La prima incursione di Antonio Marras nella musica prende forma da una poesia e approda alla campagna Fall Winter 2026/27. Si intitola “Rosa Amaranto” il brano nato dalla collaborazione dello stilista algherese con Giaff: un progetto che porta nel suono le immagini, la memoria e la sensibilità della collezione. Non una semplice colonna sonora, ma un nuovo linguaggio con cui sviluppare il racconto degli abiti.
Il punto di partenza è la rosa, motivo che attraversa il guardaroba e diventa il legame con la composizione musicale. Il titolo accosta la delicatezza del rosa alla profondità dell’amaranto, richiamando due registri emotivi che si ritrovano anche nei capi: da una parte la leggerezza delle trasparenze e dei dettagli floreali, dall’altra la consistenza dei tessuti e il rigore delle costruzioni sartoriali.
La canzone nasce da una prima composizione in versi dello stilista, scritta “nero su bianco, come una poesia”, e sviluppata successivamente insieme a Giaff, che ne firma l’interpretazione e parte della costruzione musicale. Le parole suggeriscono fin dall’inizio una direzione sonora: una ritmica sincopata e un’atmosfera sospesa, intima e misteriosa. È Giaff, con la chitarra, a individuare quasi istintivamente il ritmo intorno al quale prenderà forma il brano.
Lo scambio procede dalle immagini alla metrica, dalle suggestioni alla musica. Antonio Marras porta visioni e parole; Giaff lavora alla loro traduzione in una struttura sonora. Nei versi affiora una scena dal carattere cinematografico: petali di rosa nascosti nei luoghi di incontri segreti, indizi di una storia sentimentale custodita lontano dagli sguardi. Armonizzazioni corali, batteria e percussioni accompagnano la lenta evoluzione della composizione, nella quale desiderio, memoria, materia acustica e presenze impreviste costruiscono un unico paesaggio.
Disponibile dal 16 ottobre, in concomitanza con il lancio della campagna Antonio Marras Fall Winter 2026/27, “Rosa Amaranto” è pensata per accompagnarne il video. Il debutto musicale dello stilista estende così alla dimensione sonora il confronto con arte, poesia, immagini e parole, senza limitare il brano alla funzione di sottofondo.
Nel guardaroba, questa stessa sensibilità si traduce in un lavoro sulla memoria, riletta attraverso proporzioni, sovrapposizioni e contrasti di materia. L’archetipo sartoriale resta riconoscibile, ma cambia nell’incontro fra linee rigorose, costruzioni di matrice maschile e volumi più fluidi e avvolgenti. Gessati, tessuti strutturati, pelle e superfici stampate compongono una collezione in cui l’eleganza prende forma dal rapporto fra il ricordo e il presente.
Il ricamo interviene direttamente sulla costruzione degli abiti. Rose e ramages affiorano dalle superfici, si intrecciano con trasparenze e inserti materici, acquistano rilievo attraverso riflessi e applicazioni preziose. La decorazione introduce così una dimensione tridimensionale nella sartoria, modificando la lettura di giacche e silhouette.
Anche il disegno floreale cambia proporzioni: minuto e delicato in alcuni passaggi, più ampio e grafico in altri, definisce i capi attraverso differenze di colore e texture. La rosa compare nei pizzi e nei merletti, percorre velluti, damaschi e broccati, assumendo tonalità purpuree, cipria, carminio e bordeaux. Il suo carattere romantico conserva una componente selvatica, che trova un corrispettivo nell’immaginario sentimentale del brano.
La palette alterna la profondità del nero e del bordeaux alla luminosità dell’écru, agli azzurri acquatici e a sfumature più tenui. Il rapporto fra precisione sartoriale e ricchezza ornamentale tiene insieme maschile e femminile, struttura e leggerezza, senza assegnare a questi elementi ruoli separati.
Il motivo delle rose raggiunge infine gli accessori. Per la stagione, la borsa Caragol viene proposta in un’edizione speciale ricamata: la decorazione floreale ne percorre la superficie e ne sottolinea le forme scultoree, riprendendo il disegno presente sugli abiti e creando una continuità visiva con il guardaroba.


































