del 1948”.
Spila ha concluso la serata viscontiana sviluppando il tema del declino sublime. È quasi un ossimoro, che attraversa l’opera del regista, capace di intessere un dialogo raffinato e imperscrutabile tra sofferenza e piacere estetico: Visconti è certamente un esteta, un perfezionista crudele e un conservatore, ma anche un amante del cambiamento; racconta il passato, ma il suo sguardo è rivolto al futuro; è aristocratico per nascita, ma comunista per scelta, capace di raccontare drammi universali con storie individuali, mettendosi sempre dalla parte degli sconfitti, che siano principi dagli abiti sontuosi o pescatori vestiti di stracci. E in questo talento risiede la potenza espressiva di un artista che possiamo definire, oggi, contemporaneo.
L’omaggio a Luchino Visconti prosegue con le proiezioni domenicali previste alle ore 10 all’Hostel Marina di Cagliari: “Bellissima” (20 settembre); “Le notti bianche” (27 settembre), “Gruppo di famiglia in un interno” (4 ottobre).


































