Arte cinematografica e pittorica: si possono unire due stili tanto distanti, così diversi, eppure così perfettamente amalgamabili da dare vita ad un nuovo ed eccellente concetto estetico?

Luigi Tarini è un graphic designer cagliaritano con sede a Cracovia, che, dopo aver vissuto alcuni anni alternando la vita inglese a quella italiana, ha deciso di rispondere all’annosa domanda con divertimento e armonia grazie alle sue opere che utilizzano la tecnica del “mash-up”.

Le sue creazioni grafiche vedono i più importanti dipinti della storia dell’arte fondersi con le grandi star del cinema o frame cinematografici in un portentoso equilibrio tra le immagini, tanto da risultare quasi impossibile separare le figure che compongono ogni suo lavoro: ecco quindi l’eleganza della Venere di Botticelli combinarsi con il fascino di Brigitte Bardot, o l’enigmatica Monna Lisa trasformarsi in una sensuale Marilyn Monroe.

Lo straordinario operato di Luigi Tarini non tarda, quindi, a dare i propri frutti: il popolo dei social condivide le sue composizioni, le sue opere esposte e vendute ovunque e Focus, il Post e Dailybest divulgano la sua arte in tutto il mondo, sino alla collaborazione con noti brand di moda.

Per comprendere meglio il suo processo artistico e le sue “fusioni” abbiamo posto qualche domanda all’eclettico graphic designer sardo.

Ciao Luigi, come nasce l’idea dei tuoi mash-up?
Mi è sempre piaciuto giocare con le foto per stravolgerne i contenuti e i messaggi. L’idea è nata nell’estate del 2015, sulla scia del successo avuto da un altro progetto, molto più ironico, chiamato Obama & Merkel Starring in Movies (poster cinematografici rivisitati con Obama e la Merkel al posto dei veri attori). Per restare nel tema cinema, ho pensato di rivisitare le opere d’arte con un elemento cinematografico. Per iniziare, ho scelto il più famoso autoritratto di Van Gogh e appena ho visto la posa del pittore, ho capito subito che Clint Eastwood sarebbe stato ideale per la sovrapposizione. Ho così montato il viso di Clint Eastwood sul viso di Van Gogh e poi ci ho giocato su, fino a creare delle maschere rettangolari, per alternare strisce di dipinto con strisce di foto. L’effetto finale era definitivamente più affascinante di un semplice fotomontaggio.

 

 

Immagino non sia facile far combaciare i due soggetti del mash-up, come ti muovi nella ricerca delle foto e come realizzi le tue opere?
Nella maggior parte dei casi, cerco sempre di capire quale volto cinematografico del passato possa adattarsi al dipinto. Nel caso di Frida Kahlo, per esempio, ho pensato subito ad un’attrice con le sopracciglia pronunciate. Mi sono ricordato del volto (e delle sopracciglia) di Joan Crawford e cercando la foto ideale, ne ho trovato una, frontale, in cui l’attrice porta i capelli raccolti nella stessa maniera di Frida nel dipinto. Non ho avuto dubbi che “quella” sarebbe stata la foto e il risultato finale, non a caso, è diventato il pezzo più amato dal pubblico.

Qual è il progetto più difficile che hai realizzato?
Il bacio di Hayez con quello di “Via col vento” è stato il lavoro più difficile e che più mi ha coinvolto. Difficile è stato soprattutto trovare la giusta foto: un bacio cinematografico del passato, in quella stessa posa. Quando finalmente ho trovato la foto gemella del quadro e ho creato le maschere, ho lavorato sui dettagli, facendo entrare le mani del quadro nel film e le mani del film nel quadro. Mi sono emozionato da solo, perché con quei dettagli penso di aver comunicato al massimo la passione di quei due baci.

Cosa vuoi comunicare con i tuoi esperimenti grafici? Solo ironia o qualcosa di più?
Anche se questo progetto è nato con intenti ironici, credo che il prodotto finale vada oltre il sorriso di stupore. Non credo che la gente comprerebbe i miei lavori, altrimenti. Da poco mi ha scritto una ragazza, dicendomi che di solito detesta i mash-up tra arte e cinema, ma apprezza molto i miei per la ricercatezza e perché arricchiscono di nuovi punti di vista sia l’opera d’arte che le fotografie.