Una riflessione sulla trasformazione urbana di Sassari e sulle sue conseguenze economiche e sociali arriva dalla lettera aperta firmata da Alberto Fois, presidente di FIPE Confcommercio Nord Ovest Sardegna. Al centro del documento, il tema della cosiddetta “ricucitura” tra il centro storico e l’area di Predda Niedda, oggi oggetto di dibattito pubblico.
Negli ultimi quarant’anni la città ha attraversato un cambiamento profondo. Il centro storico, già segnato dallo spopolamento tra gli anni Settanta e Ottanta, ha subito dagli anni Novanta un ulteriore indebolimento con lo spostamento progressivo delle attività commerciali verso la zona industriale di Predda Niedda. Un processo favorito da un’interpretazione estensiva delle attività produttive, che ha consentito la trasformazione di capannoni industriali in spazi commerciali senza oneri urbanistici, sostenuti anche da finanziamenti pubblici.
Fois evidenzia come questo sviluppo sia avvenuto in un contesto caratterizzato da criticità gestionali e da un sistema di regole non uniforme. “Dove nemmeno la Polizia Locale aveva giurisdizione, l’utilizzo improprio di strade e parcheggi ha contribuito al successo commerciale dell’area”, osserva, contrapponendo questa situazione al centro cittadino, dove venivano applicati controlli più stringenti, inclusa l’istituzione della ZTL e la soppressione di servizi di trasporto dedicati.
Il risultato è stato la nascita di un polo commerciale di grandi dimensioni, cresciuto in concorrenza diretta con il centro storico, che nel frattempo perdeva residenti, servizi e attività economiche. Negli ultimi anni, però, anche Predda Niedda ha iniziato a risentire dei cambiamenti del mercato, in particolare della crescita dell’e-commerce. Molti spazi sono stati riconvertiti in attività legate al tempo libero e alla socialità, trasformando l’area in una “città nella città”, spesso scollegata dal resto del tessuto urbano e segnata da carenze infrastrutturali originarie.
Oggi il dibattito si concentra sulla necessità di “ricucire” questa frattura urbana. Tuttavia, il presidente di FIPE solleva interrogativi sulla reale portata di questo intervento. “Se per decenni Predda Niedda ha beneficiato di agevolazioni e risorse pubbliche, il rischio è che la ricucitura si traduca in un nuovo costo per la collettività”, sottolinea, invitando a chiarire responsabilità e vantaggi accumulati nel tempo.
La lettera pone una serie di questioni di fondo che riguardano le scelte politiche e amministrative che hanno determinato lo squilibrio tra centro e periferia, il ruolo del sistema immobiliare e l’impatto economico complessivo sulle casse pubbliche. In questo quadro, diventa centrale anche il tema della pianificazione urbana. “È necessario verificare se il piano urbanistico del 2007 sia ancora adeguato o se debba essere aggiornato”, scrive Fois, evidenziando inoltre incongruenze nell’applicazione delle politiche di trasporto pubblico locale.
Per il presidente di FIPE, il rilancio della città passa da un approccio basato su trasparenza e coerenza nelle scelte, evitando di riprodurre squilibri già vissuti. “Una città può cambiare, ma non può farlo sistematicamente a spese dei cittadini e del commercio di vicinato”, conclude, richiamando la necessità di una visione capace di tenere insieme sviluppo economico e interesse collettivo.






































