C’è un momento nella vita dei ragazzini che segna il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta: quando si va in un posto proibito a far qualcosa che non si dovrebbe fare, come fumare di nascosto insieme all’amico più grande; quando si sta lì, in penombra nascosti da tutti, quell’amico inizia a raccontarti storie da grandi che svelano com’è che va davvero il mondo, aprendo finalmente la porta della cantina e illuminando tutti i mostri che gli adulti hanno sempre detto non esistere.

La sensazione che si ha davanti all’opera di Gianni Tetti è la stessa: scrittore sassarese classe 1980, è capace di narrare l’ineluttabile desolazione umana di personaggi dalle emozioni rassegate, che in una società marcescente agiscono in maniere più o meno feroci; caustico e dalla sincerità spietata, ti ipnotizza con uno stile asciutto, tagliente, autentico, che ti inchioda dentro il corpo e ti svela che quei mostri esistono e non sono poi così diversi da noi.

I cani là fuori (2009), Mette Pioggia (2014), Grande Nudo (2016), sono i titoli che compongono la “Trilogia del Vento” in cui ci consegna personaggi in balìa della propria emotività umana, costretti a fare i conti col binomio giusto/sbagliato che potremmo scoprire essere interpretabile e soggettivo, piuttosto che un fisso valore qualitativo. La Trilogia consacra la passione per la scrittura che Tetti coltiva fin dall’infanzia e culmina con la candidatura al Premio Strega: “Grande Nudo è arrivato in fretta, la scrittura è stata liberatoria, la storia ce l’avevo chiara in mente, e le emozioni le vivevo fisicamente, mentre le descrivevo. E il modo in cui ne sono venuto a conoscenza è degno di un film. Ero a fare una presentazione del libro, ricordo come se fosse oggi, la biblioteca di Ossi era piena, la presentazione era stata piacevole, e prima di lasciare spazio alle domande del pubblico, Emiliano Longobardi (libraio e scrittore sassarese, nda) prende il telefono e inizia a riprendermi, “devo farti un’ultima domanda” dice il mio amico, alzandosi in piedi. Non capivo, continuavo a guardare il telefono che ondeggiava davanti a me, mentre Emiliano mi chiede: “il tuo editore vuole sapere cosa si prova ad essere candidato per il Premio Strega?” dopo qualche secondo di silenzio, in cui davvero non riuscivo a capire cosa stesse succedendo, un enorme applauso mi ha investito, e allora ci sono arrivato. Mi sono coperto il volto e ho iniziato a piangere, davanti a tutti, come un bambino. Se ci penso mi emoziono ancora adesso.”

La sua attività è costellata di soddisfazioni: nel 2007 instaura una fertile collaborazione col regista sassarese Bonifacio Angius, e con l’apporto di Stefano Deffenu prendono forma SaGràscia (2011), eccellente esordio del regista che fa vibrare le corde del realismo magico, e Perfidia (2014), racconto crudo ed emotivamente spiazzante, premiato dalla Giuria dei giovani al Locarno Film Festival dove si candida anche al Pardo d’oro; nel 2018 esce Ovunque Proteggimi (terza collaborazione con Angius) che convince critica e pubblico piazzandosi al secondo posto ai box office e sfiorando il Nastro D’Argento 2019 per il miglior soggetto, in cui due solitudini ai margini emotivi tentano di ammarare su un’isola di serenità instabile; sempre nel 2018, insieme al regista Paolo Pisanu vince l’ambito Premio Franco Solinas per la sceneggiatura di Tutti i cani muoiono soli (con protagonista Rudi, personaggio che ammette essergli entrato sotto pelle e che vedremo prossimamente sullo schermo), stesso premio vinto da giganti come Sorrentino, Garrone, Virzì, e che considerava inavvicinabile, e che invece rivince l’anno dopo con la regista colombiana Sara Arango Ochoa (ormai di casa in Sardegna) nella categoria che promuove le collaborazioni Italia – Spagna, con il soggetto Regno Animale, una commovente storia potente e feroce voluta dalla Ochoa e ambientata in Colombia, che parla dell’amore viscerale di una madre per sua figlia e della tremenda tematica del traffico d’organi.

Foto Giampiero Bazzu

Docente, scrittore, sceneggiatore, la sua è una sincera vocazione al racconto, senza velleità né tanto meno toni da professorone (fortunati i suoi corsisti di Sceneggiatura Applicata all’Università di Cagliari). Esortato, ci spiega: “Nel caso della scrittura cinematografica ci sono diverse situazioni di produzione da tenere in conto, ma rispetto alla tv l’aspetto creativo è preponderante: si finisce di scrivere quando la sceneggiatura è finita, non secondo scadenze preordinate. Nei due casi c’è un continuo scambio, uno scontro a volte, una staffetta creativa. Quando le cose vanno bene si instaurano dinamiche creative che mi piacciono molto, e rendono il lavoro davvero piacevole. Scrivere un libro invece è un atto intimo, personale, quasi incomprensibile a volte. Le storie che diventano miei libri sono ossessioni che mi girano in testa per anni, fino a che non mi decido a metterle per iscritto. Di solito, quando sono del tutto dentro a un romanzo, resto spaesato anche quando non scrivo, non faccio altro che pensare alla mia storia, e riemergo pian piano quando magari il romanzo è già in libreria.”

Restando in attesa del quarto titolo a cui sta attualmente lavorando, possiamo ritrovare gli altri in cartaceo, ebook o audiolibro su Storytel, mentre per avere informazioni sulle sue performance (tra le tante, quelle legate al collettivo Scrittori da Palco del circuito Sulla Terra Leggeri, festival letterario non convenzionale), è presente su Facebook (@mettepioggia), Twitter e Instagram. Natale è appena passato: sarà il caso di recuperare i regali non fatti?