Una terra aspra e selvaggia, affascinante, ma ricca di insidie; un uomo dal passato problematico, segnato da una carriera militare vissuta sui campi di battaglia più rischiosi del mondo; un pastore tedesco, addestrato per affrontare ogni genere di minaccia sui fronti di guerra: sono gli “ingredienti” principali di “Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio”, il nuovo film diretto da David Ayer, in uscita nelle sale italiane il prossimo 24 settembre.
Lo script originale di Cameron Alexander, entrato fin dal 2017 nella famosa “Black List” delle sceneggiature attenzionate dai produttori ma non realizzate, ha infatti trovato compimento grazie a un team che comprende la Wild Chickens Productions di Damien Chazelle e la Plan B Entertainment di Brad Pitt, che ha ritagliato per sé il ruolo del protagonista di questo survival thriller capace di mescolare alla pura azione il racconto intimo e introspettivo dei personaggi, delle loro emozioni e dei loro traumi.
Al centro della vicenda c’è infatti l’ufficiale e veterano della Delta Force, oltre che addestratore delle unità cinofile, James Belmont (Brad Pitt), che ritiratosi dal servizio attivo, tenta di costruirsi una vita “normale” insieme a Odino, fedele pastore tedesco che lo ha accompagnato nelle missioni più delicate, salvandogli la vita e riportando sul campo delle terribili ferite; il cane, infatti, indossa una protesi ad una zampa e ha i denti rinforzati in metallo, proprio a causa dei traumi subiti.
Belmont e il suo fedele amico incappano però in un terribile incidente sui cieli dell’Alaska: l’aereo da turismo su cui viaggiano precipita e i due vecchi compagni di battaglia si ritrovano isolati tra lande gelide e inospitali. Insieme, devono dunque affrontare le temperature proibitive, i predatori che danno loro la caccia, le insidie di una natura selvaggia, tra fiumi ghiacciati e crepacci vertiginosi, ma soprattutto i loro demoni interiori, per trovare la forza di salvarsi la vita a vicenda ancora una volta e tornare alla civiltà.
Di certo, infatti, Belmont e Odino sono entrambi segnati dal passato: se l’addestramento militare consente loro di trovare le risorse per superare le difficoltà, il ricordo dei pericoli vissuti sui campi di battaglia rappresenta anche un fardello psicologico difficile da gestire, innescato dal contesto estremo in cui i protagonisti si ritrovano. Belmont, così come Odino, deve infatti fare i conti con un serio disturbo da stress post-traumatico legato al suo passato nella Delta Force: tra flashback e allucinazioni causate dal freddo estremo, la sua vera storia si svela, mentre il pastore tedesco rappresenta per il protagonista un legame irrinunciabile, anche per riconciliarsi con la propria umanità.
Per come è strutturato, il film rappresenta una grande sfida attoriale per Brad Pitt, ma il rischio di un “one man show” è scongiurato, oltre che dall’irresistibile Odino, dalla presenza di due comprimari d’eccezione: il Premio Oscar J.K. Simmons, nel ruolo di una rude, intensa conoscenza di Belmont, che consente al pubblico di comprendere il passato del protagonista, i suoi traumi e le sue motivazioni più profonde, e Anna Lambe, attrice nativa Inuk -nota al grande pubblico per “True Detective: Night Country”- nel ruolo di una giovane donna che vive nelle comunità isolate dell’Alaska profonda e che ha un ruolo di sostegno fondamentale per Belmont e Odino, sotto diversi punti di vista.
Il trailer del film, rilasciato poco più di due settimane, ha già collezionato diversi milioni di visualizzazioni e ha svelato la qualità di una crew tecnica d’eccellenza, che si avvale di Jared Michael Fry perla colonna sonora, di Dody Dorn per il montaggio e dell’italiano Mauro Fiore, già Premio Oscar per “Avatar”, per la fotografia. In rete, tuttavia, i commenti più numerosi riguardo il film non si concentrano sulla performance di Brad Pitt o sulla spettacolarità di alcune scene d’azione, bensì su un unico, grande tema, ovvero, la sopravvivenza di Odino.
Sono numerosi i film che esplorano, in particolare, il rapporto uomo-cane e recentemente il meraviglioso Nova Scotia Duck Tolling Retriver “Indy” è stato eletto a vero protagonista dell’horror di successo “Good Boy“; anche in quel caso, la sorte del canino protagonista è stata oggetto di svariate speculazioni: si sa, la rete può essere cinica e spietata, la critica può talvolta considerare banale un classico lieto fine, ma quando si tratta di personaggi a quattro zampe… è tutta un’altra storia.



































