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Dal 5 al’11 ottobre al Teatro Massimo di Cagliari la trentanovesima edizione del Festival Spaziomusica

di Redazione
5 Ottobre 2020
in Cagliari, Musica
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Si rinnova a Cagliari l’appuntamento con il Festival Spaziomusica, la rassegna dedicata alla musica di ricerca e di improvvisazione, acustica ed elettronica e alle sue immediate derivazioni, che quest’anno soffia sulle sue trentanove candeline. 

Da lunedì 5 a domenica 11 ottobre il festival proporrà negli spazi del Teatro Massimo di Cagliari il suo consueto programma, quest’anno realizzato in collaborazione con il centro di produzione e ricerca artistica multidisciplinare TiConZero e Spazio B.  

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Il Festival Spaziomusica si inserisce nelle attività più ampie di 10 nodi, la rete dei festival d’autunno a Cagliari, nata sei anni fa per lasciare tracce, edificare luoghi, per costruire l’occasione di un confronto sui nuovi linguaggi artistici, come spazio comune di ospitalità della scena internazionale, co-produzioni originali, contesto crocevia di sperimentazione.

L’ingresso a tutti gli appuntamenti della manifestazione è gratuito. Info e prenotazioni all’indirizzo [email protected] e al numero 347 5556488.

Marco Ferrazza

Il Festival Spaziomusica vivrà il suo primo appuntamento lunedì 5 ottobre alle 20:30 nella Sala M3 del Teatro Massimo con il concerto “Quattro aforismi sull’albero elettrico” del compositore elettroacustico Marco Ferrazza. Metaforicamente, la figura dell’albero si presta all’esplorazione delle possibilità generative di un’unità organica. La ramificazione e l’estensione delle radici sembrano rispondere a un’evoluzione predeterminata e casuale allo stesso tempo. Dall’osservazione della struttura esterna, manifesta, si passa all’indagine di quella interna, sotterranea, un approccio di studio che si cala nella dimensione microscopica del fenomeno, nel nostro caso del suono, la cui instabile vitalità invita a un ascolto attento e immersivo. La performance si struttura in quattro brevi movimenti che traducono le suggestioni naturalistiche di partenza in una fenomenologia elettrica, da percepire oniricamente nel suo sottile trasmutare.

A seguire il progetto “Super Transistor – Less Copper, More Software” una performance audio-video dei musicisti e compositori Andrea Deidda (autore della parte audio) e Stefano Cocco (curatore del lato visual), una composizione di Drone Music e video pensata per essere presentata al concerto di 24 ore “MegaDrone メガドローン” organizzato nel giugno del 2019. La prima performance, però, è stata eseguita di recente al LEM Festival di Barcellona. Il progetto prevede l’esplorazione delle sonorità degli organi a transistor in sintesi additiva attraverso lentissimi movimenti di accordi e cluster che prevedono l’uso di oltre duemila oscillatori ed una parte video correlata. Lo strumento per questo progetto è stato interamente programmato dagli autori sul software “MaxMSP”.

Martedì 6 ottobre si continua alle 20:30 in sala M3 con il concerto “Sotto voce”, di e con il compositore di musica acusmatica e docente di tecnologie musicali Paolo Pastorino. Si tratta di una composizione/improvvisazione costruita su una sottile linea vocale, una lettura sussurrata che a tratti emerge e a tratti si immerge nell’ambientazione sonora. Pastorino è attualmente impegnato nella ricerca musicale ed espressivo riguarda in particolare alla musica concreta e la sound art. 

Francesco Medas

La serata continuerà con il concerto “SAGAS” dei musicisti e compositori Francesco Medas e Alberto Saguto. Il progetto nasce con l’idea di produrre un ambiente improvvisativo differenziato, tentando di cogliere e, coniugare le possibili sensazioni derivanti dalla contrapposizione e dalla commistione tra: soundscapes, strumenti acustici ed elementi elettroacustici. La performance è costruita sulle immagini di grandi città durante la pandemia.

Mercoledì 7 ottobre appuntamento alle 20:30 con lo studioso, autore e artista elettronico Roberto Musanti, in scena nella sala M3 con il concerto Paganmuzak – “Incerta imago”. Si è soliti attribuire alla precisione delle immagini una validità evidente, assoluta, incontrovertibile. Schermi ultra definiti, dispositivi per l’acquisizione di immagini sempre più sofisticati, finanche in grado di catturare l’invisibile, sono ormai largamente diffusi. Eppure questa precisione, che può essere utile e necessaria in ambito scientifico o tecnologico, nell’utilizzo comune non consente di vedere proprio nulla, anzi perlopiù è utilizzata per guardare il nulla. E se invece fosse proprio il contrario, se una visione parziale, offuscata, sfumata potesse restituirci il senso più profondo, essere quella più adatta a scrutare, analizzare, capire ciò che ci circonda?

