A Pozzomaggiore si ferma una parte centrale delle celebrazioni tradizionali legate al calendario religioso locale. L’associazione Cavalieri di Pozzomaggiore ha annunciato che non prenderà parte né al corteo a cavallo per la festa di San Pietro e Paolo né all’Ardia di San Costantino, segnando una presa di posizione netta contro l’applicazione del decreto Abodi alle manifestazioni equestri del territorio.
Alla base della decisione c’è un’interpretazione normativa che i cavalieri contestano apertamente. “Il decreto Abodi che prevede per i cavalieri l’utilizzo del caschetto e del gilet protettivi è citato esclusivamente per le manifestazioni equestri sportive mentre le nostre Ardie di San Pietro (patrono del centro del Meilogu) e San Costantino sono manifestazioni centenarie, tradizionali. Non rientrano nell’applicazione del decreto”. Secondo l’associazione, dunque, si tratta di eventi storici e religiosi che non possono essere assimilati a competizioni sportive.
La mobilitazione non nasce oggi. Già dallo scorso anno i comitati organizzatori, insieme ai cavalieri, avevano avviato un percorso di verifica legale coinvolgendo un avvocato di Cagliari, che ha espresso un parere contrario all’applicazione del decreto. A rafforzare questa posizione è arrivato anche il riscontro dell’ASI, ente riconosciuto nella gestione delle attività sportive equestri, che ha chiarito: “Preso atto della vostra richiesta, ci spiace comunicarvi che la vostra manifestazione non ha nessun requisito per essere considerata una manifestazione sportiva: manca la gara, una classifica e le premiazioni. Elementi essenziali perché possa essere considerata una manifestazione sportiva, al contrario rientra a pieno titolo nelle manifestazioni di rievocazione storico/religiose”. Un passaggio che sottolinea la natura non competitiva delle Ardie e rafforza la linea dei cavalieri.
L’associazione, insieme ai comitati, chiede ora un confronto con le istituzioni per tutelare la continuità delle celebrazioni. La protesta, precisano, non è rivolta contro le misure di sicurezza ma contro l’estensione di una normativa pensata per lo sport a contesti tradizionali: si tratta di un “no all’applicazione di un decreto sportivo alle tradizioni storiche del nostro paese”.
La scelta di non partecipare alle manifestazioni equestri rischia però di avere ripercussioni anche sul tessuto economico locale. “Queste feste portano centinaia di visitatori – dicono dall’associazione – ci sono introiti per bar, trattorie, ristoranti, b&b e tutte le attività legate alla ristorazione e all’accoglienza. Se i cavalieri non escono, manca una parte importante del movimento economico in un paese che ne ha fortemente bisogno”. Un impatto che coinvolge non solo Pozzomaggiore ma anche i centri limitrofi.
Nel contesto della protesta, i cavalieri hanno inoltre voluto esprimere vicinanza all’organizzazione della festa: “Siamo vicini all’obriere Andrea Rosas, organizzatore della festa, che non ha nessuna colpa riguardo questa decisione”.


































