Cibo biologico, dieta vegetariana e vegana.

Cereali, legumi, frutta e verdura, carne e latticini, sino ad arrivare allo zucchero e alle spezie: una quantità sempre maggiore di prodotti biologici affolla gli scaffali della piccola e grande distribuzione. Le ragioni di questo boom commerciale risiedono in una migliore informazione sugli svantaggi di colture e allevamenti intensivi e in un’accresciuta consapevolezza da parte del consumatore. È sempre più chiaro che la salvaguardia del pianeta e della proprio benessere fisico passa anche attraverso piccole scelte come, per esempio, cosa mettere nel carrello della spesa.

Gli alimenti vegetali che portiamo in tavola, se non sono certificati come d’agricoltura biologica, sono spesso trattati con pesticidi, diserbanti, prodotti petrolchimici dannosi per il nostro organismo e con un impatto negativo sul terreno e sull’intero ecosistema, di cui intaccano irreparabilmente la biodiversità. Per quanto riguarda le uova, la carne e i latticini, il grave rischio per la nostra salute è da rintracciarsi nell’impiego massiccio di ormoni e antibiotici, nei cereali – anch’essi trattati – con cui vengono nutriti gli animali, nello sfruttamento eccessivo che aumenta il rischio di infezioni e malattie.

La prospettiva di chi si alimenta in modo etico abbraccia anche altri aspetti: privilegiare le piccole attività rispetto alla grande distribuzione, i prodotti “a chilometro zero” (arricchiscono l’economia locale e sono più sani perché non devono viaggiare a lungo ed essere sottoposti a sbalzi di temperatura che ne alterano le caratteristiche) e le aziende che riservano alla manodopera condizioni eque (un importante lavoro in questo senso viene svolto da Altromercato, un consorzio che mira allo sviluppo di un’economia solidale e sostenibile).

Gran parte del mondo occidentalizzato è divenuta inoltre sensibile alle condizioni di sfruttamento degli animali che spesso nei grandi allevamenti prendono la forma di vere e proprie torture: deprivazione della vita all’aria aperta, della socialità e della libertà di movimento, uso di percosse e pungoli elettrici, sfruttamento intensivo che sfocia in nevrosi e malattie. La percezione dell’essere vivente come oggetto o mero strumento pone molti quesiti di ordine morale e per questo in tanti optano per una dieta a base vegetale (vegetariana o vegana).

Non si tratta solo di animalismo: impegnando un terzo delle risorse idriche mondiali (per la produzione di 1 kg di carne vengono impiegati 15000 litri d’acqua), il 25% della superficie terrestre e il 75% della produzione globale di cereali, gli allevamenti costituiscono un enorme rischio per il benessere della Terra. Sono in molti a ignorare che a essi è dovuto il 20% delle emissioni globali di gas serra e gran parte della deforestazione in Amazzonia.

Un’alimentazione equilibrata a base vegetale sembra poi determinare una serie di benefici sulla salute. L’esclusione della carne dalla dieta limita l’insorgere di tumori e malattie degenerative, molti dei nutrienti di origine vegetale sono più facilmente assimilabili e numerose ricerche hanno dimostrato come, all’interno di una dieta bilanciata, le proteine vegetali possano sostituire quelle animali. Non è un caso che sempre più salutisti e sportivi scelgano di diventare vegetariani o vegani.

Anche in Sardegna sta prendendo piede la volontà di nutrirsi meglio e in modo ecosostenibile. Si moltiplicano a vista d’occhio i negozi specializzati in prodotti biologici, vegan e legati al commercio equo e solidale.

 

– Volevamo aprire un’attività che rispecchiasse ciò in cui crediamo, – ci raccontano Laura e Luigi, i due giovani imprenditori responsabili del Madre Natura Bio Shop, una bottega sassarese specializzata in prodotti biologici e vegan – col tempo si sta diffondendo una diversa sensibilità e i nostri clienti ne sono la prova. Chi si rivolge a noi spesso lo fa per un maggiore riguardo nei confronti del proprio corpo, ma sono in molti a tenere d’occhio l’ecosostenibilità di ciò che comprano e consumano.

Purtroppo, nel Nord Sardegna, per quanto concerne il settore biologico la piccola distribuzione non è affiancata da una produzione agricola adeguata, in grado di soddisfare almeno la commercializzazione interna. Noi ci auguriamo che questa dimensione si allarghi, che le aziende virino verso l’utilizzo di sostanze naturali, per salvaguardare tanto la nostra salute quanto la nostra isola. –

Una preghiera che è impossibile non condividere.