Seguirà la performance del compositore e musicista elettronico Roberto Follesa.

Avanguardia e credenze popolari al centro del primo appuntamento di giovedì 8 ottobre: nella sala M3 va in scena il concerto di Emanuele Balia dal titolo Lcc01234art, un viaggio di un artista poliedrico che si imbatte in concetti d’avanguardia e credenze popolari, in cui coesistono estetiche diverse tra loro. L’attività̀ compositiva di Balia è influenzata da concetti che appartengono alla sfera della non-linearità ed è supportata da strumenti virtuali “intelligenti” che espandono l’orizzonte creativo. Questo approccio consente la nascita di brani musicali in modo autonomo, che mantengono identità̀ e indipendenza, rispetto alla volontà̀ del compositore. 

Spazio subito dopo a SARRAM, nome d’arte di Valerio Marras, musicista proveniente da Nuoro, in scena con il suo progetto solista di matrice drone/ambient in cui convivono elementi di natura doom, postrock e noise. Già in attività con Thank U For Smoking, Charun e Spheres, nel febbraio 2017 ha pubblicato il suo primo album, “A Bolu, in C” (Talk About Records, 2017), composto da una suite di trentasette minuti in cui il suono di chitarra viene miscelato attraverso effetti e loop, improvvisando a tratti un percorso armonico che si muove attraverso l’esplorazione di diverse scale, e circondando l’ascoltatore di un paesaggio sonoro ora elettrico, ora etereo e riflessivo oppure nervoso e rapido. Dell’anno successivo è il disco “Four Movements Of A Shade” (Midira Records, 2018) composto da quattro tracce, che si muovono attraverso generi diversi come drone, ambient, doom e in qualche modo minimal post-rock, suonate solo con una chitarra e alcuni sintetizzatori.

Solo Performance è il titolo del concerto di apertura della giornata di venerdì 9 ottobre nella sala M3. In scena il batterista e percussionista Giacomo Salis in un set che focalizza l’attenzione sul suono, silenzio e rumore, attraverso l’utilizzo di tecniche estese e prepared set. La libera improvvisazione è la prassi esecutiva utilizzata da Salis per scandagliare le possibilità offerte dalle percussioni, arrivando ai risultati ricercati con grande equilibrio. La performance è il risultato di una ricerca iniziata di recente e concentrata su vari elementi: micro suono, suono continuo e orizzontale, rapporto tra acustico ed elettronico. Il secondo appuntamento della serata vedrà luci e amplificatori accesi per Marco Antagonista, chitarrista e compositore di musica rock, psichedelica, progressive e elettroacustica, con una particolare predilezione per le sonorità di fine anni ‘60 e inizio anni ‘70. L’artista si esibirà nel concerto Nihil sub sole novum, improvvisazione umoralnichilista per sintetizzatore, chitarra, loop ed eco a nastro in eventuale disposizione quadrifonica.

Lunedì, martedì e mercoledì i concerti saranno replicati a partire dalle ore 21:30; giovedì e venerdì dalle ore 22:00.

Perry Frank

La penultima giornata del festival si aprirà sabato 10 ottobre alle 19:30 in sala M3 con il concerto di Perry Frank, progetto di musica ambient, acoustic, post rock del musicista e polistrumentista Francesco Perra. L’artista vanta al suo attivo quattro album: Music to Disappear (Idealmusik 2012), The Neptune Sessions (Clubland Records 2013), Soundscaper Box 1 (Tranquillo Records 2014), Reverie (Dynamo Tapes 2020), e annovera numerose collaborazioni con artisti del calibro di Chords of Orion, Monochrome Season, PCM, Enrico Venturini, Matteo Cantaluppi, Make Like a Tree, From Overseas, Emiliano Melis, Andrea Carri etc. Dall’ottobre 2014, Perry Frank cura anche il nuovo progetto Ambient Guitar Sessions, che consiste in live sessions di musica ambient in luoghi panoramici o idonei ad ospitare il genere musicale. Dal 2018, inoltre, fa parte del progetto PCM insieme al produttore Matteo Cantaluppi e al sound designer Matteo Milea. Perry Frank cura l’aspetto visivo della sua musica, ideando e dirigendo tutti i videoclip delle sue composizioni. Il sound di Perry Frank è caratterizzato da atmosfere oniriche e sognanti, generate da soundscapes, drones e glitch di sottofondo, che creano paesaggi sonori rarefatti ed eterei al tempo stesso rassicuranti, meditativi, vagamente nostalgici e oscuri. La sua musica può essere rappresentata come un sogno in cui William Basinski, Brian Eno, Daniel Lanois, The Edge e Christian Fennesz si incontrano e suonano insieme.

