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Halloween: dalla Sardegna al resto del mondo

Da Is animeddas al Día de Los Muertos in Messico, fino alla festa del conte Dracula in Romania. Come cambia la festa di Ognissanti nel mondo

di Erica Lucia Noli
31 Ottobre 2021
in Italia & Mondo
🕓 5 MINUTI DI LETTURA
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Día de Los Muertos. ? Darvin Santos | Pixabay

Día de Los Muertos. ? Darvin Santos | Pixabay

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In Sardegna le tradizioni legate alla notte di fine ottobre hanno origini antichissime. Secondo gli studiosi, risalgono all’età nuragica in cui la morte non era considerata come la fine della vita ma come il passaggio verso un’altra esistenza spirituale simile a quella terrena ma in una dimensione differente. Ogni zona dell’Isola dà un proprio nome alla festività: possiamo sentir parlare di “is animeddas” nel sud, “su mortu mortu”, “is panixeddas” e “su bene ‘e sas animas” nel Marghine, Goceano e Barbagia, “su peti coccone” in Baronia, “a pedire a sos moltos” nel Logudoro. Come da tradizione i bambini girano per le vie dei paesi bussando alle porte e recitando filastrocche in sardo per chiedere offerte per le “animelle” sospese tra paradiso e inferno. Per l’occasione le famiglie preparano dolci tipici (come le famose “pabassinas” o il “pan’e saba”) da offrire ai bambini che le raccolgono in sacchi o federe.

Nel resto del mondo c’è chi celebra i defunti con spirito gioioso, chi tenta di allontanare la paura della morte con travestimenti mostruosi e chi fa visita ai cimiteri portando doni per i defunti. Anche se si pensa spesso che Halloween sia una festa di invenzione americana, in realtà furono gli irlandesi a portare in America tale tradizione, che in origine era il Samhain celtico. In Irlanda la ricorrenza continua ad essere molto sentita: vengono accesi giganteschi falò che in passato servivano ad allontanare gli spiriti maligni, si intagliano le zucche (anche se nell’antichità venivano usate le rape) e si prepara il “barmbrack”, dolce a base di canditi e frutta secca che al suo interno contiene oggetti usati per predire il futuro: la moneta è simbolo di un anno florido, lo straccio della precarietà finanziaria, l’anello di una bella storia d’amore e il ditale di un matrimonio mancato.

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Gli Stati Uniti sono il regno di Halloween nella sua versione più commerciale. Dominano la scena fantasmi, scheletri, travestimenti spaventosi, ragnatele, lapidi, zucche e ragni. La notte di Ognissanti è la festa dell’esagerazione e per popolarità viene superata solamente dal Natale. Infatti, ogni anno il 65% degli americani decora case e uffici e vengono organizzate delle incredibili parate che coinvolgono migliaia di persone mascherate. Le metropoli si animano di gruppi di bambini che chiedono “dolcetto o scherzetto?”, party a tema e insolite attività. Ad Aspen, ad esempio, si possono prenotare tour guidati a caccia di fantasmi all’interno dei cimiteri.

La Pangangaluluwâ è invece un’antichissima tradizione delle Filippine che continua a resistere soprattutto nelle zone rurali. Durante la festa, bambini e ragazzi vanno di casa in casa cantando e chiedendo in cambio l’elemosina. Secondo la credenza, i canti aiutano a moderare la sofferenza delle anime.

Bimbi mascherati per Is Animeddas
Barmbrack, dolce irlandese
Teng Chieh, in Cina
Le zucche di Halloween. ? David Menidrey | Unsplash
La Catrina del Día de Los Muertos. ? Jose Sanchez Hernandez | Pixabay
Il Festival de Barriletes Gigantes a Santiago

In Messico tra la fine di ottobre e i primi giorni di novembre si festeggia Día de Los Muertos, le cui origini risalgono alla civiltà azteca. Si tratta di una festività molto vivace e gioiosa perché celebra il ritorno dei defunti sulla Terra per rivedere i loro cari. È un evento talmente importante che è stato inserito dall’Unesco tra i Patrimoni Culturali Immateriali dell’Umanità. Le case si riempiono di altari coloratissimi con, al centro, le foto dei defunti. Ai piedi vengono posizionati i piatti preferiti dai morti e alcuni dolci tipici, candele, teschi zuccherati (“calveras de azúcar”), incensi, fiori di cempasùchil e bandierine di carta ritagliate e variopinte dette “papel picado”. Nella zona sudorientale di Città del Messico si tiene invece l’Alumbrada, una celebrazione in cui parenti e amici dei defunti si riuniscono vicino alla loro tomba per ricordarli con pic-nic, musica, canti e ghirlande di fiori.

