Il 15 agosto 1936 muore a Roma una scrittrice sarda trapiantata nella penisola che, solo nove anni prima, il 10 dicembre 1927, è stata insignita a Stoccolma dell’ambito Premio Nobel per la Letteratura. Il suo nome, entrato nella storia della letteratura mondiale, è Grazia Deledda.

L’anno della premiazione è un punto necessario da chiarire prima di conoscere meglio la sua storia e la sua opera: sappiamo infatti che, in questo 2016, si celebrano l’ottantesimo anno dalla sua morte e il novantesimo dalla vittoria del Premio Nobel. Come però viene fatto notare dal nipote dell’autrice, Alessandro Madesani Deledda, tanto la lettera di convocazione quanto la medaglia simbolo del Premio sono datati 1927 e non 1926. Questo perché, nel ’26, in realtà il Premio non venne proprio assegnato, saltando così un anno.

Tutto questo, naturalmente, non è che un curioso aneddoto se paragonato all’importanza che la persona e gli scritti di Grazia Deledda hanno rivestito e tuttora rivestono nella cultura italiana ed estera. Nata nel 1871 in un’agiata famiglia della Nuoro bene, l’istruzione scolastica della famosa scrittrice non va oltre le scuole elementari, accompagnata da alcune lezioni private secondo l’usanza del tempo per le famiglie benestanti e, soprattutto, da un grandissimo interesse per la letteratura che la porta a maturare un’enorme cultura da autodidatta. Le prime pubblicazioni risalgono al periodo a cavallo tra gli anni ottanta e novanta dell’Ottocento, divise tra editori di Roma, Cagliari e Milano, con romanzi a puntate e racconti per l’infanzia. La vita di provincia non è però nelle corde di Grazia Deledda, che nel 1899 si trasferisce a Roma. L’anno seguente sposa Palmiro Madesani, dipendente del Ministero delle Finanze, dal quale avrà due figli.

Ha già diverse opere alle spalle pubblicate a puntate come romanzi d’appendice, insieme con un’importante amicizia con lo storico sassarese Enrico Costa quando, nel 1896, dà alle stampe La via del male, romanzo più volte rimaneggiato nell’arco di una ventina d’anni. È però con Elias Portolu, (edito a puntate nel 1900 e in versione compiuta nel 1903), che la Deledda conquista definitivamente il grande pubblico, e a questo seguiranno poi Cenere, L’edera, Canne al vento, La madre, Il paese del vento, Cosima, solo per citare alcuni titoli di una sterminata produzione che si concluderà, postuma, con la pubblicazione di alcune raccolte di lettere inedite.

Verismo e Decadentismo sono forse le due correnti principali alle quali Grazia Deledda viene associata, da sempre, da parte della critica specializzata. Rispetto a queste, però, la sua opera va oltre, raccontando di una Sardegna arcaica ma, ancora oggi, per molti aspetti attuale. Narra le storie di uomini e donne prigionieri di un destino beffardo, catturati in un limbo che li intrappola per quanto, in realtà, la libertà sia dietro l’angolo, celata dietro un punto di vista differente che, solo per paura o convenzione, non si vuole guardare e riconoscere.

In questo Anno Deleddiano sono tante le iniziative intraprese a ricordo della grande scrittrice nuorese. Ricordiamo qui la rubrica #paginedigrazia che, sul sito www.criticaletteraria.org e in collaborazione con la casa editrice Ilisso, ripercorre alcune tra le migliori opere della Deledda analizzandole e contribuendo nel portarle a conoscenza di un pubblico sempre nuovo. L’iniziativa andrà avanti fino al dicembre 2016.

Un altro modo per conoscere più da vicino la vita dell’autrice e la sua opera è quello di visitare il Museo Deleddiano a Nuoro, ricavato all’interno dell’abitazione dove Grazia Deledda ha vissuto per tanti anni. Aperto in questa stagione dal martedì alla domenica, il Museo racchiude documenti e suppellettili che riportano il visitatore alla fine dell’Ottocento, riproducendo gli arredi e le atmosfere dell’epoca su dieci diverse sale più gli spazi esterni. La cucina e la dispensa, in particolare, vengono periodicamente riforniti con cibi freschi che rendono il tutto ancora più realistico, mentre in altri ambienti è possibile scoprire gli anni romani della scrittrice, la sua stanza da letto, tutto sull’assegnazione del Nobel e perfino le opere di alcuni artisti a lei contemporanei.