Avvolta dai colori del mare e del sole, Cagliari è una città con mille sfaccettature, da quelle meno note ad altre ormai simbolo distintivo e riconoscibile della sua identità. Che siano di origine naturale come nel caso della spiaggia del Poetto o di matrice più umana come quella dei suoi quartieri caratteristici, tutte convergono verso una storia locale unica, mantenuta salda anche da una delle feste più grandi del nostro territorio, ossia quella di Sant’Efisio.
Concentrata i primi 4 giorni di maggio, la festa di Sant’Efisio crea annualmente una dimensione pregna di fede, legata a un personaggio nato nel 250 d.C. in Asia Minore da padre cristiano e madre pagana. Educato da quest’ultima a riti orientali dopo la perdita del padre in giovane età, una volta cresciuto Efisio si arruolò fra i Pretoriani e fu mandato in Italia per portare avanti la campagna d’annientamento contro i Cristiani, ritenuti dall’Imperatore Diocleziano nemici di Roma. Proprio il soggiorno peninsulare risultò una svolta nel suo percorso di conversione, giacché si racconta non solo che durante la marcia fu travolto dalla visione di una croce splendente nel cielo, ma che successivamente quello stesso simbolo gli comparve sul palmo della mano e gli permise di vincere gli avversari barbari.
Un episodio dopo il quale Efisio si battezzò e iniziò a diffondere il Vangelo anche in Sardegna, territorio in cui si era nel frattempo recato per combattere altri gruppi barbarici. Il nuovo percorso da credente però gli costò caro soprattutto dopo l’invio della sua professione di fede all’Imperatore, per via della quale fu prima incarcerato e poi decapitato a Nora il 15 gennaio del 303 d.C.
Divenuto da quel momento martire della fede cristiana, Sant’Efisio incrociò nuovamente il destino della Sardegna nel 1652, anno in cui il territorio iniziò ad essere assediato dalla peste. Nel tentativo di evitare ulteriori perdite umane, i cagliaritani decisero infatti di rivolgersi al Santo, che secondo la leggenda esaudì la richiesta in cambio della promessa di celebrare ogni anno una processione in suo onore.
Fu così che esauritasi l’epidemia nel 1657 ebbe luogo la prima vera e propria festa trionfale per il Santo, ad oggi inaugurata il 30 aprile con la vestizione e sistemazione del simulacro di Efisio sul cocchio che il giorno dopo inizierà il suo viaggio dalla chiesetta di Stampace a Cagliari. La mattina del 1° maggio, infatti, dopo la celebrazione della Messa la festa entra nel vivo con la vestizione dell’Alter Nos (L’Altro Noi), – rappresentante civile nominato dal Sindaco che accompagna il simulacro – e l’avvio della processione, aperta da carri decorati con fiori e frutta detti “tracas” e fedeli in abito tradizionale del paese di provenienza. A ciò seguono i Cavalieri incaricati in origine di proteggere il Santo e i Membri dell’Arciconfraternita del Gonfalone, coperti con velo nero e comprendenti anche due “Collaterali” che siti ai lati del cocchio ne aprono le porte quando questo si ferma per le offerte dei fedeli.














Accompagnata dal variopinto tappeto floreale chiamato Sa Ramadura, la processione prosegue poi alla volta della chiesa di Sant’Efisio a Giorgino, dove non solo il simulacro indossa nuove vesti, ma viene pure posto sul cosiddetto “Cocchio di campagna”, il resto dell’anno custodito in quel luogo ed adottato solo per l’occasione. Dopo un’ulteriore celebrazione a Su Loi a Capoterra, il Santo continua successivamente in direzione Villa D’Orri e giunge infine nella chiesa di Santa Vittoria a Sarroch, dove una messa solenne chiude il primo giorno di festa.
Malgrado le prime tappe del Santo appaiano impegnative, la devozione dei fedeli continua ad ardere forte anche la giornata successiva, durante la quale il simulacro passando per Villa San Pietro e Pula giunge verso sera nella chiesetta di Nora a lui dedicata. Edificata in periodo altomedievale nel punto esatto il cui Efisio fu martirizzato, l’edificio mostra ancora oggi una robusta struttura con tre sezioni longitudinali e presentava in origine una facciata sul versante con campanile “a vela”, ossia dotato di spazio traforato per accogliere le campane.
Un luogo nel quale la mattina del 3 maggio si svolge un’ulteriore messa che inaugura il ritorno del Santo a Stampace la sera del giorno seguente, dove dopo la benedizione Eucaristica avviene lo scioglimento del voto. Accolto da una moltitudine di fedeli, il cocchio guidato dalla coppia di buoi torna nel luogo in cui è destinato a rimanere fino all’anno successivo, quando i cagliaritani saranno chiamati nuovamente a rinnovare una promessa ormai fondamento della loro identità.






































