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Dal 18 al 23 aprile ArtiJanus/ArtiJanas a Milano in occasione della Design Week per “Doppia Firma”

I prototipi nati dalla collaborazione tra l’artigiana Elena Mulas di Urzulei e il designer Gianni Cinti per il settore tessile, e tra l’artigiano Walter Usai di Assemini e la designer Sonia Pedrazzini per il settore della ceramica saranno presenti alla settima edizione del progetto di Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte

di Redazione
24 Marzo 2023
in Eventi, Italia & Mondo
🕓 8 MINUTI DI LETTURA
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Elena Mulas e Gianni Cinti. ? Giulia Camba

Elena Mulas e Gianni Cinti. ? Giulia Camba

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Entra nel vivo ArtiJanus/ArtiJanas, il progetto sperimentale di cultura del design e dell’artigianato promosso e sostenuto dalla Fondazione di Sardegna, con la direzione scientifica e artistica di Triennale Milano che oggi può contare anche sulla preziosa partnership con la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte.

Due le realtà artigiane locali selezionate tramite open call per ospitare le residenze creative. La giuria composta da Stefano Boeri, Presidente di Triennale Milano, dai curatori incaricati per la sezione “artigianato/design” di Aju/Aja – Alberto Cavalli e Roberta Morittu – e dai designer internazionali Gianni Cinti e Sonia Pedrazzini, ha scelto l’azienda Artessile di Elena Mulas di Urzulei e l’azienda di ceramiche Walter Usai di Assemini rispettivamente per i settori “tessitura” e “ceramica”.

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Le esperienze collaborative tra Gianni Cinti ed Elena Mulas e quella tra Sonia Pedrazzini e Walter Usai hanno indagato il tema del “Ludico”, proposto quale filo conduttore della settima edizione di “Doppia Firma”, un invito ad apprezzare e ricercare sempre la straordinaria libertà di poter scegliere e creare per ritrovare la felicità del fare.

Realizzati al termine di un percorso creativo e produttivo durato quasi due mesi, i pezzi verranno presentati a Milano, a Palazzo Litta, dal 18 al 23 aprile 2023 nell’ambito di “Doppia Firma – Dialoghi tra pensiero progettuale e alto artigianato”, il progetto di Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte sviluppato con Living, il magazine di interiors, design e lifestyle di Corriere della Sera, e presentato dalla Michelangelo Foundation for Creativity and Craftsmanship. In piena sintonia con i principi ispiratori di ArtiJanus/ArtiJanas, “Doppia Firma” valorizza il dialogo tra l’innovazione del design e la tradizione dei grandi maestri d’arte non solo europei, per creare un sodalizio creativo capace di produrre una manifattura di eccellenza.

“La finalità di doppia Firma è quella di dare valore, visibilità e interesse al dialogo tra la cultura del saper fare, che arricchisce e nutre i territori, e la visione progettuale creativa che definisce lo spirito dei tempi: i designer riscoprono tecniche artigianali preziose e i maestri d’arte incontrano un linguaggio contemporaneo e internazionale. La sapienza nasce dal dialogo, così come la conoscenza: un dialogo che la doppia firma dei designer e degli artigiani rende importante come un manifesto.” Alberto Cavalli, Direttore Generale, Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte.

“Anche per questa edizione abbiamo scelto i settori della ceramica e della tessitura per sperimentare la collaborazione in forma di residenza tra due designer di livello internazionale e due imprese artigiane sarde – afferma Barbara Argiolas, CEO di Betools e co-ideatrice del progetto con Barbara Cadeddu. Siamo contente delle collaborazioni che si sono attivate. Il lavoro ha prodotto un risultato interessante e prestigioso, espressione di quell’innovazione gentile ma carica di forza che ricerchiamo con Aju-Aja”

Dopo la prima edizione dedicata ai “Tesori viventi”, i grandi maestri delle arti manuali, ArtiJanus/ArtiJanas ritorna con un articolato programma di respiro annuale che vede designer e artigiani focalizzare le proprie energie creative sul “Genius loci”, ovvero, come la progettazione creativa culturalmente consapevole può contribuire a rivitalizzare l’autenticità dei luoghi espressa nel saper-fare artigiano contemporaneo. Genius Loci è un concetto insieme astratto e concreto che si riferisce ad un luogo come insieme di spazio – ovvero di elementi tangibili con una sostanza materiale, una forma, una consistenza e un colore – e di un carattere o atmosfera – un’entità intangibile definita da memorie e storie collettive, da processi culturali e forze naturali, con cui l’uomo può identificarsi.

