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Al Teatro Comunale “Maria Carta” di Villaspeciosa prosegue la stagione teatrale organizzata da Abaco Teatro

Focus sulla drammaturgia contemporanea con sei spettacoli adatti a differenti fasce di pubblico in scena dal 5 febbraio al 16 aprile

di Redazione
18 Gennaio 2023
in Eventi, Sardegna, Teatro
🕓 8 MINUTI DI LETTURA
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“Jeffrey Dahmer / Il gioco delle ossa” di Abaco Teatro e NudiCrudi

“Jeffrey Dahmer / Il gioco delle ossa” di Abaco Teatro e NudiCrudi

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Miti e leggende della Sardegna e un omaggio ad Antonio Gramsci, ma anche un viaggio alla scoperta della Storia e degli “eroi” dell’Isola a misura di giovanissimi, tra riletture di celebri fiabe popolari e ritratti d’artista ma anche la favola nera di Jeffrey Dahmer, il Mostro di Milwaukee: si alza il sipario sull’intrigante cartellone della Stagione Teatro Villaspeciosa | febbraio-aprile 2023 organizzata da Abaco Teatro con la direzione artistica di Rosalba Piras al Teatro Comunale “Maria Carta” di Villaspeciosa e realizzata con il patrocinio e il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, con il patrocinio del Comune di Villaspeciosa e il contributo della Fondazione di Sardegna.

Inaugurazione – domenica 5 febbraio alle 19:30 – nel segno de “S’Accabadora” con drammaturgia e regia di Susanna Mameli (Anfiteatro Sud): un atto unico liberamente ispirato a “Le Serve” di Jean Genet, con musiche di Paolo Fresu, produzione videomapping e realtà aumentata a cura di Michele Pusceddu e Francesco Diana, per una vicenda che intreccia mito e realtà. Sotto i riflettori Marta Proietti Orzella e Elisa Pistis, nei ruoli rispettivamente di Antonia, s’accabadora (ma anche levadora e incantadora), colei che spezza il filo della vita ponendo fine ai tormenti di un’agonia e Speranzedda, che la serve e si prende cura della casa, ne custodisce i segreti. La pièce (già finalista al concorso Nuove Sensibilità del Festival Teatro Italia di Napoli, e vincitrice del Premio per la Miglior Drammaturgia al Roma Fringe Festival 2020) è incentrata sul rapporto tra le due protagoniste, sorelle unite da un legame di sangue e d’affetto, ma anche “antagoniste” in un crudele gioco al massacro che culmina con una terribile rivelazione. “S’Accabadora” trae spunto dalla figura leggendaria che incarna una forma di eutanasia ante litteram per raccontare il ruolo e la condizione femminile nella civiltà agro-pastorale, ma anche nell’Italia e nell’Europa di ieri e di oggi, i pregiudizi e le paure, i drammi silenziosi e la forza catartica di un estremo atto di pietas.

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Il fascino di una vita d’artista, per un ritratto di Edith Piaf tra parole e note – domenica 19 febbraio alle 19:30 – con “Edith / La voce dell’anima” di OfficinAcustica, un concerto-spettacolo con testi originali di Anna Lisa Mameli e direzione musicale e arrangiamenti di Corrado Aragoni, sulla storia dell’indimenticabile “usignolo” che ammaliò l’Europa e il mondo intero. Un ideale viaggio nella Parigi del Novecento, sulle tracce di quella creatura dall’immenso talento e dalla voce straordinaria, intensa e struggente, capace di cantare la miseria e l’infelicità ma anche il sogno de “La Vie en Rose”, di conquistare il pubblico e riscattare attraverso l’arte un’esistenza segnata dalla tragedia, senza rinnegare il passato, come nella celebre: “Non, je ne regrette rien”. Sotto i riflettori la cantante e attrice Anna Lisa Mameli (voce) con Corrado Aragoni (pianoforte), Remigio Pili (accordeón), Massimo “Maso” Spano (contrabbasso) e Alessandro Garau (percussioni) per un tributo all’artista francese, icona della chanson, pasionaria dei derelitti, simbolo della Resistenza nella Francia occupata e raffinata interprete delle umane passioni. «Dai sobborghi di Parigi all’Olympia, fino alle tournée in America» – ricorda Anna Lisa Mameli – «Edith Piaf ha stregato il mondo con la sua voce “insanguinata”, che nemmeno l’alcool e la malattia hanno potuto incrinare… Una vita a voce spiegata, fino all’ultimo respiro».

