Dalla prossima settimana, chi utilizzerà impropriamente le parole “artigianato” e “artigianale” rischierà sanzioni severe. Entra infatti in vigore l’articolo 16 della Legge annuale PMI (Legge 34 dell’11 marzo 2026), che introduce una stretta sull’uso di queste denominazioni.
La norma consente di impiegare i due termini solo alle imprese artigiane iscritte all’Albo e in possesso della qualifica prevista dalla legge.
La misura, salutata con favore da Confartigianato, punta a mettere fine alle pratiche scorrette che sfruttano l’immagine del “fatto a mano” senza esserlo davvero. «Questa è una battaglia vinta con determinazione da Confartigianato – ha dichiarato Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna – e segna la fine della concorrenza sleale: vince l’autentica eccellenza dell’artigianato made in Sardegna e made in Italy».
Meloni sottolinea come la disposizione colmi un vuoto normativo che per decenni aveva generato incertezza sul mercato, restituendo dignità e riconoscimento a un comparto centrale nell’economia nazionale. «Si tratta di un provvedimento fondamentale per contrastare forme di concorrenza non corrette, restituire valore al lavoro artigiano e tutelare i consumatori», ha aggiunto.
La nuova legge non solo protegge le imprese regolarmente registrate, ma assicura ai consumatori la garanzia legale di autenticità dei prodotti. Chi acquisterà un bene o un servizio qualificato come artigianale potrà avere la certezza che si tratti effettivamente del frutto dell’esperienza e della creatività di un’impresa artigiana vera e propria.
L’impatto interesserà numerosi settori della manifattura italiana, dall’alimentare alla moda, fino all’artigianato artistico e tradizionale. Anche attività che producono direttamente – per esempio un bar che prepara gelato in proprio – non potranno più utilizzare la definizione “artigianale” se prive dei requisiti formali.
In Sardegna, il comparto artigiano rappresenta una colonna portante dell’economia regionale, con oltre 34.000 imprese e quasi 100.000 addetti. La nuova disciplina rafforza il principio di concorrenza leale e contribuisce a rendere più trasparente l’offerta al pubblico, distinguendo le produzioni realmente artigiane da quelle industriali o semi-industriali.
Pene severe per i trasgressori
Per garantire l’effettiva applicazione della normativa, il legislatore ha previsto un sistema sanzionatorio rigido. Ogni violazione nell’uso improprio delle denominazioni “artigianato” o “artigianale” comporterà una multa non inferiore a 25.000 euro, con la possibilità di raggiungere l’1% del fatturato dell’impresa.
Una misura che intende mettere fine all’ambiguità e valorizzare la trasparenza, tutelando un patrimonio produttivo e culturale che da sempre distingue l’Italia nel mondo.


































