Ci siamo. Ancora pochi giorni e il Natale, la cui atmosfera già si respira nelle vetrine e sui social, come ogni anno ci coglierà più o meno preparati con il suo bagaglio di aspettative e buoni propositi. Ma è un altro l’aspetto sul quale vogliamo soffermarci in questa pagina, col nostro consueto metro di misura: tre dolci che accompagnano la festa della natività i quali, durante i giorni che si snodano tra la fine del vecchio e l’inizio del nuovo anno, sono facili da trovare sulle tavole degli italiani in base alla latitudine geografica.

Tronchetto di Natale al cioccolato. Foto AdobeStock | bursucgrazziela

Iniziamo il nostro viaggio dal freddo nord, dove in Piemonte è tradizione portare sulle tavole il suggestivo e gustoso Tronchetto di Natale. Il nome non è casuale poiché questo dolce, dalla morbida composizione di farina, uova, lievito, burro, zucchero e cacao alle note di brandy, richiama con la sua forma il caratteristico ceppo di legno che alimenta la fiamma dei caminetti. Anche l’esterno viene finemente lavorato, modellando il ricco amalgama di mascarpone, panna e crema di marroni, così da fargli assumere le sembianze della corteccia. Il tronchetto sembra affondare le sue radici oltralpe, in particolar modo nell’alto nord, dal quale si sarebbe poi allungato in terra francese e da lì fino a noi. Servirlo a tavola, magari accompagnato da foglie e bacche di frutta candita o modellate con la pasta di zucchero, è simbolo di buon augurio, proprio come far bruciare il vero ceppo nel camino per i dodici giorni che trascorrono tra il Natale e l’Epifania.

Panforte. Foto AdobeStock | al62

Ci spostiamo verso il centro dello stivale, in Toscana, dove in quel di Siena è tradizione, per Natale, portare sulle tavole il Panforte. Questo dolce, oggi famoso in tutto il mondo, sembra nascere all’incirca un millennio fa all’interno dei monasteri senesi, dove i frati lo preparavano con la collaborazione degli speziali: figure molto importanti all’epoca, che lavoravano il dolce con aromi e frutta secca conferendogli un gusto ricco e deciso. Non sorprende che il panforte fosse una prerogativa di clero e nobiltà. Esisteva, tuttavia, anche una versione più popolare il cui sapore risultava però più forte, nell’accezione di acido, a causa delle differenze di preparazione: è proprio da questa che, probabilmente, il dolce ha preso il nome. Nel corso dei secoli hanno visto la luce diverse varianti della ricetta e oggi è possibile prepararlo anche in casa con un importante valore aggiunto: il panforte ha infatti una lunga durata che permette di conservarlo e gustarlo anche dopo le feste.

Cozzula

Chiudiamo con un pizzico di campanilismo. Dalle nostre parti, infatti, la Cozzula è un’ottima alternativa a pandoro e panettone. Ne esistono, anche in questo caso, alcune varianti ma qui ci riferiamo a quella che, a partire dal mese di novembre, accompagna i pasti col suo sapore aromatico e fragrante. Di forma rotonda e colore scuro, è una focaccia dolce artigianale, con uvetta e frutta candita, che si assapora riscaldata e spolverata di zucchero. Concedersene una fetta tra i tanti dolci di produzione industriale garantisce un assaggio dei tempi andati.