Gli amanti dei rimedi fitoterapici conosceranno senz’altro le proprietà del Ginkgo Biloba denominato comunemente ginko o albero di capelvenere, fossile vivente (termine utilizzato per indicare una specie dalle caratteristiche primitive) alto circa 30-40 metri, originario della Cina. Questa pianta, in pericolo di estinzione, è comparsa circa 250 milioni di anni fa, nel Permiano, ultimo periodo dell’era Paleozoica ed è l’ultima superstite della famiglia delle Ginkgoaceae.

È considerata un miracolo della natura in quanto non solo è il vegetale più longevo e più antico della Terra, ma anche perché è riuscito a sopravvivere alle disastrose radiazioni generate dalla bomba atomica caduta nella città di Hiroshima nel 1945. Non a caso è considerato dai giapponesi un albero sacro, onnipresente nei luoghi di culto e nei templi del posto.

Nonostante sia stato introdotto in Europa intorno al 1730, gli usi che le popolazioni hanno fatto e fanno di questa pianta sono svariati. Per esempio in Europa viene impiegata non solo come integratore, ma anche come pianta ornamentale o come alberatura stradale grazie alla sua elevata resistenza ai parassiti e alle ostilità climatiche. Nell’Estremo Oriente invece la parte del Ginkgo più apprezzata sono i semi che vengono arrostiti e mangiati dalla popolazione locale.

La vera parte miracolosa del Ginkgo Biloba sono però le foglie. In passato il succo ricavato dalle foglie veniva utilizzato per mantenere integre le pagine dei libri e dunque prevenirne l’ossidazione, come insetticidi ma non solo. Pare che abbiano inoltre ulteriori proprietà benefiche per la cura di diverse patologie. Si pensi che anticamente venivano usate contro il mal di denti, l’acne, i geloni e le infezioni. Possiedono infatti diversi principi attivi e potenti antiossidanti quali i glicosidi flavonoidi, i terpeni denominati anche ginkgolidi, la vitamina C, i carotenoidi e i polifenoli, utili non solo per eliminare le tossine in eccesso, ma anche per migliorare l’ossigenazione sanguigna. L’azione degli antiossidanti è utile addirittura per rinvigorire il plasma e i vasi sanguigni, per ridurre i radicali liberi presenti nel sangue e limitare l’affaticamento psico-fisico.

Recenti studi hanno altresì dimostrato che le foglie del Ginkgo Biloba sono capaci di migliorare la circolazione sanguigna sia a livello cardiaco che a livello cerebrale. Jerry Cott, medico statunitense, sostiene che sia in grado di ritardare le perdite di memoria causate dall’Alzheimer e da altre patologie neurodegenerative. Altre fonti autorevoli dopo aver effettuato numerose ricerche, hanno confermato la teoria di Cott e hanno scoperto non solo che è in grado di incrementare la memoria a breve termine e potenziare quella a lungo termine, ma anche migliorare la concentrazione. Stimolando la microcircolazione è altresì utile per rallentare i processi di invecchiamento e per alleviare piccoli disturbi come vertigini e ronzii alle orecchie. Inoltre essendo ricco di terpeni è particolarmente indicato per prevenire la formazione dei pericolosi coaguli sanguigni in quanto contrasta l’aggregazione piastrinica e riduce le cosiddette malattie cardiovascolari, come l’ictus e l’infarto che condizionano pesantemente il nostro stile di vita e incrementano quotidianamente in maniera considerevole i tassi di mortalità.

Nei paesi occidentali il Ginkgo Biloba è uno degli integratori e rimedi omeopatici più amati e usati e viene commercializzato sottoforma di gocce, compresse e capsule.
Nonostante le sue eccezionali qualità, se somministrato in alti dosaggi (in estratto secco, ottenuto da foglie essiccate, superiore a 240 mg al giorno; in tintura madre, non bisogna oltrepassare le 35 gocce da assumere 3 volte al giorno mentre in capsule è consigliabile non superare le due capsule al giorno, da prendere una al mattino e una la sera, per massimo 2 mesi di trattamento interrotti da pause di 20 giorni) o se associato a farmaci come diuretici, anticoagulanti, antiaggreganti e antiepilettici o farmaci che inibiscono l’aggregazione delle piastrine può provocare degli effetti collaterali come disturbi gastrointestinali, emicrania e insonnia. È necessario inoltre non associarlo a farmaci che contengono paracetamolo e non assumerlo durante la gravidanza e durante il periodo dell’allattamento.

Questi effetti collaterali, fortunatamente, sono stati riscontrati in rari casi dunque il Ginkgo Biloba rimane a priori un’ottima alternativa rispetto ai tradizionali farmaci in commercio.