National Geographic, Nature, Airone, riviste specializzate e punto di riferimento globale per tutti i viaggiatori naturalisti. Facile rimanere a bocca aperta davanti ai bellissimi scenari da ogni parte del mondo, immagini che non di rado ci hanno impressionato tanto da spingerci a organizzare un viaggio, o addirittura a cambiare vita per seguire le nostre passioni.

La maggior parte delle volte restiamo a guardarle sognanti, convinti che la meraviglia sia sempre lontana, quasi irraggiungibile, conquistabile solo dopo grandi gesti o importanti impegni finanziari.

Invece no. A volte è proprio dietro casa che si scopre la vera meraviglia. Soprattutto per chi vive su una delle terre più antiche d’Europa che ancora oggi mostra con onore le vestigia di antichi popoli quasi sconosciuti.

Quindi per noi sardi basta avere uno zaino, un buon navigatore, e tanta voglia di scoperta.

Certamente basta a Fabrizio “Bibi” Pinna, trentasettenne di Serramanna (CA), militare tecnico di aeromobili per lavoro ed eccellente escursionista per passione.

L’amore smodato che Fabrizio ha per la Sardegna non si risolve in bivacco bucolico tra le campagne come per molti di noi: al contrario la sua è una passione consapevole, sorretta da molto studio e approfondimenti storici, e graziata da un gruppo di escursione tutt’altro che ordinario. “Primo ufficiale” è la sua compagna Alessandra Cossu, con cui condivide le attività di speleologia, arrampicata, escursionismo, e un look da copertina; la loro “sergente” è Farah, Labrador di sei anni che riesce ad accompagnarli ovunque, testimoniando che i cani non sono un peso e mostrando che insieme si può davvero creare qualcosa di bello.

Perfetta formula che coinvolge sui social più di quarantamila follower (FB @bibipinna, IG @fabrizio_bibi_pinna): ottimo risultato per un Instagram creato inizialmente da un gruppo di amici a sua insaputa. Racconta Fabrizio: “Gli scatti all’inizio erano concentrati più sul mare, ma la gente non apprezzava. Proprio questo mi spinse a cambiare dando spazio esclusivamente a quella Sardegna che nessuno calcolava, la Sardegna archeologica, quella che reputo la vera Sardegna. Ci sono voluti quasi tre anni di caricamenti, escursioni, esplorazioni, per far vedere che oltre al mare ci sono altre possibili risorse turistiche.”

Quello che ne è derivato è una bomba di immagini di altissimo livello, visioni aeree di decine di siti archeologici corredate spesso da informazioni storiche, precisazioni, interrogativi. Non solo una pagina dove l’occhio si bea dei cromatismi, ma dove anche mente e cuore si pongono domande, in cui gli storici possono inanellare interessanti contraddittori su pozzi sacri, domus de janas, nuraghi, mettendoli a confronto per cercare importanti differenze o analogie, monumenti mostrati senza filtri né eccessivi editing per la pubblicazione – “penso che la vera bellezza si catturi al momento dello scatto” sottolinea Fabrizio – scatti che lo hanno messo in luce e fatto diventare ambasciatore Nikon oltre che collaborare con parecchie figure, tra cui il team che mira a far riconoscere la Sardegna sito patrimonio mondiale Unesco.

I luoghi visitati sono spesso fuori dai circuiti noti, ma sono comunque mappati nelle app Wikimapia e Nurnet che Fabrizio ed Ale utilizzano per trovare i siti direttamente mentre sono in viaggio. Illogico, data la presenza di Farah? In realtà, oltre a riuscire a seguirli ovunque, il suo apporto si è rivelato fondamentale nella attività parallela di eco-pulizia che Fabrizio pone in atto durante le escursioni. Con l’hashtag #unabustaperamica chiedono a tutti di portare con sé una busta per raccogliere la spazzatura che si può trovare durante le gite: “la Sardegna ha bisogno di ognuno di noi e noi abbiamo bisogno della Sardegna” ci esorta Fabrizio.

A sentirlo parlare ci si riscopre innamorati della nostra isola: “Abbiamo un patrimonio archeologico unico al mondo, abbiamo foreste millenarie, abbiamo borghi, tradizioni arcaiche, montagne, sistemi carsici tra i più grandi e vecchi d’Europa, abbiamo così tanto che una sola vita non basterebbe per vedere metà di tutto questo”, e forse per colpa dello “spiaggismo” compulsivo degli anni Ottanta il turismo nell’entroterra è rimasto a lungo un’attività di nicchia; ora si sta assistendo a un’inversione di tendenza, forse grazie ai social o ai programmi divulgativi, che di recente hanno risvegliato la bagarre riguardo i popoli nuragici. Fabrizio ha una sua chiara opinione: “Credo che i nostri padri siano stati il primo grande popolo del Mediterraneo. Un popolo che viaggiava, commerciava, navigava. 3500 anni fa costruirono strutture spostando e modellando enormi blocchi di pietra per creare quello che oggi risulta essere il più grande museo a cielo aperto del mondo. Nuraghi alti fino a 25 metri costruiti a secco, pozzi sacri dalla precisione impressionante, villaggi, tombe e molto altro. L’unica vera risposta a chi definisce i nuraghi solo sassi è questa: uscite, visitate, guardate, vi renderete conto che non sono né sassi né pietre, ma vere opere d’arte.

Il suo consiglio, anche per chi è alle prime armi, è quindi quello di organizzare piccole escursioni e iniziare a scoprire “la Sardegna che si trova alle spalle del mare”. Perfetto, io preparo lo zaino.

E tu?