“Edith – la voce dell'anima” di OfficinAcustica
“Edith – la voce dell’anima” di OfficinAcustica – ? Giorgio Russo

Storia di un serial killer – domenica 5 marzo alle 19:30 – con “Jeffrey Dahmer / Il gioco delle ossa” di Abaco Teatro e NudiCrudi, con drammaturgia e regia di Dafne Turillazzi e Antonello Verachi, nell’interpretazione di Tiziano Polese: una pièce multimediale con (in video) Rosalba Piras (la madre di Jeff), Gerardo Ferrara (il padre) e Boucar Wade Konerax (una vittima), per una ricostruzione immaginifica e poetica della figura e delle tragiche gesta del Mostro di Milwaukee. Spettacolo il cui progetto iniziale risale a diversi anni fa, e che sempre insieme ad Abaco, fu finalista Premio Scenario. Una favola nera, in cui la solitudine dell’infanzia, la mancanza d’affetto e la crudeltà dei coetanei lasciano tracce indelebili sulla psiche di Jeffrey Dahmer, pluriomicida, autore di delitti efferati ma in qualche modo vittima, prigioniero di un’ossessione, alla ricerca di un amore impossibile che culmina in un rito di morte. «Quando ero bambino avevo inventato un gioco. Lo chiamavo il Paese dell’Infinito ed era un mondo popolato da Uomini Stecchino e Spirali» – racconta il protagonista –. «Gli Uomini Stecchino non avevano carne. Avevano la forma di un filo o di un grissino e il loro corpo era fatto di un solo ossicino, lungo e diritto. Stavano ciascuno per conto suo». “Jeffrey Dahmer / Il gioco delle ossa” è un tentativo non di giustificare, ma semmai di comprendere i meccanismi della mente, i traumi e gli squilibri alle radici di un comportamento fortemente deviante e asociale, in cui il protagonista ha sacrificato delle vite per il proprio piacere. Una storia estrema e tragicamente vera. Al termine dello spettacolo è previsto l’intervento della Criminologa Lorena Piras.

Tra fantascienza e storia – domenica 19 marzo alle 19:30 – con “Gli Eroi della Sardegna” di Origamundi, uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Ivano Cugia, in scena con Erika Carta e Daniele Pettinau (creatore dei simpatici pupazzi), per un ideale viaggio nel tempo alla (ri)scoperta di personaggi storici e leggendari dell’Isola. A far da guida, la professoressa Longobardi, che grazie a un ingegnoso macchinario, ovvero il “simulatore di storia sarda” ha l’opportunità di confrontarsi e di dialogare con un Gran Sacerdote del popolo degli Shardana, un pastore nuragico, inventore del canto a tenore, ma anche il soldato Josto, figlio di Amsicora, il condottiero sardo-cartaginese a capo della rivolta contro i romani e perfino la Giudicessa Eleonora d’Arborea. Un’occasione per approfondire alcuni episodi dell’antichità e del Medioevo e riflettere sul ruolo e la posizione strategica della Sardegna al centro del Mediterraneo, in particolare sulle ipotesi suggestive e sugli interessanti reperti dell’età nuragica. Fonti letterarie e storiche insieme a centinaia di torri di pietra permettono di immaginare una civiltà, forse potente, in relazione con i popoli e le città sulle coste del Mare Nostrum, ma anche con gli abitanti dell’Antico Egitto: una storia forse da riscrivere sull’Isola dei nuraghi… terra di “Giganti” e antichi (e moderni) eroi.

