Un intervento che segna un passo importante per la sanità sarda è stato realizzato interamente all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari, dove un’équipe formata da medici dell’Università di Sassari ha eseguito un’operazione di altissima complessità neurochirurgica e ricostruttiva, risolvendo una condizione clinica che da anni comprometteva gravemente la vita di una giovane paziente affetta da meningiomi multipli recidivanti.
La donna viveva da tempo con le conseguenze di ripetuti interventi e della radioterapia, che avevano causato l’esposizione delle meningi e della teca cranica, con rischi significativi per la sopravvivenza e una pesante limitazione nella vita quotidiana. Prima dell’intervento, sembrava inevitabile ricorrere a cure fuori regione, come spesso accade per patologie di questa complessità.
Il Rettore dell’Università di Sassari, Gavino Mariotti, ha sottolineato come l’esito dell’operazione confermi la capacità dell’AOU di affrontare con efficacia casi di livello elevato. L’obiettivo, ha aggiunto, è rafforzare una sanità di prossimità evitando la mobilità sanitaria extraregionale e riducendo i disagi per i pazienti sardi. Questa strategia si fonda sull’integrazione tra università, assistenza e alta specializzazione, elementi ormai consolidati nel modello sanitario sassarese.
L’operazione, durata circa dodici ore e suddivisa in più fasi, ha richiesto una stretta collaborazione tra la Neurochirurgia e la Chirurgia Plastica dell’AOU di Sassari. Nel primo tempo neurochirurgico, è stata rimossa parte della teca cranica, sono state asportate le recidive tumorali e si è proceduto con la ricostruzione cranica mediante una protesi. Successivamente, la fase microchirurgica ha previsto il trapianto autologo microvascolare del muscolo grande dorsale, indispensabile per garantire una copertura stabile dei tessuti e favorire la completa guarigione.
L’intervento è stato guidato da Sabino Luzzi, professore ordinario di Neurochirurgia e direttore della Struttura Complessa di Neurochirurgia, affiancato dalla sua équipe. La parte ricostruttiva è stata curata da Emilio Trignano, professore associato di Chirurgia Plastica e direttore dell’Unità di Microchirurgia, sotto la direzione di Corrado Rubino, professore ordinario e responsabile della Struttura Complessa di Chirurgia Plastica. Tutti i professionisti coinvolti fanno capo all’Università degli Studi di Sassari, confermando il valore della sinergia tra attività accademica, ricerca e assistenza clinica avanzata.
Oggi la paziente, completamente guarita, ha potuto riprendere una vita normale. Il caso rappresenta non solo un importante successo medico, ma anche un messaggio di fiducia verso la sanità pubblica sarda, capace di offrire risposte efficaci e altamente specialistiche senza costringere i cittadini a rivolgersi a strutture fuori dall’isola.







































