L’Italia è ricca di solennità religiose che celebrano il proprio santo patrono con grandi feste di paese e sfilate in processione. Queste, spesso e volentieri, prevedono l’utilizzo di pesanti ed articolate strutture, da trasportare in spalla. Queste celebrazioni sono particolarmente ricercate in quattro specifici centri storici, che fanno parte della Rete delle Grandi Macchine a Spalla italiane. Si tratta di un’associazione, nata nel 2006, che include quattro feste religiose cattoliche italiane. Dal 2013 la rete è inserita nel Patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO. Stiamo parlando di Nola (in Campania), Palmi (in Calabria), Viterbo (nel Lazio) e la nostra Sassari.

I Gigli di Nola. Foto AdobeStock | Enrico Della Pietra

Gigli di Nola. A Nola, con la Festa dei Gigli, i nolani ricordano ogni anno il leggendario ritorno in paese del Vescovo Paolino dalla prigionia in terra lontana, a seguito delle invasioni di Alarico nel 410 dc. La domenica dopo il 22 giugno, si svolge la processione di otto obelischi di legno, i gigli, che rappresentano le otto corporazioni di mestieri locali. Questi sono ornati con rivestimenti di cartapesta, dove sono raffigurati temi religiosi o di attualità. Ogni giglio prende il nome da una delle antiche corporazioni di arti e mestieri e, durante la processione, si susseguono secondo un ordine immutato nel tempo: Ortolani, Salumieri, Bettolieri, Panettieri, Barca, Beccai, Calzolai, Fabbri, Sarti. Tra gli otto obelischi è presente la Barca, che celebra il ritorno di San Paolino, via mare.

Varia di Palmi. La Varia è una festa popolare che si svolge l’ultima domenica di agosto a Palmi, in onore della Madonna della Lettera patrona e protettrice della città. La Varia è un enorme carro sacro che rappresenta l’Universo e l’assunzione in cielo della Vergine Maria. La struttura conica è rivestita di carta argentea e rappresenta il cielo. Sul punto più alto del carro, a 16 metri, siede l’Animella, una ragazzina che rappresenta la madre di Gesù. Sotto di lei, un ragazzo personifica il Padreterno, mentre altri 30 bambini rappresentano gli angioletti. Dal peso di circa 20 tonnellate, la complessa macchina è composta da grandi travi di legno, unite tra loro da chiodi e bulloni intorno al “cippu”, il basamento su cui viene poi costruito tutto il carro.

Varia di Palmi. Foto Karlos80

Candelieri di Sassari. La Faradda di li candareri è la festa che si tienea Sassari la sera precedente alla festa della Madonna Assunta, ovvero il giorno di Ferragosto. La discesa è una processione danzante durante la quale i candelieri vengono trasportati a spalla, dai rappresentanti dei gremi, le corporazioni cittadine: fabbri, calzolai, macellai, viandanti, piccapietrecontadiniortolanifalegnami, sarti, muratori e massai. I Candelieri sono dei ceri votivi a forma di grandi colonne di legno. Attualmente non superano quattro quintali di peso. Si compongono di tre parti: una parte superiore a forma di capitello sulla quale vengono sistemate numerose bandierine e il gagliardetto col nome dell’obriere di Candeliere, dalla punta pendono dei nastri colorati, “li vetti”. Il fusto del Candeliere è alto tre metri e del diametro di quaranta centimetri, riporta l’immagine del santo patrono e i simboli del Gremio. La macchina di legno nella parte inferiore è completata da una base con quattro stanghe incrociate e otto postazioni per il trasporto a braccia.

Macchina di Santa Rosa di Viterbo. La Macchina di Santa Rosa è un baldacchino trionfale che durante la festa del 3 settembre trasporta per le vie di Viterbo la statua di Santa Rosa, patrona della città. L’origine della macchina è legata alla traslazione del corpo di Santa Rosa dalla chiesa di Santa Maria in Poggio al santuario a lei dedicato, avvenuta il 4 settembre del 1258. La struttura, in stile barocco, era molto semplice rispetto alla versione odierna. Nel corso degli anni, infatti, il baldacchino viene man mano impreziosito, finché non si decide di rinnovare la macchina ogni cinque anni anziché ogni tre. Durante il XX secolo, con la macchina intitolata “Volo d’angeli”, la concezione della Macchina di Santa Rosa cambia profondamente. Si abbandonano le linee neo gotiche a favore di nuove soluzioni, e la statua della santa viene liberata dalle antiche sovrastrutture. Inoltre la composizione rimanda alle architetture tipiche della città.

Viterbo, Macchina di Santa Rosa. Foto AdobeStock | Robbic

Tutte queste celebrazioni richiedono il coinvolgimento di musicisti e cantanti, ma anche di abili artigiani che fabbrichino le strutture processionali e che creino gli abiti ed i manufatti cerimoniali. La condivisione coordinata dei compiti in un progetto comune è una parte fondamentale delle celebrazioni, che uniscono le comunità attraverso il consolidamento del rispetto reciproco, della cooperazione e dello sforzo comune.

Queste eccezionali macchine sono, inoltre, diventate recentemente protagoniste di un’installazione dal titolo “Con straordinario trasporto”, in mostra a Milano dal 18 dicembre 2019 al 14 febbraio 2020. La mostra è prodotta dallo Studio Museo Francesco Messina di Milano, in collaborazione con la Rete delle Grandi Macchine a Spalla Italiane Patrimonio Unesco e l’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia. La mostra è curata da Patrizia Nardi, Maria Fratelli e Patrizia Giancotti, ed è completata dal film di Francesco De Melis proiettato, come un affresco digitale, sulla volta e sotto gli archi della chiesa sconsacrata di San Sisto, location dell’installazione.