“Bianca come la neve” de L'Effimero Meraviglioso
“Bianca come la neve” de L’Effimero Meraviglioso

Nel mondo fantastico delle fiabe – domenica 2 aprile alle 19:30 – con “Bianca come la neve” de L’Effimero Meraviglioso, con Michela Cidu e Federico Giaime Nonnis, per la regia di Antonello Santarelli: un divertente e coinvolgente gioco meta-teatrale, in cui «lo spazio scenico diventa una sorta di baraccone delle meraviglie». La storia della sfortunata principessa Biancaneve, perseguitata da una perfida matrigna, che incarica uno dei suoi cacciatori di uccidere la fanciulla e portarle il cuore, sulla falsariga della fortunata versione dei Fratelli Grimm, rivive sul palco in una partitura rigorosa in cui si intrecciano diverse tecniche, dal teatro di figura all’uso delle maschere, dal teatro delle ombre alla commedia dell’arte. Sotto i riflettori attori e burattini, mentre le disavventure dell’orfana invidiata e odiata per la sua bellezza, costretta a fuggire e a nascondersi nel bosco, per essere poi accolta nella casetta dei Sette Nani, si complicano con la comparsa di personaggi come il Lupo disoccupato e il Cacciatore di buon cuore. “Bianca come la neve” ripropone in chiave ludica alcuni dei temi centrali delle fiabe popolari, mettendo a confronto personaggi e trame e coinvolgendo gli spettatori nel tentativo di tenere lontani gli “intrusi”, decisi a tutto per conquistare le luci della ribalta, quasi come i sei personaggi pirandelliani… con un finale tutto da scoprire.

Omaggio ad Antonio Gramsci, intellettuale, filosofo, politico e scrittore, personalità di spicco della cultura del Novecento – domenica 16 aprile alle 19:30 – con “Gramsci Antonio: presente!” del Teatro Actores Alidos: tra realtà e sogno, la pièce scritta da Rossana Copez e Marta Proietti Orzella, anche protagonista sulla scena insieme con Fausto Siddi, propone uno strano “incontro” tra una studentessa e l’autore dei “Quaderni del carcere”. Le parole profetiche di una delle menti più brillanti del secolo breve risuonano in una conversazione surreale, tra gli scaffali di una biblioteca dove l’adolescente Terry cerca materiali e ispirazione per una tesina scolastica. Focus sulla «sconvolgente attualità del pensiero di Gramsci», su come possa «“parlare” anche a un ragazzo di oggi» e su alcuni temi fondamentali, come sottolineano le autrici: «l’importanza della “resistenza”, dell’essere cittadino consapevole, il valore (e il privilegio) dell’istruzione, della lingua e delle proprie origini, di un’educazione libera (“lasciamo al bambino/bambina la libertà di scelta di abbigliarsi da maschio o da femmina”), della curiosità e dell’immaginazione che “non riconosce sbarre, non si può sbattere in galera”». Negli scritti dell’illustre figlio della Sardegna, anche un invito alla salvaguardia della natura, ma soprattutto la consapevolezza del «pericolo dell’indifferenza, perché “la storia non è un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto…”» e non prendere posizione significa permettere che siano altri a farlo, in base alle loro idee.

Angelo Cesselon - Manifesto con Gina Lollobrigida
Angelo Cesselon – Manifesto con Gina Lollobrigida

La stagione teatrale sarà impreziosita dalla mostra “Un pennello per il cinema” (5 febbraio – 16 aprile) che attraverso le opere di Angelo Cesselon, nel centenario dalla sua nascita, con i suoi ritratti ad acquarello dei più famosi e amati divi e dive del grande schermo, ha creato i manifesti di alcuni dei più grandi successi del cinema italiano del dopoguerra. Angelo Cesselon (1922–1992) ha dedicato tutta la sua vita alla pittura ed è stato uno dei più importanti maestri del manifesto di cinema nel mondo. In mostra alcune immagini dei bozzetti pittorici per manifesti realizzati dall’artista, che si dedicò alla pittura cinematografica di poster dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Un itinerario nella storia del cinema con i volti delle attrici e degli attori protagonisti di importanti film girati in Italia e nel mondo, per ritrovare il fascino della “fabbrica dei sogni”. La mostra sarà inaugurata alla presenza della dottoressa Alessandra Cesselon, figlia dell’artista, storica dell’arte e curatrice dell’Archivio Cesselon.