Gli abitanti di Sumpango e di Santiago Sacatepéquez, in Guatemala, nei primi giorni di novembre si radunano nei cimiteri per onorare i morti, portando con sé grandissimi aquiloni colorati di stoffa, carta e bambù. La tradizione è detta Festival de Barriletes Gigantes, risale a più di 3.000 anni fa e trae origine dalle culture indigene che consideravano gli aquiloni strumenti per parlare con i defunti.

In Cina la festa è conosciuta come Teng Chieh. Cibo e bevande vengono riposti davanti alle fotografie dei parenti morti e si accendono grosse lanterne che vengono fatte galleggiare nei laghi per illuminare i sentieri delle anime defunte e aiutarle ad arrivare al paradiso. Nei templi buddisti i fedeli costruiscono delle barche di carta che poi bruciano la sera per liberare gli spiriti che vagano inquieti e non trovano la pace. Nella città di Hong Kong la festività è conosciuta come Yue Lan (Festival degli spiriti affamati). È usanza bruciare immagini di cibo in modo tale che questo possa giungere nel mondo delle anime e placarne la fame.

La festa più spaventosa dell’anno in Romania, invece, ruota attorno alla figura del conte Dracula. Nel giorno di Ognissanti in tutto il Paese vengono organizzati eventi a tema per far rivivere gli episodi della vita del conte e la Transilvania pullula di turisti in visita ai castelli.

Tags: Día de Los MuertosHalloweeninstanewsis animeddasOgnissantitradizioni
Erica Lucia Noli

Erica Lucia Noli

Nasce nel 1992 a Cagliari, città che ama e in cui vive. Laureata in Comunicazione e laureanda magistrale in Giornalismo all'Università Sapienza di Roma, aspira a diventare giornalista da quando è poco più che bambina. Si definisce una curiosa e attenta esploratrice del mondo.

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  • 🌙 La bardana: quando la notte portava paura in Sardegna.
Nell’Ottocento, tra Barbagia e Gallura, un fenomeno criminale unico ha segnato i villaggi sardi.  Gruppi di cavalieri armati, coordinati da “su bardaneri”, pianificavano assalti notturni a dimore e stazzi isolati. Niente venerdì: la scaramanzia faceva parte del codice. 🐴⚔️  Tortolì, 13-14 novembre 1894 🗡️
Un gruppo armato assalta la villa del cavaliere Vittorio Depau. Il possidente è a Cagliari, nella dimora restano servitù e famiglia. Un servo oppone resistenza e viene ucciso. Il brigadiere Pietro Giua cade in combattimento, il carabiniere Bulciolu resta ferito. I malviventi fuggono col bottino, lasciando il paese nel terrore.  Esterzili, Venerdì Santo 1840 ⚰️
La nobile famiglia Capece viene assaltata nella sua dimora. Don Salvatore, il capofamiglia, perde la vita. La figlia Francesca testimonia: i cugini Giulio e Salvatore Tolu vengono accusati, arrestati e giustiziati. Anni dopo si scopre la verità: erano innocenti. I veri colpevoli vengono individuati, la refurtiva recuperata. Due vite spezzate ingiustamente.  Due episodi che hanno segnato la storia sarda dell’Ottocento. 🏔️📖  🔗 Articolo completo di Chiara Medinas su shmag.it
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  • 🌿🎥 Una Sardegna autentica, fatta di luoghi, persone e tradizioni che continuano a sorprendere. È il cuore di @quandocigira, il progetto di travel storytelling nato dalla passione di Manuela Fiori e Andrea Sini, content creator sardi che hanno trasformato l’amore per il territorio in un racconto continuo.  Dai borghi meno conosciuti alle tradizioni antiche, passando per artigiani, musicisti e comunità che custodiscono l’identità dell’isola, ogni episodio diventa un tassello di un mosaico più ampio: quello di una Sardegna viva, raccontata con rispetto, curiosità e autenticità. 🏞️🎶  Il progetto si sviluppa su più piattaforme, da YouTube a Instagram, con format che uniscono narrazione, immagini e video per scoprire angoli nascosti e storie inedite. 📱✨  🔗 Su SHmag.it, Chiara Medinas racconta la loro storia, le passioni che li animano e la visione dietro i loro contenuti. Il link per leggere l’articolo completo è anche nel nostro Canale.
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  • 🧙🏻‍♀️ Julia Carta non era una strega. Era una donna che il tempo non ha cancellato.  Julia Casu Masia Porcu nacque intorno al 1561 a Mores, in una famiglia segnata dalla povertà e dall’analfabetismo. A circa 25 anni si sposò e si trasferì nella vicina a Siligo.  🧉 Aveva appreso dalla nonna conoscenze terapeutiche: curava, preparava rimedi, aiutava chi si rivolgeva a lei.
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