Un viaggio nella memoria collettiva della Sardegna attraverso il segno essenziale dell’acquerello. È ciò che propone “Vene di luce. Acquerelli minerari”, la mostra personale di Elio Gola, visitabile fino al 16 aprile 2026 alla MEM – Mediateca del Mediterraneo di via Mameli 164 a Cagliari. In esposizione diciassette opere che restituiscono, con cromie sobrie e gesti misurati, l’atmosfera dei luoghi minerari e le storie delle persone che li hanno abitati.
Presentate per la prima volta a Sanluri durante la Festa del Borgo, le opere costituiscono un archivio sensoriale di volti e memorie che rievoca la dimensione umana e collettiva del lavoro in miniera. Nei fogli di Gola la materia si traduce in emozione, e il paesaggio industriale diventa spazio di ascolto e di memoria. L’artista spiega di aver cercato di “restituire non solo i luoghi, ma le tracce umane: gesti, volti, memorie”, trasformando il silenzio delle gallerie abbandonate in presenza viva.
Nato nel 1966 a Guasila, piccolo centro della Trexenta, Elio Gola ha costruito la propria formazione lontano dai percorsi artistici canonici. Il contatto con la realtà rurale, la manualità e il senso del lavoro hanno alimentato una sensibilità attenta alla materia e ai gesti quotidiani. Dopo il liceo scientifico, intraprende un percorso professionale che lo porta alla grafica, alla serigrafia e alla cartellonistica. L’avvicinamento all’acquerello avviene grazie all’incontro con Massimo Carta, cui riconosce il ruolo di guida artistica.
Il percorso nella comunicazione visiva e la laurea in Filosofia e Teorie della Comunicazione gli permettono di fondere disciplina e intuizione, realizzando opere in cui pochi segni bastano a evocare ambienti e persone. La mano si muove leggera, in equilibrio tra rigore tecnico e impulso narrativo, costruendo piccole “scene” dove si riconoscono strumenti di lavoro, profili e luci.
Il legame con il mondo minerario accompagna l’artista sin dall’infanzia, tra letture, reperti e visite ai siti produttivi. Quasi vent’anni di contatti con realtà come Montevecchio hanno trasformato la curiosità in conoscenza diretta e partecipata. Gli acquerelli non intendono illustrare la storia industriale, ma riattivare la memoria dei gesti quotidiani: mani che misurano, figure raccolte intorno a un tavolo, attrezzi che diventano segni familiari.
Pensati con attenzione ma spesso realizzati d’istinto, i lavori di Gola condensano tempo e spazio in un istante pittorico. Le vene di colore che attraversano i fogli ricordano i filoni minerari, le superfici scavate e la polvere che si posa e si cancella. Ogni tratto restituisce l’immagine di una Sardegna sotterranea, dove la memoria del lavoro si fa luce e racconto.


