Abbonamento a 6 spettacoli: intero €35, ridotto €25. Biglietti: intero €7, ridotto €5. Biglietto speciale per le scuole: €3 a bambino. Riduzioni per bambini, studenti fino a 26 anni e tutti i residenti a Villaspeciosa. Info e prenotazioni: cell. 347.8928141 su WhatsApp.

Tags: Abaco TeatroteatroVillaspeciosa
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  • 👹 Sos Colonganos, il respiro antico del Carnevale di Austis  Nel cuore della Sardegna, ad Austis, ogni anno il Carnevale si trasforma in qualcosa di ancestrale. Non ci sono coriandoli né allegria sfrenata: qui il tempo rallenta, e dalle vie del borgo emergono figure avvolte nel mistero. Sono Sos Colonganos, maschere silenziose vestite di pelli di pecora, pellami di volpe e martora, con ossa d’animale legate sulla schiena e volti coperti da maschere di sughero intrecciate a rami di corbezzolo. 🌿  ⚫ Il loro nome deriva dal greco “kolos” — colui che veste di pelli — e la loro presenza comunica penitenza, sacrificio e legame profondo con la terra. A differenza di altre maschere sarde, Sos Colonganos non portano campanacci, ma ossa: simbolo potente di morte e resurrezione che attraversa i secoli.  🐗 Il rito si arricchisce con l’apparizione di s’Urtzu, figura dal volto nero di carbone e una testa di cinghiale completa di zanne, che cerca disperatamente di sfuggire a Sos Bardianos, guardiani avvolti in cappotti neri di orbace che lo percuotono con bastoni fino a “ucciderlo”. È un dramma collettivo che racconta la ciclicità della vita, il sacrificio rituale, la rinascita comunitaria.  📜 Le radici di questa tradizione affondano almeno nel 1700, come testimonia la poesia del neonelese Bonaventura Licheri. Grazie all’Associazione culturale Sos Colonganos e a testimonianze orali preziose — come quella di Franziscangela Meloni, classe 1907 — oggi il rito continua a vivere, custodendo memorie che parlano di identità, memoria e appartenenza.  La storia completa, tra simboli antichi e voci del passato, la trovi nell’articolo di Chiara Medinas su SHmag.it 🔗  📸 ©Associazione Culturale Sos Colonganos
  • 🏔️ Nel cuore della Sardegna più autentica, a 750 metri di altitudine, Orune si erge come un libro di pietra aperto sul passato. Il suo nome potrebbe derivare dal greco oros, “montagna”, e già questo racconta molto: un paese che domina vallate, boschi e formazioni rocciose tra Barbagia, Baronia, Logudoro e Gallura. 🌿  📜 Ma Orune non è solo paesaggio. È memoria viva di un’epoca in cui il banditismo sardo segnava la cronaca: qui nacquero figure leggendarie come Dionigi Mariani e Giovanni Moni Goddi. Eppure, accanto a loro, il borgo ha dato i natali anche a Margherita Sanna, tra le prime donne sindaco d’Italia, e ad Antonio Pigliaru, filosofo e giurista di grande rilievo.  ⚡Oggi Orune custodisce tesori che vanno oltre i nuraghi: Casa Murgia, palazzotto signorile dei primi del Novecento con un antico mulino ancora visibile nel giardino, racconta la storia dell’energia che illuminò per prima il paese.  🌳 E poi ci sono le sugherete secolari, maestose e silenziose, fonte di vita economica e meta di studiosi da tutta Europa. Il sughero estratto qui diventa tappi, pannelli isolanti, arte artigianale.  In tavola, Orune regala sapori intensi: i maccarones de ordascia, pasta d’orzo lavorata a mano, e sas montecadas, dolci fritti a forma di alveare che accompagnano il Carnevale barbaricino di metà febbraio. 🍯🎭  Un borgo che non dimentica, che resiste, che continua a vivere.  👉 Un viaggio tra archeologia, tradizioni e identità, l’articolo di Raffaella Piras continua su SHmag.it  📷 Nuraghe Nunnale: ©️Regione Autonoma della Sardegna