Queste due dimensioni compresenti, interagendo, definiscono l’unicità, autenticità e tipicità dei luoghi, che permane nel tempo e con cui l’uomo deve “scendere a patti per acquisire la possibilità stessa di abitare” (Christian Norberg-Schulz,1979). Con l’obiettivo di mettere in dialogo la cultura del progetto con quella del saper fare, l’edizione 2023 di ArtiJanus/ArtiJanas è un invito agli artigiani a riconoscere, riappropriarsi e interpretare lo spirito dei luoghi, produrre nuovi significati, legami sociali e di comunità e consentire, così, ai luoghi stessi di continuare ad esistere.

GLI ARTIGIANI E I DESIGNER – IL TESSILE

Gianni Cinti e Elena Mulas

Gianni Cinti, nato vicino a Perugia nel 1979, frequenta l’Istituto per le Industrie Artistiche di Urbino, dove sviluppa un linguaggio trasversale che presto lo avvicina al mondo della moda. Ha collaborato come consulente per diversi brand ed è stato parte per più di cinque anni del team creativo di Gianfranco Ferré (che ritiene il suo maestro). Dall’apertura del suo studio avvenuta a Milano nel 2010, oltre alla moda si è occupato di design, editoria e food; ha preso parte a numerosi progetti fondendo creatività, stile e metodologia, riscoprendo ambiti come l’artigianato artistico d’autore e ripensando materiali nobili come la ceramica e il tessile. I suoi progetti sono stati pubblicati su numerose riviste di settore e hanno ricevuto prestigiosi riconoscimenti (tra cui la Menzione d’Onore al The Lucky Strike Design Award e la candidatura al Compasso d’Oro 2018). Cosmopolita, viaggiatore curioso e appassionato d’arte contemporanea, è stato Visiting Professor in numerose Università internazionali ed è attualmente docente presso l’Istituto Europeo di Design e il Politecnico di Milano.

L’impresa artigiana Artessile di Elena Mulas opera nel settore della produzione artigianale sarda di tappeti, arazzi, tende, copriletti, tovaglie e biancheria per la casa. Per Elena l’arte della tessitura è un prezioso sapere tramandato dalle donne di casa, appreso con la lunga pratica sul telaio della nonna. Alla conoscenza delle tecniche e dei motivi tradizionali si aggiunge la competenza professionale acquisita lavorando, sin da giovanissima, nell’impresa tessile alla cui guida è subentrata nel corso degli anni. In oltre quarant’anni di attività, Elena Mulas è diventata un importante punto di riferimento nella produzione di tessili per l’arredamento. Le sue creazioni, realizzate manualmente con materie prime naturali quali la lana, il lino e il cotone, sono state più volte esposte ricevendo importanti riconoscimenti. Il laboratorio sorge nella suggestiva cornice del paese di Urzulei, nel nuorese, dove Elena porta avanti con passione l’antico sapere. La sua clientela, oltre a quella degli appassionati e dei turisti, è soprattutto legata alle strutture ricettive dell’isola.

Il titolo del loro progetto è RE-FRAME. Dalla collaborazione tra il designer e la maestra nascono due arazzi quadrati, montati su telaio in legno, pensati per essere accostati sulla parete a formare una sorta di grande canvas materico di 3 metri per 1,5. Partendo dalla lavorazione “a pibiones”, il classico punto a grani della tradizione sarda, è stata scelta una tecnica a più ferri, per un risultato meno regolare e preciso, ma molto materico, pittorico e contemporaneo, anche nella scelta inusuale del formato.

“La mia idea nasce nel rispetto della tradizione e delle lavorazioni di Elena Mulas e da un approccio strettamente legato al progetto e alle sue dinamiche in una visione del tutto personale del ‘ludico’, nell’assunto che non esiste gioco senza regole, e che a queste non è possibile trasgredire se prima non vengono conosciute, interiorizzate e quindi riconsiderate. È così che, in comunione con Elena, ho deciso di creare degli arazzi da parete non convenzionali”, spiega Cinti. La scelta di sperimentare nuove materie, intrecciando la lana grezza sarda a fili e materiali insoliti, ha dato vita a texture nuove e tridimensionali. In provocatoria contrapposizione al cromatismo vivace del codice ludico, il designer ha optato per la scelta molto forte del bianco e nero, nel loro gioco degli opposti, nelle loro infinite combinazioni. Perché: “Vedere a colori è una gioia per l’occhio, ma vedere in bianco e nero è una gioia per l’anima.” (Andri Cauldwell)

