Sono tornati in libertà dal punto di vedetta di Monte Timidone, nel compendio forestale di Prigionette, i due giovani grifoni recuperati la scorsa estate nelle acque dell’Area Marina Protetta di Capo Caccia. La liberazione è avvenuta giovedì, dopo le cure e l’applicazione delle dotazioni che consentiranno di riconoscerli e seguirne gli spostamenti. Si chiamano Bollo e Dentul, nomi scelti dai toponimi dei luoghi in cui erano stati soccorsi.
Ad aprire una delle due gabbie utilizzate per il trasporto è stato Claudio Nuvoli, coinvolto in entrambi i salvataggi e al quale è stata affidata anche la scelta dei nomi. Meccanico di professione, appassionato di mare e collaboratore di un diving con base a Tramariglio, Nuvoli aveva recuperato il primo grifone il 2 agosto, mentre rientrava da un’immersione. Avvistato l’animale nello specchio d’acqua fra la Torre del Bollo e lo scoglio di Sant’Elmo, aveva invertito la rotta per raggiungerlo e portarlo al sicuro.
Il giovane rapace era stato quindi affidato al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, che lo aveva consegnato al Centro per il recupero della fauna selvatica di Forestas, a Bonassai, dove aveva ricevuto le cure necessarie. La notorietà di quell’intervento aveva poi spinto Carlo Fresu, operatore turistico della Sea Experience Sardinia, a contattare Nuvoli il 18 settembre: Fresu aveva recuperato dall’acqua un secondo giovane grifone in difficoltà, questa volta all’interno della Baia delle Ninfe, e ne aveva chiesto l’intervento.
Il ritorno in natura è avvenuto in un luogo che domina la baia di Porto Conte e si affaccia sulle falesie di Capo Caccia, frequentate dai grifoni. Alla liberazione, nel compendio gestito da Forestas, hanno partecipato i partner di LIFE Safe for Vultures, i vertici del Parco naturale regionale di Porto Conte e gli studenti della laurea magistrale internazionale in Wildlife management, conservation and control.
Per Bollo e Dentul si apre ora una fase di osservazione: nei giorni precedenti alla liberazione, entrambi sono stati sottoposti alla decolorazione delle penne alari, all’inanellamento e all’applicazione di uno “zainetto” con GPS. Sono strumenti che ne permettono l’individuazione e il monitoraggio in un passaggio delicato della loro crescita: la sopravvivenza dopo il primo involo è una delle fasi più critiche del ciclo vitale dei giovani grifoni.
Su questo fronte lavorano i partner di LIFE Safe for Vultures: Università di Sassari, Agenzia Forestas, Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale, E-Distribuzione e Vulture Conservation Foundation. Il Parco di Porto Conte ha inoltre previsto azioni dedicate nel Progetto integrato di conservazione durevole della fascia costiera, finanziato con fondi Fesr 2021-2027. Su questo progetto proseguirà la collaborazione con l’Università di Sassari anche dopo la conclusione di LIFE Safe for Vultures.


































