Il confine come condizione del presente, più che come limite geografico, è il tema di “Finis Terrae”, la mostra che dal 10 al 16 ottobre riunisce Dario Caria, Nadia Mazzei e Marina Scardacciu alla Libreria Dessì di Sassari, in Largo Cavallotti 17. Il progetto si inserisce nella 22ª Giornata del Contemporaneo AMACI e affronta, attraverso linguaggi artistici differenti, le tensioni di un’epoca segnata da conflitti e crisi identitarie.
L’inaugurazione è in programma sabato 10 ottobre alle ore 10. L’esposizione, a ingresso libero, sarà visitabile dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20, con chiusura la domenica.
Al centro del percorso ci sono tre ricerche che interrogano il rapporto con ciò che appare sconosciuto, mutevole o minaccioso. Dario Caria presenta gli “Herbarium”, nei quali le radici assumono forme antropomorfe e il naturalismo incontra il simbolismo. Marina Scardacciu espone l’esercito di “Para Bellum”, composto da creature chimeriche armate. Nadia Mazzei propone invece il nuovo ciclo di dipinti e opere di Fiber Art “Aquilone”, ispirato al verso di Valéry: “Le vent se lève! Il faut tenter de vivre!”.
A collegare questi lavori è una riflessione sulle “Geografie della tensione”: il confine non viene letto soltanto come linea che separa territori, ma come una condizione attraverso cui osservare il nostro tempo. La mostra invita così il pubblico ad assumere il ruolo di testimone attivo, anziché limitarsi a quello di spettatore, mettendo in discussione l’idea stessa di separazione.
Il titolo “Finis Terrae” richiama i limiti dell’oikoumene europea, gli spazi che nelle carte medievali venivano popolati di monstra, mentre negli erbari comparivano mandragore umanizzate. Sono immagini attraverso le quali l’ignoto prendeva forma e diventava oggetto di rappresentazione. Il progetto riprende questa relazione con ciò che si trova oltre il conosciuto e la accosta alla curiosità di Ulisse Aldrovandi, che catalogava il mostruoso per comprenderlo. In questa prospettiva, l’arte assume il significato di “eterotopia” foucaultiana: uno spazio reale e altro dal quale guardare oltre il precipizio.


