Sonia Pedrazzini e Walter Usai. ? Giulia Camba
Sonia Pedrazzini e Walter Usai. ? Giulia Camba

GLI ARTIGIANI E I DESIGNER – LA CERAMICA

Sonia Pedrazzini e Walter Usai

Sonia Pedrazzini è cresciuta a Capri e si è diplomata in Industrial Design all’ISIA di Roma. Dopo varie esperienze professionali tra Milano e Monaco di Baviera, si è trasferita a Piacenza, dove vive e lavora. Progettista eclettica, lavora tra design, arte e artigianalità, occupandosi anche di progettazione grafica, consulenza e art direction. Ha disegnato prodotti per il settore cosmetico e ha collaborato con aziende importanti del design e della moda. A queste competenze ha spesso affiancato anche la scrittura e l’insegnamento.

Si è sempre dedicata a lavori più sperimentali e di ricerca, al confine tra arte e design, con una predilezione per i temi che riguardano gli aspetti culturali e pop della società contemporanea. Influenzata dai colori e dalla cultura del Mediterraneo, cerca i suoi riferimenti anche nel citazionismo, nell’arte e negli elementi della natura. Ispirandosi al mondo della cristalloterapia ha disegnato la collezione di vasi I Geodi per Venini. Interessata al tema della natura morta, nel 1998 ha creato Le Morandine, una serie di oggetti in progress ispirati alle opere di Giorgio Morandi. I suoi lavori, accurati nei dettagli e caratterizzati da eleganza formale e ricercatezza cromatica, poetici e decorativi, sono stati ampiamente pubblicati su riviste ed esposti in mostre sia in Italia che all’estero.

Walter Usai è ceramista di quarta generazione ad Assemini, piccolo comune in provincia di Cagliari storicamente specializzato nella manifattura di vasellame in terracotta, ufficialmente riconosciuto come “Città di Antica Tradizione Ceramica”. Quella delle Ceramiche Usai è infatti una storia che ha inizio nel 1840 con il trisnonno, la cui eredità è stata raccolta dal nipote Elvio che l’ha trasmessa a suo figlio Walter, che oggi porta avanti con orgoglio la tradizione di famiglia attraverso le sue creazioni realizzate interamente al tornio. Nel laboratorio di Walter Usai si entra in una dimensione spazio/temporale unica. Consapevole che la tradizione va mantenuta e, allo stesso tempo, rinnovata, accanto alle forme classiche della ceramica sarda Walter gioca con l’argilla rivisitandole con una produzione più contemporanea, con giochi di linee e colori. Fra tutti, il colore del mare, in tutte le sue sfumature, costante della sua produzione, fra patrimonio familiare, modernità e passione per la sua terra.

Il titolo del loro progetto è Genius ludi e si compone di cavallini in argilla lavorati al tornio e smalto. L’opera dimostra come la progettazione creativa e culturalmente consapevole rivitalizzi l’autenticità dei luoghi espressa nel saper fare artigiano contemporaneo. Da sempre nella produzione ceramica di Assemini si usava, e si usa, lavorare l’argilla al tornio. Alla fine del XIX secolo una piccola scultura a forma di cavallino, con il corpo cavo, tondo e allungato e un cavaliere in sella, dal valore apotropaico e legato alla tradizione, veniva interamente realizzata al tornio e posizionata sui tetti delle case con significato benaugurale e di protezione.

La designer e il maestro hanno voluto reinterpretare il cavallino acroteriale, oggetto “inutile” e giocoso, ma anche chiara espressione del genius loci. “Stilizzando il più possibile le forme del cavallo – spiega Sonia Pedrazzini – esasperando il contrasto tra forme geometriche piene e tonde ed elementi più spigolosi e piatti – citazioni e rimandi all’arte cubista e futurista – e giocando sui colori e sugli elementi mobili (i cavalieri: donnina e omino), ho pensato che si poteva creare un oggetto d’arredo contemporaneo che fosse divertente e spensierato, e al contempo profondamente simbolico e rappresentativo dell’abilità dell’artigiano”.

Tags: artigianatoArtiJanus ArtiJanasdesignFondazione di SardegnaSardegnaTriennale Milano
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