📷 Su Tempiesu: ©️Nurnet | Nicola Castangia e Nuraviganne
📷 Santa Maria Maggiore: ©️ales&ales
📷 Veduta di Orune: ©️trolvag
  • 🕯️ Nel cuore del quartiere Castello di Cagliari si cela un passaggio che da secoli sussurra segreti. Via Alberto Lamarmora, antica ruga Mercatorum dei mercanti pisani, dimora di nobili e argentieri, nasconde tra i suoi vicoli stretti il Portico delle Anime.  🌙 Un tunnel angusto illuminato solo da una lampada fioca, dove l’effige della Madonna delle Grazie veglia su un mistero inquietante. Gli abitanti raccontano di aver udito lamenti di anime in pena davanti al quadro sacro. Ombre che si muovono, voci indistinte che emergono dal buio.  ⚔️ Si narra che durante un Giovedì Santo, Sant’Efisio apparve minaccioso nel portico a un sabotatore intenzionato ad avvelenare le acquasantiere delle chiese cagliaritane. Il santo lo fermò sul nascere. Da allora, ogni anno, il suo simulacro sosta davanti alla Vergine in processione. Una tradizione che unisce fede e leggenda, viva ancora oggi.  🏛️ Tra palazzi segnati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e archi gotico-catalani, il Portico conserva un fascino che sfida il tempo. Cagliari di giorno è luce, ma di notte Castello rivela il suo volto enigmatico.  👉 La storia completa di Raffaella Piras, con tutti i dettagli delle leggende e della storia del luogo, ti aspetta su SHmag.it 📰
  • 👹 Maschere nere, corna di cervo, pelli di montone e campanacci: a Lula, il Carnevale rivive ogni anno nel rito arcaico di Su Battileddu, la vittima sacrificale che incarna il ciclo eterno di morte e rinascita. Una tradizione intensa, misteriosa e profondamente legata alla terra e alla comunità.  👩🏻‍🍼👶🏻 Accanto a lui, le lugubri Sos Battileddos Gattias intonano canti funebri e mettono in scena gesti rituali che mantengono viva una memoria collettiva radicata nel mito e nell’identità della Baronia.  🔗 Nell’articolo su SHmag.it, Chiara Medinas ci guida alla scoperta della storia, del simbolismo e del fascino di uno dei Carnevali più enigmatici della Sardegna.  📷 Silvia Dengo
  • ✨ Cenerentola in Sardegna 🔥
Tra falò d’inverno e fiabe sussurrate accanto al fuoco, la magia della ragazza dal cuore puro rivive anche nell’Isola.  🏰 Molto prima del castello Disney, esisteva Rodopi: una fanciulla dell’Antico Egitto, destinata a diventare la prima “Cenerentola” della storia.
Dalle corti europee arriva in Sardegna, dove la fiaba trova nuove voci e nuovi nomi. E lì, tra montagne e mare, cambia per sempre volto.  🐦‍⬛🌾 Nel cuore del Campidano vive Maria Chisjnera, la più piccola di tre sorelle. Dalla gentilezza verso un uccello magico nascono noci, mandorle e prodigi. ✨
In ogni frutto, un incantesimo: abiti splendenti 👗, fate e servitori. E come nella fiaba, sarà una scarpetta 👠 a rivelare la verità.  👑 Il giovane che la sceglie non è un principe qualunque, ma l’uccello mediano, liberato dal suo incantesimo grazie a un gesto di bontà 💖.  Ogni versione di Cenerentola racconta la stessa verità: la gentilezza salva, e persino la sventura può diventare luce. 🌟  Dal mito egizio ai nuraghi, la fiaba di Cenerentola continua a vivere nei racconti di Sardegna.  🔗 Scopri la storia completa nell’articolo di Raffaella Piras su shmag.it