Un’ora più tardi (alle 20:30) gli appuntamenti si spostano nella sala M2 per il concerto “Radio Luxembourg” del bassista, compositore e sound artist Matteo Muntoni. L’emittente Radio Luxembourg è stata il principale modello di riferimento per tutti gli aspiranti dj e musicisti europei prima dell’avvento del rock’n’roll. La radio, nata nel 1933, trasmetteva la musica americana dal Lussemburgo e, per aggirare la legislazione inglese, da una nave pirata ancorata in acque extraterritoriali. L’emittente era ascoltatissima dai giovani, per la sua programmazione d’avanguardia, ben diversa dai programmi di allora delle radio pubbliche europee. Gli speaker annunciavano i più notevoli successi discografici europei o quelli che sarebbero, grazie all’emittente, diventati tali. Il suo bacino d’utenza comprendeva gran parte dell’Europa, anche se il principale era quello britannico, limitato alle ore serali e notturne. Matteo Muntoni recupera Radio Luxembourg e da “semplice” radio la trasforma in strumento di espressione letterario-musicale: nel disco convivono composizioni anche estremamente eterogenee, ma comunque capaci di convivere in una sorta di caleidoscopio. Dal minimalismo di Steve Reich in “On the Moon” alla psyichedelia e al progressive rock in The Jellyfish Dance, dalla musica contemporanea della titletrack alla provocazione “a la John Cage” di There’s no Time, dagli influssi stoner di The man and the Journey alla barrettiana Dust and Guitars, passando per le spigolosità di Frank Zappa o dei King Crimson nella finale Werewolf Cricket, ogni brano parte eventi, elementi e persone che hanno influenzato musicalmente l’autore nel corso degli anni, senza vincoli di genere, tenendo fede alla sua personale idea di musica.

L’ultimo appuntamento della serata è previsto per le 21:30 sullo stesso palcoscenico del set precedente, con il progetto Vremena Goda di Raimondo Gaviano e Teresa Virginia Salis. Si tratta di una sonorizzazione dal vivo dell’omonimo documentario del poeta e cineasta armeno Artavazd Peleshian sull’instabile equilibrio dell’uomo nel fluire incessante della natura. Il documentarismo più estremo assurge, nel cinema di Peleshian, a una dimensione universale, icastica che libera emozioni nitide e originarie: nel quadro della ciclicità delle stagioni, il passaggio del gregge in un lungo tunnel diventa angoscia; la celebrazione di un matrimonio, gioia; il guado di un fiume in piena, eroismo; e il salvataggio di una pecora dalle rapide, avventura.

Sipario sul Festival Spaziomusica domenica 11 ottobre: alle 22 in sala M2 apre il soundartist Marco Orrù (in arte Bruxia) con il progetto “Line”, un work in progress per danza e musica elettronica che diventa luogo in cui si lavora su tempo, spazio e suono, attraverso giochi d’improvvisazione in cui il musicista diventa parte dell’azione performativa e danzatrice di quella sonica. Orrù è un compositore e performer contemporaneo attivo anche nelle arti visive. Inizia come chitarrista indirizzato verso la ricerca e la sperimentazione fino ad arrivare a un’estetica sempre più attenta al suono e meno all’armonia, arrivando a concepire un suono con sfumature noise – glitch.

Daniele Ledda

Alle 21:30 il compito di chiudere in bellezza la trentanovesima edizione sarà affidato al musicista e compositore elettronico Daniele Ledda, sul palco con lo strumento di sua ideazione “Clavius”, dal quale si dirama l’omonimo progetto originale di ricerca, costruzione e modifica. Uno studio che si snoda attorno agli strumenti a tastiera tradizionali, e che si traduce in una performance-installazione accompagnata da foto-sculture e mapping video. Daniele Ledda è un artista sonoro e visivo, docente, performer e sperimentatore che vive e lavora in Sardegna, dove insegna Musica Elettronica al Conservatorio di Cagliari e Computer Music alla Scuola Civica di Musica di Cagliari. Dal 2018 è direttore artistico dell’Associazione Ticonzero. È interessato al rapporto con le arti visive, e realizza ambienti sonori per mostre d’arte e installazioni video. Ha al suo attivo varie composizione originali per la danza contemporanea. Negli ultimi anni esplora l’esperienza della filosofia nella pratica delle arti contemporanee, attraverso la creazione di lavori che coordinano la scrittura, la parola, la visione e l’ascolto.

Tags: CagliarimusicaSa ManifatturaSpaziomusica
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