A chi non è mai capitato, passeggiando sulla spiaggia, di imbattersi in cumuli di foglie di colore marrone, secche e spesso maleodoranti? E a chi non è mai successo, facendo un bagno al mare e indossando una maschera, di osservare sott’acqua lunghe distese di prati sommersi? Anche se molti, erroneamente, pensano che si tratti di alghe, in realtà è qualcosa di completamente diverso. Si tratta della Posidonia oceanica, una preziosa pianta marina.
La posidonia è una “pianta superiore”, endemica del Mar Mediterraneo e ampiamente diffusa lungo le coste italiane, dalla Liguria alle coste adriatiche, fino a Sicilia e Sardegna. Quando, scrutando il mare, si notano delle macchie scure, è probabile che si tratti proprio di praterie di posidonia, la quale forma vere e proprie foreste sottomarine che possono raggiungere i 40 metri di profondità. È composta da radici, foglie, fusto (detto rizoma), fiori e frutti, chiamati “olive di mare”. Dai fusti spuntano i fasci di foglie che possono raggiungere un metro di lunghezza e che, quando si seccano, si staccano dalla pianta, raggiungendo le spiagge e formando depositi detti “banquette”. Anche le palline pelose che si trovano talvolta sulla sabbia sono residui organici della posidonia.
Questa pianta è fondamentale per l’ambiente marino e svolge molteplici funzioni. Innanzitutto, è definita il “polmone verde” del Mediterraneo, perché ha la capacità di ossigenare le acque producendo in media 14 litri di ossigeno al giorno per metro quadrato. Rappresenta poi un rifugio per numerose specie marine, garantendone la sopravvivenza e fungendo da area di deposizione delle uova per pesci giovani, crostacei e molluschi, contribuendo così anche alle attività di pesca. È utile, inoltre, contro l’erosione delle coste, perché crea una barriera che attenua la forza delle onde. La sua capacità di assorbire elevate quantità di anidride carbonica la rende un importante alleato nella lotta ai cambiamenti climatici. Infine, le foglie svolgono una funzione di filtraggio naturale, migliorando la qualità delle acque e sostenendo la vita marina.
Nonostante la Posidonia oceanica sia inserita dalla Convenzione di Berna tra le specie protette e tutelata da una rigorosa normativa internazionale, nazionale e regionale, oggi è costantemente minacciata. Le attività dell’uomo, legate soprattutto allo sviluppo costiero e a una sempre maggiore urbanizzazione, con la costruzione di porti, infrastrutture e aree turistiche, distruggono le praterie di posidonia. A preoccupare poi è l’inquinamento ambientale, perché gli scarichi di sostanze chimiche e oli provenienti dalle imbarcazioni o dalle attività industriali, così come l’accumulo di rifiuti in mare, in particolare plastica, ne compromettono la salute. Anche la navigazione da diporto e l’ancoraggio non regolamentato causano danni a queste piante, estirpandone le radici e schiacciandone le foglie, così come la pesca a strascico.






La questione se la posidonia debba essere considerata un rifiuto scomodo da rimuovere oppure una risorsa da preservare alimenta un acceso dibattito che si ripropone ogni anno all’inizio della stagione estiva e che divide turismo e scienza, soprattutto in Sardegna. Le località balneari si trovano infatti a dover fare i conti con spiagge spesso invase dai resti di questa pianta, poco compatibili con l’immagine turistica. In alcuni casi vengono rimossi meccanicamente tramite automezzi che entrano in spiaggia, raccolgono i cumuli e li trasportano in impianti dedicati. Nell’Isola, uno dei centri più avanzati per questo trattamento si trova a Quartu Sant’Elena e, dal maggio 2026, un nuovo e innovativo impianto è stato inaugurato anche ad Alghero. Tuttavia, parte della comunità scientifica è contraria a questa rimozione, sostenendo che sia preferibile lasciare che la natura segua il proprio corso.
Ma se oggi la posidonia spiaggiata è da molti considerata alla stregua di spazzatura, per decenni questa pianta è stata impiegata per innumerevoli usi. Non a caso veniva definita anche “alga dei vetrai”, simbolo di un modo di vivere essenziale e attento al riutilizzo delle risorse: le foglie secche venivano impiegate come materiale isolante per i tetti, contribuendo a proteggere dal freddo e dall’umidità; erano inoltre utilizzate come lettiera nelle stalle, grazie alla loro capacità di creare un fondo asciutto e facilmente sostituibile; in altri casi servivano per imballare e proteggere oggetti fragili, come bottiglie, vetri e altri materiali delicati.
Attualmente si stanno sviluppando nuove forme di valorizzazione sostenibile della posidonia: viene infatti impiegata per la stabilizzazione delle dune, come fertilizzante naturale e in progetti di ingegneria ambientale e bioedilizia, oltre che nella realizzazione di vari manufatti, come i cuscini.
Ecco perché è essenziale la salvaguardia di questo tesoro donato dal mare attraverso azioni di conservazione da parte delle istituzioni che includano il monitoraggio delle praterie, la creazione di aree marine protette, la promozione di pratiche di turismo sostenibile, la limitazione delle attività di pesca dannose e campagne di sensibilizzazione rivolte alle comunità locali. L’obiettivo è che la sua tutela diventi una responsabilità collettiva, affinché possa continuare a svolgere un ruolo fondamentale anche per le generazioni future.



































