Un pranzo preparato mentre si chiudono i seggi, due uomini con possibilità diverse di decidere il futuro del Paese in cui vivono. Parte da questo gesto quotidiano “The Lunch – A Letter to America”, il documentario del fotografo e regista Gianluca Vassallo, in programma martedì 27 ottobre 2026 alle 20 al Cinema Ariston di Oristano, per un’unica proiezione.
Il film nasce da un viaggio negli Stati Uniti durante l’ultimo mese della campagna presidenziale del 2024. Senza voce narrante, Vassallo osserva luoghi, incontri e frammenti di quotidianità, «cercando le persone più che i candidati». La politica emerge dalle esistenze che attraversa, dalle possibilità e dalle contraddizioni che le segnano.
The Lunch: la storia di Eduardo e Robert nell’America al voto
Al centro del racconto c’è Eduardo, cuoco messicano di Coney Island che non ha diritto di voto. È lui a preparare un pasto per Robert, commentatore politico e sostenitore di Donald Trump, la sera della chiusura dei seggi. Uno può esprimersi nelle urne, l’altro contribuisce ogni giorno alla vita di un Paese sulle cui scelte non può pronunciarsi.
In quel gesto Vassallo concentra la domanda che accompagna il progetto: «che cosa significa oggi la democrazia, e quanto pesa una singola vita dentro processi che sembrano enormemente più grandi di lei».
Il rapporto fra Eduardo e Robert diventa così il punto di partenza per una riflessione su appartenenza, lavoro e partecipazione. Il documentario affida alle persone e alle loro azioni il compito di restituire la complessità dell’America.
Una lettera alla democrazia, prima degli schieramenti
La proiezione di Oristano arriva a pochi giorni dalle elezioni americane di metà mandato del 3 novembre. Una vicinanza voluta dal regista, convinto che ciò che accade negli Stati Uniti riguardi anche chi li osserva dall’Europa: «guardare un paese con gli occhi di un forestiero è uno dei modi più onesti per guardare anche il proprio».
Nelle parole di Vassallo, “The Lunch” è «una lettera d’amore alla democrazia come impresa umana, fatta di persone prima che di schieramenti. Poetica, prima che politica».
L’appuntamento all’Ariston porta questa riflessione sullo schermo e la apre a una dimensione collettiva. Per il regista, osservare la democrazia nelle vite quotidiane significa riconoscerne fragilità e bellezza: «guardarla da vicino, dentro le vite di persone comuni, è già un piccolo atto civile».
