  • 🎄 “Marley era morto”. Così inizia il “Canto di Natale” di Charles Dickens, pubblicato nel 1843 e sold out in pochi giorni. Da quel capolavoro nascono oltre un secolo di adattamenti cinematografici: dal muto del 1901 con Scrooge di Walter R. Booth, al musical del 1970 con Albert Finney, fino a “S.O.S. Fantasmi” con Bill Murray e la CGI di Robert Zemeckis con Jim Carrey. ❄️  🎞️🍿 Classici hollywoodiani, Muppet irresistibili e l’horror con Johnny Depp in arrivo nel 2026. Quale Scrooge è il tuo preferito? Scopri la guida completa di Lorella Costa 👇🏻
  • 🪨 Scolpita nella roccia di Capo Sant’Elia, la Grotta di San Bartolomeo racconta una pagina poco nota della preistoria cagliaritana.  Tra frane, scavi ottocenteschi e indizi sparsi nel terreno, qui sono emersi frammenti di vasi, punte di lancia, resti animali e tracce di antiche capanne: tasselli di una storia che va dal Neolitico all’età nuragica, passando per la misteriosa cultura di Monte Claro.  🌊 Accanto alla grotta, la Domus de Janas ancora visibile custodisce il silenzio di un passato in parte perduto, mentre gli archeologi cercano di ricostruire l’abitato che un tempo dialogava con il mare di Marina Piccola e il colle di Sant’Elia. 
Una vicenda fatta di scoperte, scomparse e domande ancora aperte, che ridisegna le origini più remote di Cagliari.  La storia continua nell’articolo di @medinolasss su SHmag.it: leggila per entrare nel cuore nascosto di San Bartolomeo 🔍📖
  • 🎨 A Oliena nasce il Museo Diffuso Liliana Cano, un percorso che intreccia arte, memoria e comunità. Un progetto che trasforma il paese in un museo a cielo aperto, dove i murales, le sculture e i cicli pittorici dell’artista dialogano con le strade, le chiese e le piazze. 🏛️✨  Promosso dal Comune di Oliena, in collaborazione con l’Archivio Liliana Cano, il Presidio Turistico Oliena Galaveras e la Parrocchia di Oliena, il Museo Diffuso propone otto tappe e oltre cinquanta opere che raccontano quarant’anni di ricerca artistica e di dialogo con il territorio.  📍 Dal “Monumento alla donna” del 1985, una delle prime sculture pubbliche in Sardegna dedicate alla figura femminile, fino ai murales religiosi e civili che costellano il centro storico, ogni tappa rivela un frammento del rapporto profondo tra Liliana Cano e la comunità che l’ha accolta.  👣 Un itinerario da percorrere lentamente, tra arte, tecnologia e memoria collettiva.  Scopri tutti i dettagli e la storia completa del Museo Diffuso Liliana Cano su 👉 SHmag.it
  • ✨ La cattedrale di “Notre Dame de Paris” si prepara a illuminare anche il cielo della Sardegna. 
La celebre opera popolare moderna con musiche di Riccardo Cocciante, tratta dal romanzo di Victor Hugo, torna in Italia dal 26 febbraio 2026 con una nuova grande tournée che attraverserà il Paese fino al 6 gennaio 2027. 🇮🇹  🎭 Dopo oltre vent’anni di repliche e milioni di spettatori, lo spettacolo si conferma un classico contemporaneo capace di raccontare emarginazione, paura del diverso, desiderio d’amore e ricerca di giustizia attraverso musica, danza e teatro. 
Una combinazione di linguaggi che ha trasformato “Notre Dame de Paris” in un punto di riferimento della scena live internazionale. 🌍  🌊 Tra le tappe annunciate spicca una data che interessa da vicino il pubblico sardo: dal 6 all’8 agosto 2026 lo show arriverà all’Olbia Arena, portando sull’isola uno degli eventi più attesi della prossima stagione estiva. 
Dietro le quinte, la produzione firmata Clemente Zard e Vivo Concerti conferma l’ambizione di una tournée che ripercorre la storia di un titolo diventato simbolo del teatro musicale.  👉 L’approfondimento completo, con tutte le città della tournée e i dettagli sulla tappa di Olbia, continua su SHmag.it  📸 Attilio Cusani
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