Montagne di sale bianco che si intervallano alle tinte rosa dei fenicotteri e al verde pacifico della natura circostante. Ci troviamo immersi nelle Saline Conti Vecchi, un’oasi naturalistica nel polo industriale di Assemini, dove l’attività antropica ha saputo integrarsi perfettamente con l’ambiente per quasi un secolo. È qui che, per 2700 ettari, sullo Stagno di Santa Gilla, si estendono le più longeve saline della Sardegna, per altro ancora in funzione.

L’officina era il cuore di quella che è la seconda salina più grande d’Italia, capace di produrre circa 250 mila tonnellate di sale all’anno. Più che del cuore, in realtà, si trattava di un vero e proprio cervello: era qui che si riparavano i grandi macchinari usati per l’estrazione del sale marino. La macchina del sale, insomma, non doveva interrompersi mai. Tant’è che, ancora oggi, questo ciclo continua, anche se in modo più moderno (ma non troppo!).

Foto Giorgio Gori e Andrea Mariniello © FAI

La nascita delle saline di Assemini la dobbiamo a un lungimirante Luigi Conti Vecchi, un signore di Firenze, ex direttore delle Ferrovie Sarde. Trasferitosi con la famiglia nell’isola e progettate le ferrovie, si innamorò di questa terra, capace di essere contemporaneamente dolce e aspra in tutte le sue manifestazioni naturali. Andato in pensione nei suoi 70 anni, sul finire degli anni ’20, l’Ingegner Conti Vecchi decise di creare una salina di 2700 ettari in una zona depressa ai margini della città, avviando un processo di bonifica dello stagno. Le Saline di Conti Vecchi iniziarono ufficialmente la loro attività nel 1931, a fronte della concessione rilasciata con decreto regio dieci anni prima.

Ma il progetto dell’ingegnere fiorentino non si limitò alla creazione di una realtà industriale florida e ben funzionante. Luigi Conti Vecchi, infatti, diede vita a una vera e propria comunità del sale, dove tutti i lavoratori – dagli alti vertici (lui compreso) fino agli operai – vivevano in armonia e con non pochi comfort per l’epoca. Agli operai spettavano piccole casette, dotate di un bagno, di un pollaio e di un orticello. La vita in questo modo diventava subito più familiare e il lavoro di per sé duro dal punto di vista fisico veniva ripagato non solo con il denaro, ma anche con i frutti della terra: dall’uovo delle proprie galline, fino alle verdure dell’orto.

Foto Giorgio Gori e Andrea Mariniello © FAI

La comunità era famiglia in tutti i sensi: i bambini, figli di operai e dirigenti e persino i parenti di Conti Vecchi, andavano tutti nello stesso asilo: quello creato all’interno del villaggio di Macchiareddu. Un pullmino portava i ragazzi a scuola a Cagliari e persino i matrimoni avvenivano in salina. L’impianto era anche ecosostenibile e autosufficiente: Conti Vecchi seguiva la filosofia del non buttare via niente. Gli scarti del processo di salinizzazione venivano riutilizzati, così come i materiali edili: un ottimo esempio di economia circolare direttamente dal passato.

Nel maggio del 2017 le Saline Conti Vecchi sono state aperte al pubblico. Il merito è sicuramente della ristrutturazione del vecchio impianto operata da Syndial in collaborazione con il FAI – Fondo Ambiente Italiano, che ha reso accessibili le aree dove la comunità del sale creata da Conti Vecchi lavorava e viveva. La vicenda del Signor Conti Vecchi ha preso oggi la forma di una favola sul lavoro, un esempio di efficienza, umanità e rispetto della natura. Si tratta del primo sito archeologico aperto all’interno di un impianto ancora produttivo.

Foto Giorgio Gori e Andrea Mariniello © FAI

Nelle Saline di Assemini è possibile camminare tra gli ambienti storici di Direzione, Uffici e Laboratorio chimico, ripristinati nel loro aspetto originale, esattamente come dovevano apparire negli anni ‘30. Il viaggio indietro nel tempo è facilitato dalle grandi ed evocative videoproiezioni nell’Officina e nell’ex-Falegnameria, dedicate alla storia e al funzionamento delle Saline. Per una visita immersiva nel mondo della lavorazione del sale in Sardegna, non può mancare uno sguardo attento al paesaggio: la natura è l’ultima protagonista della visita alle saline. I visitatori, infatti, percorrono a bordo di un trenino un itinerario che si snoda tra vasche salanti e candide montagne di sale, immersi in un magico mondo tinto di rosa popolato da centinaia di fenicotteri. Anche l’impianto moderno in funzione è visitabile. Così, insieme agli ambienti di inizio Novecento (diventati un vero e proprio monumento di archeologia industriale), è possibile vedere le vasche rosa in cui il sale sta “maturando” per la raccolta di fine ottobre e novembre.

Foto Giorgio Gori e Andrea Mariniello © FAI

Le Saline Conti Vecchi sono aperte dal martedì alla domenica. La visita ha una durata massima di due ore e comprende un’ora di visita libera all’interno degli uffici storici e un’ora di tour guidato in trenino. A causa della limitata capienza del trenino si consiglia la prenotazione. Il prezzo del biglietto è di 10 euro per gli adulti, mentre i bambini possono accedere gratuitamente al sito. Sono previsti sconti per i ragazzi, per gli studenti, per i gruppi e per i residenti nel comune di Assemini. È anche disponibile un servizio transfer.

Le saline hanno superato la guerra, hanno resistito alle scelte non sempre lungimiranti della moderna politica industriale. Fuori dalle sale antiche, costruite con mattoni d’argilla, il sole sorge e tramonta, passano le stagioni e i fenicotteri passeggiano eleganti nell’acqua, in un quadro vivo dove tutti i colori si incastrano perfettamente. Nel frattempo, il complesso ingranaggio della produzione del sale continua a produrre e si rinnova, seguendo l’esempio del suo saggio fondatore.