Dal 13 marzo al 14 giugno 2026 il Museo MAN di Nuoro dedica un’ampia mostra a Giuseppe Pellizza da Volpedo e Antonio Ballero, due artisti che, pur operando in contesti lontani, condivisero una visione comune della pittura come mezzo per indagare la realtà attraverso la luce. L’esposizione, dal titolo “Pellizza e Ballero. La divina luce”, non si limita a un confronto fra stili, ma ricostruisce il rapporto intellettuale e umano che legò i due pittori nei primi anni del Novecento, documentato da un prezioso carteggio riscoperto in occasione del progetto.
Un’amicizia artistica oltre i confini
Curata da Chiara Gatti e coordinata da Rita Moro, con la consulenza scientifica di Gabriella Belli e Antonello Cuccu, la mostra parte da una domanda: in che modo l’insegnamento del maestro piemontese influenzò la maturazione del collega sardo? Tra il 1904 e il 1907, i due artisti si scambiarono lettere in cui emerge una riflessione condivisa sul senso della pittura moderna e sul valore etico della rappresentazione del vero. Pellizza, già riconosciuto come figura cardine del Divisionismo italiano, riconobbe in Ballero un interlocutore autentico e ne lodò alcuni dipinti definendoli una vera “rivelazione”.
Quel legame sancì l’apertura della Sardegna al dibattito nazionale sul colore “diviso”, in un momento in cui l’isola iniziava a confrontarsi con le nuove esperienze dell’arte europea. Ballero, a contatto con le ricerche che riformulavano il concetto di luce, trasformò la propria pittura da realista a sperimentale, facendo della scienza ottica lo strumento per tradurre la vitalità del paesaggio e delle persone.
Il percorso espositivo
Il percorso raccoglie oltre trenta opere, tra cui dieci capolavori di Pellizza da Volpedo provenienti da istituzioni come le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci e la Galleria d’Arte Moderna di Milano. Accanto, le tele di Ballero giunte da collezioni pubbliche e private, dal Comune di Atzara al Banco di Sardegna, fino al fondo custodito dal MAN.
Completano l’allestimento documenti d’archivio, fotografie d’epoca e il carteggio originale, grazie alla collaborazione con la casa editrice Ilisso. Il dialogo tra immagini e parole guida il pubblico in un racconto che intreccia creatività, formazione e coscienza sociale.
La ricerca della luce
Dal 1894 Ballero maturò un crescente interesse per il rapporto tra colore, luce e materia, trovando nel Divisionismo un linguaggio capace di interpretare il reale senza rinunciare alla poesia. L’influenza di Pellizza si avvertì nelle sue scelte tecniche: la separazione dei colori non come esercizio stilistico, ma come mezzo per restituire intensità e vibrazione alle scene naturali. “Il Divisionismo troppo apparente nuoce all’opera d’arte”, scriveva Ballero, convinto che la tecnica dovesse essere al servizio dell’emozione e della verità del soggetto.
Su questa linea, le sue tele raccontano una Sardegna luminosa e inquieta, dove i cortili assolati e le ombre profonde rivelano una tensione interiore. Le figure, spesso contadine o pastori, diventano protagoniste di un racconto che fonde osservazione e spiritualità, memoria e denuncia.
Il destino degli umili
Come Pellizza, autore del celebre “Il Quarto Stato”, anche Ballero cercò nella pittura una voce per i dimenticati. I loro personaggi – operai, donne, bambini, anziani – incarnano lo stesso senso tragico della vita e della dignità nel lavoro. In Sardegna, Ballero colse il respiro di un popolo immerso nella durezza della natura e nella fatica quotidiana, trasferendo sulla tela la malinconia della propria terra e un sentimento universale di compassione.
Il parallelismo con Pellizza diventa evidente quando la pittura si fa racconto politico. Le tensioni sociali che attraversarono l’Italia tra Otto e Novecento – dallo sciopero dei minatori di Buggerru alle rivolte urbane – risuonano nelle sue tele come testimonianza della funzione civile dell’arte. “Solo le opere che sanno glorificare la vita del popolo, nei suoi dolori e nelle sue gioie, precorrono la vera arte futura”, scriveva Ballero.
L’eredità di una visione comune
La mostra si chiude con un breve documentario firmato da Storyville, che ripercorre le vicende de “Il Quarto Stato” e la raccolta pubblica del 1920 che ne rese possibile l’acquisto da parte del Comune di Milano. È il simbolo di una stagione in cui l’arte aveva un valore condiviso e collettivo, capace di unire artisti e cittadini in un progetto di crescita comune.
Con “Pellizza e Ballero. La divina luce”, il MAN propone un viaggio attraverso la coscienza estetica e sociale di un’epoca, in cui pittura e pensiero si incontrano nella ricerca di una verità luminosa, fragile e necessaria.






































